Text Size
Venerdì, Luglio 30, 2021
Scienza e Futuro Il pesce che vive più in profondità e l'incredibilite scoperta dell'età della visione a colori

Cosa occorre agli astronauti per andare nello spazio

Tutte le missioni spaziali con uomini a bordo richiedono i requisiti minimi per la sopravvivenza degli astronauti, i quali si trovano a vivere in un ambiente ostile come lo spazio. Per questo moti...

Le profezie delle antiche sibille sulla fine del mondo

Le sibille erano donne cui si attribuiva la capacità di predirre il futuro, erano consultate da statisti di epoche antiche e da filosofi come Platone. Le sibille proferivano i loro oracoli nello stato...

La misteriosa foto che mostra un'antenna parabolica sulla Luna

Un’immagine NASA catturata dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter sopra la superficie lunare e rilasciato il 30 dicembre 2016,  mostra una anomalia altamente insolita, ovvero un oggetto di origi...

L'intelligenza delle cellule per estrarre l'energia

Nuove prove sperimentali hanno confermato la correttezza di un modello proposto nel 2008 per spiegare alcuni meccanismi finora non chiariti nel funzionamento mitocondri. Il risultato viene riferito...

Thai Ngoc: l'uomo che non dorme da 37 anni

Thai è un agricoltore vietnamita che abita in un paesino nella provincia di Quan Nam: su Google si possono trovare delle agenzie che organizzano viaggi in Vietnam con lo scopo di andarlo a trovare...

Tre uomini scomparsi in circostanze misteriose. Il mistero del faro delle isole Flannan

Ci troviamo nell’Oceano Atlantico, precisamente al largo della costa scozzese. Le Isole Flannan fanno parte dell’arcipelago delle Isole Ebridi esterne, sono formate da 7 grossi scogli  denominate anch...

  • Cosa occorre agli astronauti per andare nello spazio


    Publish In: Tecnologia Spaziale
  • Le profezie delle antiche sibille sulla fine del mondo


    Publish In: Profezie passate e future
  • La misteriosa foto che mostra un'antenna parabolica sulla Luna


    Publish In: Le Prove
  • L'intelligenza delle cellule per estrarre l'energia


    Publish In: Scienza e Futuro
  • Thai Ngoc: l'uomo che non dorme da 37 anni


    Publish In: Uomini e Misteri
  • Tre uomini scomparsi in circostanze misteriose. Il mistero del faro delle isole Flannan


    Publish In: Uomini e Misteri

Il pesce che vive più in profondità e l'incredibilite scoperta dell'età della visione a colori

LONDRA - Un pesce spettrale mai visto prima, con la coda e le pinne trasparenti che fluttuano nell'acqua come entità soprannaturali. L'hanno scoperto i ricercatori dell'Università di Aberdeen, nel Regno Unito, sul fondale della Fossa delle Marianne, ovvero il luogo più profondo della Terra. La bizzarra creatura è stata ripresa a 8145 metri sotto il livello del mare, battendo il precedente record di profondità di circa 500 metri, detenuto da un pesce trovato nella Fossa del Giappone a 7,700 metri di profondità.

Senza catturare il pesce e portarlo in superficie, gli scienziati non sono in grado di confermare che si tratta di una nuova specie, ma il dottor Alan Jamieson, dal Oceanlab, ha detto che "si tratta di un animale mai visto o conosciuto prima". Il recod della nuova creatura è vicino alla profondità-limite in cui gli studiosi ritengono che pesce possa sopravvivere.  Ma la fotocamera del veicolo subacqueo Hadal-Lander ha catturato anche molte altre specie di pesci, come un anfipode supergigante estremamente raro, consentendo di documentare come questi animali nuotano, si nutrono e si difendono dai predatori.

Gli animali sono stati scoperti durante una spedizione internazionale nella Fossa delle Marianne, la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo, localizzata a nord-ovest dell'Oceano Pacifico. Durante i 30 giorni passati a bordo della nave da esplorazione Falkor, gestita dall'Ocean Institute Schmidt, il team dell'Hadal Ecosystem Studies (HADES) ha compiuto più di 90 immersioni  con il lander a una profondità che spaziavava tra 5000 e 10,600 metri L'obiettivo era quello di studiare le ripide pareti del canyon sottomarino, caratterizzando gli ambienti, gli animali, i processi ecologici e geologici della zona più profonda dell'Oceano.

La visione a colori ha 300 milioni di anni

I recettori che permettono la visione si sono conservati all'interno dell'occhio dei vertebrati per 300 milioni di anni. È questa la conclusione dell'analisi dei resti fossili di Acanthodes bridgei, un antico pesce ritrovato negli strati geologici della Formazione di Hamilton, in Kansas, risalenti al Carbonifero Superiore. Secondo quanto riferito in un articolo apparso su “Nature Communications” a prima firma Gengo Tanaka dell'Università di Kumamoto, in Giappone, nel reperto sono state trovate tracce di coni e bastoncelli mineralizzati.

La visione a colori ha 300 milioni di anni

Il fossile Acanthodes bridgei (Cortesia Tanaka et al., Nature Communications)

L'evoluzione della visione dei vertebrati è un fattore fondamentale nella storia della vita animale: si ritiene che i primi occhi rudimentali siano apparsi con Myllokunmingia, un cordato vissuto nel Cambriano inferiore, circa 520 milioni di anni fa. Tuttavia, finora i paleontologi hanno dovuto ricostruire questa evoluzione basandosi su indizi sparsi, provenienti da diversi campi della scienza.

Il primo luogo, le testimonianze fossili sono limitate a cristallini calcificati, per esempio di trilobiti, dal momento che i tessuti molli dell'occhio e del cervello si degradano rapidamente dopo la morte. Altre informazioni sono state ricavate dall'analisi di organismi viventi anatomicamente ancora molto primitivi. Le ricerche di genetica, d'altra parte, hanno portato a ipotizzare che quattro delle cinque classi di geni che nei vertebrati codificano per le opsine, le proteine che all'interno dell'occhio sono responsabili della percezione dei colori, esistessero già nel Cambriano. Finora però questa ipotesi ha trovato un riscontro solo parziale in tracce di pigmenti sensibili ai colori in alcune parti esterne di vertebrati risalenti al Mesozoico, l'era che va da 250 milioni di anni fa a 65 milioni di anni fa.

La svolta viene ora da Acanthodes bridgei, il più antico antenato comune di tutti i pesci dotati di mandibole, che viveva circa 300 milioni di anni fa in acque salmastre e poco profonde.

L'eccezionale stato di conservazione del fossile, in cui sono stati preservati il colore e la forma, ha permesso di riscontrare la presenza non solo di eumelanina, un pigmento della retina che assorbe la luce, ma anche di resti mineralizzati di coni e bastoncelli, i due tipi di fotorecettori che traducono la luce in un segnale bioelettrico diretto al cervello tramite il nervo ottico.

Questi elementi suggeriscono un certo grado di efficienza e complessità della visione dei vertebrati già 300 milioni di anni fa. La presenza dei coni, in particolare, indica che A. bridgei era in grado di percepire i colori, anche se la conferma di questa capacità potrebbe arrivare solo con il ritrovamento delle  opsine.


blog comments powered by Disqus

Secondo te prima della nostra c'è stata un altra civiltà?

Wikipedia Affiliate Button
jeux gratuit