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Domenica, Giugno 20, 2021
News Astronomia Mingus, la supernova più distante scoperta finora, le nuove stime d'impatto di Apophis e le nuove scoperte di ALMA

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L'incredibile video dell'alieno del tipo grigio filmato a Machu Picchu

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L'enigma irrisolto del popolo più avanzato del X sec AC: il popolo Nok

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    Publish In: Civiltà Misteriose

Mingus, la supernova più distante scoperta finora, le nuove stime d'impatto di Apophis e le nuove scoperte di ALMA

Si chiama Mingus, in onore del musicista jazz Charles Mingus, ed è una tra le supernovae più lontane mai scoperte finora. Le supernovae sono stelle che al termine dela loro evoluzione esplodono in modo violento. Mingus è tra le più lontane mai individuate, ad oltre dieci miliardi di anni luce di distanza. Averla scoperta è come aver visto una lucciola lontana 5.000 chilometri. In realtà la supernova non è stata vista ma trovata analizzando alcune immagini dell’Universo lontano ottenute nel 2004 dal telescopio spaziale Hubble. All’epoca non si aveva la certezza della sua vera natura. Si è così dovuto attendere il 2009, quando una nuova camera è stata montata a bordo di Hubble. A quel punto il telescopio spaziale è tornato a osservare in quella direzione, fornendo immagini più dettagliate rispetto alle precedenti. Immagini che hanno confermato che laggiù era esplosa una stella. Mingus è un tipo di supernova che permette di calcolarne la distanza con buona precisione. Più supernovae così scopriremo, più riusciremo a calcolare quanto variano con il tempo le distanze nell’Universo. Al momento sembra che lo spazio si stia espandendo sempre più velocemente, come fosse gonfiato da una misteriosa energia oscura che però nessuno riesce a individuare. Ma che l’Universo stia accelerando la sua espansione è una conclusione che si basa sulle misure delle distanze degli oggetti celesti più lontani. E’quindi necessario che queste misure siano le più accurate possibili e supernovae come la Mingus sono e saranno ciò che serve per raggiungere la massima precisione possibile.

UNO SGUARDO AD APOPHIS


La sua scoperta, avvenuta nel 2004, aveva suscitato più di qualche preoccupazione visto che, stando ai primi calcoli, avrebbe potuto diventare una minaccia per il nostro pianeta. Si tratta dell’asteroide Apophis che molto ha fatto parlare di sé: nel 2029 e poi, ancora, nel 2036 passerà nelle vicinanze.  Inizialmente la probabilità di un impatto con la Terra, nel 2029, era stimata intorno a un poco rassicurante 2,7%. Osservazioni successive hanno permesso di determinare con più precisione i parametri orbitali e, ad oggi, la catastrofica possibilità è del tutto esclusa. Anche per il 2036 dovremmo poter stare tranquilli: Apophis  passerà vicino e i dati raccolti recentemente dal telescopio spaziale Herschel ci permetteranno di stabilire quanto.  Il telescopio orbitante ha infatti dato un’occhiata all’oggetto la cui orbita, nei giorni scorsi, lo ha portato a circa 15 milioni di Km dalla Terra offrendoci la possibilità di osservarlo meglio.  È stato anche possibile stabilire che le dimensioni dell’oggetto sono maggiori rispetto a quelle stimate: 325 metri contro i 270 calcolati in precedenza. Un grosso sasso che ci auguriamo rimanga alla larga.

DOVE NASCONO I GIGANTI
ALMA, la grande rete di radiotelescopi che si trova nel deserto di Atacama, in Cile, non delude le aspettative: la dimostrazione più recente è quanto ha scoperto intorno a una stella a 450 anni luce. La stella è circondata da un disco di gas e polveri. Di casi simili ne sono stati osservati molti: a partire da quel disco si formeranno dei pianeti. Il primato di ALMA consiste nell’aver individuato le prove che intorno a HD 142527, questo il nome della stella, si stanno effettivamente formando dei pianeti giganti. Il disco, infatti, presenta al suo interno una regione meno densa di materiale, un anello di spazio che con tutta probabilità viene ripulito da pianeti in formazione che stanno accumulando su di sé il materiale del disco. ALMA ha individuato anche correnti gas che si muovono in questa zona discontinua. Si tratta delle prime osservazioni dirette di un disco protoplanetario in questa fase della propria evoluzione, con le correnti che si ritiene siano strettamente  legate al processo di crescita dei pianeti giganti.



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