La stella più grande finora conosciuta, impatto di meteorite in Egitto e la nuova teoria del buco nero

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E’ la stella più grande finora conosciuta. Al suo confronto il Sole appare come una biglia. La stella dista da noi 22mila anni luce e si trova all’interno di un ammasso contenente altre stelle gigantesche: tutte giovani, tutte destinate, nel corso della loro evoluzione,a perdere massa e a rimpicciolirsi.


Ancora non sappiamo se simili giganti si formino già così grandi o siano il risultato della fusione di stelle più piccole. Di certo sono stati superati di gran lunga i limiti previsti: sino ad ora si pensava che la massa di una stella non potesse andare oltre le 150 masse solari. La stella più grande dell’ammasso possiede invece una massa 265 volte superiore e si ritiene che alla sua formazione fosse oltre le 320.

Di fronte a questi numeri ci si chiede quale possa essere il limite massimo che una stella può raggiungere. Ci risponde Enrico Cappellaro, direttore dell’ INAF- Osservatorio Astronomico di Padova:

“C’è un limite ma non è definito in senso stretto. A livello teorico è possibile che esistano stelle sino a 1000 volte la massa del Sole, sono comunque molto rare e difficili da trovare. Per questo il fatto che ne siano state trovate un insieme molto concentrato in queste zone del cielo è estremamente interessante per chi studia la formazione stellare. ”

IMPATTO!
Individuato in Egitto un grande cratere da impatto. Era stato scoperto nel 2008 studiando alcune immagini dall’alto disponibili in Internet grazie a Google Earth. Ma solo ora un gruppo di esperti ha ottenuto i mezzi e i permessi per recarsi sul posto. Tra questi Mario di Martino del nostro Istituto Nazionale di Astrofisica.

“Questa scoperta è importante perché si tratta dell’unico cratere conosciuto sulla Terra tra gli oltre 170 finora noti che può definirsi ancora fresco: presenta dei raggi di materiale espulso molto chiari, visibili nelle foto satellitari, che lo fanno assomigliare a un cratere lunare o di Mercurio.”

Il cratere, chesi trova in una zona completamente deserta, è perfettamente conservato e può così fornire numerose informazioni. Le analisi hanno già stabilito che a formarlo è stata la caduta di un asteroide tra le cinque e le dieci tonnellate. E abbiamo una stima di quando è avvenuto l’impatto:

“Noi abbiamo stimato un limite superiore di 5000 anni in quanto nella zona circostante sono chiarissimi dei sentieri neolitici, e su questi sentieri prossimi al cratere sono finiti pezzi espulsi dall’impatto e anche delle meteoriti. Quindi è chiaro che se quell’evento fosse avvenuto molto tempo prima della presenza umana nella zona queste tracce non ci sarebbero. Comunque è molto probabile che si tratti di un evento ancora più recente, che risalea qualche secolo fa. Faremo delle misure molto complesse che richiedono tempo, sui campioni di roccia che abbiamo prelevato in zona e che speriamo di tornarea prelevare. Con la tecnica della termoluminescenza dovremmo datare con molta precisione l’età di questo cratere”

SIAMO TUTTI IN UN BUCO?
Forse viviamo tutti dentro un buco nero e non lo sappiamo. Con questa provocazione è stata presentata una singolare teoria costruita da una modifica della Relatività di Einstein. Secondo la teoria, dentro ogni buco nero può esistere un altro Universo in quanto al suo interno lo spazio tempo tornerebbe ad espandersi. Persino il nostro Universo potrebbe trovarsi in un buco nero. La teoria presenta molti punti deboli e per questo è ritenuta poco probabile. Ma è decisamente suggestiva: forse per questo ha comunque suscitato la curiosità di molti scienziati.



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