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Mercoledì, Settembre 30, 2020
Uomini e Misteri La ricomparsa del Blob acquatico dall'aspetto gelatinoso

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La ricomparsa del Blob acquatico dall'aspetto gelatinoso


[National Geographic] Un animale marino dall’aspetto gelatinoso, una sorta di “blob oceanico” descritto per la prima volta nel 1900, è stato riavvistato dopo oltre un secolo da un gruppo di scienziati nelle profondità della baia di Monterey, in California.

Una creatura semi-trasparente e dalla forma che ricorda quella di un girino, non più grande di una decina di centimetri, circondata da una sorta di “casa” fatta di proteine e cellulosa larga ben più di un metro.

Si tratta di un larvaceo – un tipo di tunicato – che produce questi involucri usa-e-getta per intrappolare piccole particelle alimentari che galleggiano nell’acqua e filtrarle verso l’interno.

Quando i filtri si intasano, l’animale si disfa della sua casa e ne forma una nuova, a volte nel giro di poche ore.

Ad avvistarlo è stato un sottomarino a comando remoto (ROV) guidato dagli scienziati del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI).

Per un tunicato una decina di centimetri è una dimensione ragguardevole: gli altri animali di questo subphylum non superano di molto il centimetro, anche se negli oceani svolgono un ruolo importante trasportando i nutrienti fino in profondità (soprattutto grazie alle “case” di cui si liberano).

Gli scienziati hanno confermato che questo è il secondo avvistamento della specie Bathochordaeus charon, chiamata così in onore del traghettatore mitologico Caronte, che si pensava trasportasse le anime dei defunti attraverso il fiume Stige.

La descrizione della specie risale a un articolo del 1900, basata su un campione raccolto negli anni precedenti. Non è da escludersi che questa creatura così schiva sia comparsa nei radar anche altre volte, ma per gli scienziati non è stato semplice arrivare a vedere un esemplare da vicino.

Al punto che molti si chiedevano se la specie fosse sopravvissuta o se perfino non fosse mai esistita, mentre altri ipotizzavano si trattasse semplicemente di una variante di un’altra specie già nota.

Poi la scoperta: i ricercatori hanno avvistato una di queste creature sullo schermo mentre guidavano il ROV Ventana. Hanno direzionato il sottomarino in modo che catturasse il molliccio animale in una rete, un compito decisamente complicato.

Poi, arrivati in superficie, si sono accorti che corrispondeva in tutto e per tutto alla descrizione di Bathochordaeus charon risalente al 1900. “Esiste!” ha detto ai suoi colleghi Rob Sherlock del MBARI. La scoperta è stata da poco pubblicata in un articolo.

Ripercorrendo gli archivi video di altre missioni, gli scienziati hanno poi identificato altri 12 animali che, si sospetta, possano appartenere a questa stessa specie.


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