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Lunedì, Maggio 22, 2017
Uomini e Misteri Il mistero dei Golem descritti anche nella bibbia

Il mistero dei Golem descritti anche nella bibbia

“…dodici ore ebbe il giorno; nella prima fu accumulata la terra, nella seconda egli divenne Golem …., nella quarta fu infusa in lui l’anima …” (Talmud Babilonese).


Praga è la “città magica” per definizione: ma sono due i punti assolutamente magici.

Il primo è La Via d’Oro (così detta perché vi avevano sede molti laboratori di alchimisti) con la Torre delle Polveri, al Rahd.

Il secondo è situato, oltre Visehrad, a sud della grande ansa della Moldava (Vltava), nel cuore di Starè Mesto (città vecchia) che comprende la Staromietskè Namesti (Piazza del Mercato) con la Chiesa di S. Maria del Tyn (Tynsky chràm), la torre dell’orologio astronomico, il monumento a Huss e l’edificio nel quale soggiornò W. A. Mozart.

La collina del Hrad

Di qui, incamminandosi verso Josefov – l’antico quartiere ebraico –  ed a pochi metri di distanza, nel vicoletto di Màslova, c’è un ristorante ebraico dal nome evocativo: “U’ Gòlema” (Il Golem).

Ci troviamo infatti a pochi passi dalla casa del Rabbino Loew, dalla Moldava e dal Carlùv Most (Ponte Carlo): tra qui e Hradkani è concentrata l’intera storia della città. Già sede, dal IX sec., dei Re di Boemia, dal XIV sec. Divenne anche sede del Sacro Romano impero; nel XVI sec. Passò sotto la diretta dominazione diretta degli Asburgo.

Orologio astronomico a Tynsky Chram

Ancora nel XVI sec., durante le lotte anti-Hussite e la “guerra dei trent’anni, sotto Rodolfo II, Praga visse il suo momento magico e leggendario.

Ed è appunto sotto Rodolfo II che, nel corso di uno dei periodici Pogrom, ebbe origine la leggenda del Golem, attribuito al rabbino Loew, che lo avrebbe creato probabilmente con l’aiuto dello stregone e cabalista inglese John Dee (1527-1607, creatore del “Sigillum Emeth” talismano tuttora custodito al British Museum).

Via d’Oro al Hrad: Torre delle Polveri sede di laboratori alchimistici

La suggestione dei luoghi, ed il potere evocativo dei nomi, nella notte illuminata unicamente dalle luci delle guglie del Tyn, richiamano alla memoria suggestioni di una realtà fuori dal tempo e dallo spazio: come se fantasmi del passato divenissero tangibili, tra le ombre della notte, nel dedalo di viuzze che si stendono tra il cimitero Ebraico, la Sinagoga vecchia ed il Museo ebraico.

Sinagoga vecchia

In questa ora magica dall’angolo della Casa del Rabbino sembra emergere, ombra tra le ombre, la inquietante figura del Golem – non si sa se un simulacro del Frankenstein di Mary Shelley, o un ghigno satanico del Nosferatu.

Fuori di metafora, cosa era il Golem? e soprattutto cosa rappresentava il Golem?

In aramaico la parola Golem significa “materia inerte” ed è utilizzata dal Talmud nel commento alla narrazione biblica della Creazione. Per questa tradizione Golem era una sorta embrione umano, di uomo allo stadio primordiale, ricavato dal fango prima dell’infissione del soffio vitale divino. Nella tradizione creatasi all’interno del giudaismo mitteleuropeo della “diaspora” era un colosso d’argilla il segreto della cui creazione sarebbe appartenuto ai soli rabbini.

Intorno a questo nucleo fatto di tradizioni, e nell’area del “Triangolo della Magia” (Praga, Torino, Londra), si sono create moltissime leggende. Qui risedettero rabbini, alchimisti ed esperti di Kabalah.

Paul Johnson ci ricorda che vari autori contribuirono a diffondere, tra il XV ed il XVII sec., le opere di Gamaliel ben Pedahzur e, probabilmente, di Abraham Mears proprio in quell’area dove la magia si era già diffusa e. con essa, la leggenda del Golem.

Il rabbino Loew (vissuto a Praga tra il 1520 ed il 1609) avrebbe creato il Golem come creatura autonoma; ma non possiamo dimenticare che, già nel 1508 il rabbino Salomon ibn-Gabirol aveva dato vita ad una versione del Golem al femminile.

Peraltro una leggenda analoga si era diffusa in Germania, Polonia e Cecoslovacchia, già nel corso dell’XI sec. Di sicuro sappiamo che, a partire dal XVII sec., la leggenda riferita al Golem di Loew si era consolidata soprattutto nella Città Magica di Praga.

Perché è qui che sarebbe stato creato, all’inizio del XVII sec., il più celebre Golem per difendere il ghetto dalle angherie e da uno dei pogrom di Rodolfo II.

La leggenda prosegue narrando che Il Golem, col tempo, acquisì caratteristiche umane finendo col ribellarsi al suo creatore. Sicché Loew si vide costretto a distruggerlo.

Perché il Golem, costruito privo di soffio vitale da una immota massa di fango, veniva animato tracciando sulla sua fronte i segni ALEPH, MEM e THAU: i segni ebraici che compongono il nome cabalistico di Adamo. Per il Talmudista il Golem derivava direttamente dalla creazione del primo uomo (per inciso faccio osservare che la parola Golem, nella Bibbia, si incontra una sola volta, in un passo dei Salmi, mai del tutto chiarito).

Secondo altra tradizione – come è noto l’ebraico non reca vocalizzazione – la lettura dei segni dovrebbe essere EMET (cioè “verità”).

In un caso come nell’altro, cancellando il segno ALEPH, il Golem, come un Robot improvvisamente disattivato, si decomponeva. Le lettere restanti (Mem e Thau che si pronunciano METH) corrispondono alla parola morte.

Non vi è dubbio che idealmente il Golem costituisse la più potente magia della Kabalah pratica (quella che Eliphas Levi definì Goetia o Magia Nera): il suo risultato era la creazione dell’uomo artificiale (di cui si era già occupato Paracelso), senza dimenticare o sottovalutare le leggende connesse alla vitalità della radice di mandragora.

Nella circostanza che in Magia un Ba’al Shem (cioè un padrone del nome) insufflasse la vita pronunciando uno dei nomi segreti di Dio insieme ad una formula speciale, è possibile trovare il collegamento tra Magia e Kabalah nella leggenda del Golem.

Alla diffusione della vicenda del Golem ed alla sua più larga percezione hanno contribuito due romanzi: “Der Prager Golem” di Chaim Bloch e “Der Golem” di Meyrink. Ma la fama di Loew e la conoscenza della leggenda è dovuta a David Gans, scrittore e scienziato boemo (1541-1613) autore di un trattato di astronomia e di geografia dal titolo immaginifico: “Nech-Mad We-Maim” (piacevole e caro).

Altre notizie sul Golem ci sono state tramandate dal già citato John Dee.

Non credo che il Golem fosse una creazione autonoma di Loew, né che la sua leggenda fosse una creazione della cultura praghese; personalmente sono convinto che il Golem trovasse un illustre ed immediato predecessore nello “homunculus” di Paracelso.

Paracelso era lo pseudonimo sotto il quale si nascondeva l’illustre studioso svizzero (era nato ad Etzel nel 1493) Philippus Aurelius Teophrastus Bombastus von Hohenheim. Alla pari degli illuminati dell’epoca divenne noto per i suoi studi di alchimia e di medicina, ma anche di ermetismo, filosofia e magia. Fu definito “il divino”, probabilmente nel senso di divinatore).

Nella vita quotidiana, al di là dei suoi indubbi meriti di ricercatore e studioso, fu uomo particolarmente pomposo ed arrogante nel quale il nome Bombastus (d’onde il vocabolo inglese “bombastic”) descrive al meglio i suoi difetti.

Basti pensare che lo pseudonimo Paracelo, da lui stesso attribuito, significa “più grande di Celso” (massima autorità medica di Efeso del I sec. d.C.).

Insegnò all’Università di Praga “negromantia“, “carmina” (formule magiche), “veneficia” (stregoneria), “Vaticinia” (profezie), “incantationes” (incantesimi) e quei “vaticinia“ che furono propri degli “Jases” (zingari polacchi), degli “Shinti” (zingari Lituani) e dei “Rôm” zingari boemi locali.

Tale tipo di cultura accomunò Paracelso ad Enrico Cornelius Agrippa (nato a Colonia nel 1486). A loro si deve l’introduzione di termini tuttora utilizzati: come “alcool” (dall’arabo al kohol) o dal tedesco “alka” (a sua volta da all-Geist, fantomatico) termini che indicavano il solvente universale necessario nel compimento della Grande Opera.

Ma solo a Paracelso la tradizione ermetica attribuisce la produrre della vita in provetta: il c.d. homunculus.

Affermava Paracelso: “Se il seme umano, chiuso in un’ampolla di vetro sigillata ermeticamente, viene seppellito per quaranta giorni in letame di cavallo e opportunamente magnetizzato, comincia a muoversi e a prender vita. Dopo il tempo prescritto assume forma e somiglianza di essere umano, ma sarà trasparente e senza corpo fisico. Nutrito artificialmente con arcanum sanguinis hominis per quaranta settimane e mantenuto a temperatura costante, prenderà l’aspetto di bambino nato di donna, ma molto più piccolo. Chiamiamo un tale essere homunculus e può essere istruito ed allevato come ogni altro bambino fino all’età adulta, quando otterrà giudizio e intelletto …”.

Ma neppure lo homunculus di Paracelso aveva diritto di primogenitura. Secondo la antica Magia esisteva un altro metodo per produrre l’Homunculus e consisteva nell’impiego della radice di mandragora che, appena estratta dalla terra, ha la forma di un ometto.

Si affermava che la radice di mandragora, cui si accreditavano virtù magiche e curative, se si sviluppava sotto il corpo di un impiccato, colta da un cane nero durante l’ora buia che precede l’alba, lavata e nutrita con latte e sangue si trasformava, appunto, in homunculus.

Ed ancora: un homunculus sarebbe stato ottenuto da David Christianus, professore all’Università di Giessen da un uovo di una gallina nera.

Qualunque fosse la formula e l’origine dello homunculus nella sostanza si trattava di un minuscolo servitore dalla intelligenza sovrumana, messa al servizio dei maghi e degli alchimisti nelle loro difficili ricerche.

Con tutta probabilità lo homunculus, e quindi il connesso Golem, deriva dal mito di Prometeo o del numerico Enlil che creano l’umanità con l’argilla. Né la visione mitico-leggendaria si ferma qui: al gioco partecipano anche gli dei che la arricchiscono di particolari a nmezza strada tra scienza e fantascienza.

Così Vulcano costruisce sette serve meccaniche d’oro che lo aiutano nel lavoro; cani d’oro e d’argento (simbolo di immortalità) sorvegliano il palazzo di Alcinoo; ancora a Vulcano, Simonide (556-468 a.C.) attribuì la costruzione del gigante bronzeo Talos destinato alla sorveglianza delle coste della minoica Creta; un animale, non meglio identificabile, è infine rappresentato in una statuetta è custodita nel Musée de l’Homme di Parigi e presiedeva alla custodia dell’isola di Nukuoro.

Golem ed Homunculus, dunque: esseri artificiali con mansioni di custode o di lavoratore a costo zero. La fantasia così anticipa il tecnologico Robot, creatura letteraria creata, per la prima volta, nel 1929 da Karel Capek nell’opera teatrale satirica R.U.R. (Rossum’s Universal Robots). Il termine indicava uomini meccanici efficienti quanto privi di personalità (anche nell’ambito dei Robot esiste un illustre precedente perché si narra che già nel ‘200 Alberto Magno si servisse di un uomo meccanico d’ottone).

Qual è il significato del Golem? Ovviamente, nel pormi questa domanda escludo la possibilità di una realtà storica: a mio avviso il Golem (o uno qualsiasi dei Golem di cui è infarcita la leggenda) non venne mai creato, come non venne mai dato vita allo Homunculus o alla radice di Mandragola. Ritengo ovvio che tentativi in quella direzione vi furono, ma mi sento tranquillamente di escludere che, fuori dei casi in cui la “creazione” dette vita a provate strutture meccaniche (come l’invincibile “giocatore di scacchi”), i tentativi andassero al di là dell’illusione o, peggio, delle turlupinatura per i gonzi.

Né, a spiegare il fenomeno bisogna credere – come tentarono di fare i vari Edward Kelly o i vari John Dee – che l’homo philosophicus si ritenesse in grado di ripetere l’opera del creatore (indipendentemente dal senso che si volesse attribuire all’affermazione Talmudico-Kasbalistica secondo la quale l’uomo che avesse trovato il nome di Dio, sarebbe stato in grado di compiere miracoli).

Il vero è che, quando parliamo di fenomeni che sono connessi con la Kabalah e con l’Alchimia ci muoviamo su un terreno che è della più stretta esotericità: la loro lettura, va quindi fatta alla luce dei principi dell’esoterismo ritenendoli pure “icone” [cioè simboli] di una realtà altrimenti indicibile. Sotto questo aspetto non si può ritenere possibile andare alla ricerca di un Golem fisicamente individuabile, seppure tra le nebbie della leggenda perché il Golem fisicamente non ha mai avuto esistenza allo stesso modo dell’oro alchemico o della pietra filosofale.

In senso esoterico il Golem non è altro che la personificazione dell’aspirazione umana ad un livello di vita rinnovata, non costretta dalle pastoie dell’umana riproduzione, a percorrere le vicende di una vita limitata, vincolata alle umane passioni ed agli umani desideri. Sotto tale aspetto il Golem è quasi un Doctor Jeckill (il bene assoluto) contrapposto al malefico Mr. Hyde (il male assoluto).

E la ricerca non ha avuto né successo, né fine.


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