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Venerdì, Agosto 07, 2020
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La misteriosa vicenda di Aristea di Proconneso. I viaggiatori del tempo nell'antichità


Nei suoi scritti, l’autore greco Strabone cita l’enigmatica figura di Aristea di Proconneso, che a suo parere sarebbe stato addirittura il maestro di Omero.

Si ritiene che Strabone sia un personaggio realmente esistito, nonostante la natura leggendaria di molte delle tradizioni che lo riguardano.

Infatti, nella letteratura è ricordato come una persona misteriosa in possesso di straordinari poteri.

I suoi leggendari viaggi sono rimasti impressi nella coscienza e nelle menti degli antichi greci, tanto da sentire la necessità di tramandarne il ricordo alle generazioni successive.

Originario dell’isola del Proconneso (oggi isola di Marmara, nel mare omonimo), secondo quanto riportato dal lessico Suda, le sue attività si sarebbero svolte principalmente durante la cinquantesima Olimpiade (580 a.C.-577 a.C.).

Molte delle testimonianze che lo riguardano riferiscono dei suoi viaggi nelle regioni settentrionali. Secondo Teopompo avrebbe visitato la mitica Iperborea, patria dell’anch’esso mitico popolo degli Iperborei.

Nei miti greci, questa regione viene descritta come era un paese perfetto, illuminato dal sole splendente per sei mesi all’anno. Alcuni autori hanno identificato Iperborea come l’estremità settentrionale del continente perduto di Atlantide, altri ancora con Thule, altri semplicemente con la Scandinavia e il Nord Europa, terre sconosciute e misteriose per gli antichi Greci.

Le modalità di questo lungo viaggio sono riportate da Erodo, il quale credeva che Aristea fosse stato posseduto da Apollo e che lo avrebbe seguito sotto forma di corvo fino alle estreme regioni settentrionali. Così scrive nelle sue “Storie” (IV, 13):

«Aristea di Proconneso, figlio di Castrobio, componendo un poema epico, disse di essere arrivato, invasato da Febo, presso gli Issedoni e che al di là degli Issedoni abitano gli Arimaspi, uomini monocoli, e al di là di questi i grifi custodi dell’oro, e oltre a questi gli Iperborei, che si estendono fino ad un mare.

Tutti costoro, eccetto gli Iperborei, a cominciare dagli Arimaspi aggrediscono di continuo i loro vicini; e così dagli Arimaspi furono scacciati dal loro paese gli Issedoni, dagli Issedoni gli Sciti; e i Cimmeri, che abitano sul mare australe, premuti dagli Sciti, abbandonarono il paese».

Si dice che Aristea avesse il dono dell’ubiquità, cioè la capacità di trovarsi in più luoghi contemporaneamente. Forse, questo suo potere è associato ad un’altra sua straordinaria caratteristica: Aristea era un viaggiatore del tempo.

È sempre Erodoto a raccontare un fatto davvero curioso (Storie, IV, 13-16). Un giorno, Aristea entrò in un negozio di Proconneso e lì, improvvisamente, cadde a terra morto. Subito, il negoziante uscì dal negozio diffondendo la notizia della sua morte.

Tuttavia, un uomo di Cizico, contraddisse la notizia affermando di aver incontrato e parlato con Aristea qualche istante prima. Nessuno credette alla versione fornita dall’uomo.

Quando i familiari di Aristea si mobilitarono per recuperare il corpo nel negozio e organizzare il funerale, con somma meraviglia scoprirono che il corpo del defunto era scomparso. Nessuno era in grado di affermare se Aristea fosse ancora vivo o morto.

Colpo di scena, Aristea ricompare su Proconneso sette anni più tardi, scrivendo il poema nel quale sono descritti i suoi viaggi verso le regioni del nord. Ma non finisce qui! Dopo aver scritto la sua opera, Aristea scompare una seconda volta, per poi ricomparire ben 240 anni dopo!

Il secondo ritorno avvenne nel Metoponto, nei pressi di Taranto. Aristea ordinò la fabbricazione di una statua raffigurante se stesso e la costruzione di un nuovo altare dedicato al dio Apollo, con il quale era stato in viaggio sotto le sembianze di un corvo sacro.

Una storia incredibile! Può un uomo mortale viaggiare attraverso il tempo, comparendo secoli dopo la morte della sua famiglia? È una storia simile al paradosso dei gemelli di Albert Einstein! Aristea ha viaggiato con Apollo a velocità prossime a quelle della luce, rallentando il suo tempo? [Ora qualcuno penserà: «Ma dai!»].

In realtà, Aristea non è l’unico crononauta dei tempi antichi. Proteo, divinità del mare figlio di Poseidone, oltre ad avere la capacità di trasformare se stesso in qualsiasi forma, possedeva il dono di prevedere il futuro. Il suo nome allude al “primo nato”.

Nell’Odissea si racconta che Proteo era solito uscire dal mare verso mezzogiorno per sdraiarsi a riposare all’ombra delle rocce, circondato dal gregge di foche di Poseidone che accudiva.

Chi desiderava sapere dal dio il proprio destino, ricorrendo alle sue facoltà di veggente sincero e veritiero, doveva accostarglisi a quell’ora e coglierlo nel sonno, utilizzando anche la forza bruta per trattenerlo, poiché egli era in grado di trasformarsi per tentare di sfuggire al compito talvolta ingrato di prevedere.

Qual è, dunque, il significato di questi antichi miti? Secondo i ricercatori “ortodossi”, si tratta di semplici racconti immaginifici, il cui significato simbolico non è sempre così chiaro.

Tuttavia, non manca chi crede che questi racconti, arricchiti da elementi leggendari, facciano riferimento a nuclei storici realmente accaduti, tanto impressionanti da spingere i nostri antenati a raccoglierli e a tramandarli in forma scritta ai posteri.

Se così fosse, si tratta di uomini in possesso di tecnologie antiche provenienti dai discendenti di una qualche perduta civiltà avanzata di cui non abbiamo ancora prove certe?

Se invece di tratta solo di racconti immaginari, resta il fatto interessante che i nostri antenati abbiano avuto la capacità di partorire storie su uomini capaci di sfidare le barriere del tempo, indice di una concezione molto sofisticata della quarta dimensione!


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