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Sabato, Novembre 18, 2017
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Il misterioso esodo di massa di 100 mila delfini

Questa storia assolutamente incredibile è stata segnalata dal Daily Mail, il quale racconta dell’avvistamento da parte del capitano Joe Dutra, della Hornblower Cruises, di un megabanco di delfini al largo delle coste di San Diego, in California.

Secondo la stima di Dutra, l’enorme gruppo potrebbe essere formato da oltre 100 mila cetacei, nuotando in una formazione pari a 11 chilometri di lunghezza e 8 chilometri di larghezza. A memoria d’uomo, si tratta del più grande banco di delfini mai avvistato. “Venivano da tutte le direzioni, si potevano vedere a chilometri di distanza. Non ho mai visto niente del genere”, racconta il capitano Dutra.

Gli esperti al momento non sono in grado di fornire una spiegazione al motivo per cui così tanti mammiferi stiano nuotando insieme, ma tutti avvertono che c’è qualcosa di strano in questo comportamento così bizzarro. “Sono sicuramente animali sociali e, di solito, vivono in gruppi formati da pochi elementi”, spiega Sarah Wilkin, biologa marina. Infatti, i delfini viaggiano in gruppi formati dai 15 ai 200 elementi, ma gruppi così folti non sono mai stati osservati in precedenza.

Siccome gli esperti non sono in grado di fornire una spiegazione univoca sulla natura dell’enigmatico comportamento di questi cetacei, abbiamo raccolto le teorie che maggiormente stanno circolando in rete.

A) La prima ipotesi è che si tratti di un comportamento migratorio naturale, semplicemente mai osservato prima dai ricercatori. In verità, in passato gruppi nutriti di delfini sono stati già avvistati, anche se mai così folti. Alla fine del febbraio del 2012, un gruppo imprecisato di delfini è stato visto nuotare a circa 65 chilometri a nord di San Diego, il che suggerisce che potrebbe trattarsi di un modello migratorio non ancora noto.

B) Secondo il geologo Jim Berkland, i delfini sono particolarmente sensibili ad avvertire i terremoti prima che si verifichino. Egli attribuisce questi comportamenti strani ai cambiamenti radicali nel campo magnetico terrestre che si verificano poco prima di un terremoto.

Quando questi cambiamenti si verificano, possono interferire con la capacità di orientamento dei mammiferi marini e anche degli uccelli migratori. Il che potrebbe spiegare anche il fenomeno degli spiaggiamenti di massa. L’esperienza insegna che anche cani e gatti sono in grado di percepire l’arrivo di un terremoto, fuggendo molti minuti prima che si verifichi il sisma.

C) I delfini potrebbero essere in fuga dalla contaminazione delle acque causata dalle radiazioni generata dalla centrale nucleare di Fukushima, la cui sicurezza è andata compromessa dopo il terremoto che ha colpito il Giappone nel marzo del 2011.

Secondo le informazioni offerte dal blog del National Geografich, l’inquinamento radioattivo tende a muoversi da Fukushima verso est, procedendo in direzione dell’Oceano Pacifico. Presto o tardi, la marea radioattiva lambirà le coste occidentali degli Stati Uniti. E’ possibile che i delfini si siano mossi in massa per sfuggire al pericolo radioattivo?

D) Test militari. Questa è l’ipotesi più raccapricciante ma, ahimè, potrebbe avere qualche fondamento. Secondo alcuni smaliziati teorici della cospirazione, l’enorme gruppo di delfini sarebbe un test per saggiare le capacità dei “delfini da combattimento”.

È dagli anni sessanta che la Marina Militare statunitense sta eseguendo delle sperimentazioni con i delfini ed altri mammiferi marini. Queste creature sono state utilizzate diverse volte anche in zone di guerra e probabilmente per attività segrete.

I delfini, i leoni marini e altri animali vengono istruiti e coordinati dal Navy’s Marine Mammal Program presso lo Space and Naval Warfare Systems Center (SPAWAR) proprio nella penisola Point Loma di San Diego, sede di molte attività della Marina Militare.

Tra le varie operazioni, la Marina Militare ha condotto ricerche sull’intelligenza dei delfini e dei mammiferi marini e sulla loro percezione sonar (sonar-like perception). Il programma, conosciuto come NRAD, è cominciato nel 1959, con lo scopo di utilizzare i mammiferi marini nell’ambito della guerra fredda.

L’addestramento prevede la creazione di delfini sminatori (i quali sono destinati a morire una volta innescata la mina), la creazione di delfini-kamikaze (ai quali viene attaccata una bomba e insegnato ad avvicinarsi al suono delle navi nemiche), ma anche cetacei capaci di localizzare sott’acqua sub e oggetti di vario tipo e dare assistenza con una ampia varietà di compiti. Tutto si svolge profittando della buona fede degli intelligenti mammiferi marini.

Ma gli Stati Uniti non sono l’unico paese a sfruttare le capacità dei delfini per scopi militari. Su un articolo comparso il 12 ottobre 2012 sul corriere.it, si parla del programma di addestramento messo in atto dall’Ucraina, al fine di creare delfini killer da utilizzare in azioni belliche:

“I delfini vengono attualmente addestrati nel porto militare di Sebastopoli, in Crimea, ha comunicato giovedì un portavoce dell’esercito secondo quanto riporta la stampa dell’ex repubblica sovietica. Nella città situata sul Mar Nero questi mammiferi marini vengono addestrati già dal 1973. Mosca era arrivata a disporre fino a 120 esemplari di questi cosiddetti «delfini killer». Con la fine dell’Unione sovietica nel 1991 e la divisione della Flotta del Mar Nero in unità russa e ucraina, la sezione venne però assegnata a Kiev, dove fu deciso di lanciare addestramenti per scopi civili, come l’assistenza a bambini disabili.

«Stiamo preparando esercizi di combattimento in acqua per difendere le navi in porto e per raid contro obiettivi nemici», hanno rivelato fonti della Marina ucraina all’agenzia Ria Novosti, spiegando che per queste missioni i delfini vengono equipaggiati con pugnali o armi da fuoco fissate sulla testa. Un altro compito per cui vengono addestrati è il pattugliamento marino e la segnalazione di obiettivi di rilievo militare tramite la posa di boe e galleggianti. Nei mesi scorsi sono state realizzate le prime esercitazioni di questo tipo. «Ed è stato un successo», assicurano da Sebastopoli”.

Insomma, si tratta di una delle attività più spregevoli messe in atto dall’uomo nei confronti della natura. Le persone che hanno concepito e messo in atto questi piani, a nostro avviso, non meritano l’appellativo di “umani”.


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