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Lunedì, Agosto 10, 2020
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Il paleocontatto avvenuto 12 mila anni fa raccontato nelle pitture rupestri di Tassili n’Ajjer

Tassili n’Ajjer è un vasto altopiano situato nel deserto del Sahara, a sudest dell’Algeria, che copre una superficie di 72 mila km².

Situato in uno strano paesaggio lunare di grande interesse geologico, questo sito contiene la più grande e importante collezione di arte rupestre preistorica del mondo.


Fino ad oggi, sono state identifica 15 mila incisioni e disegni, nei quali sono registrati cambiamenti climatici, migrazioni animali e l’evoluzione della vita umana in un arco di tempo compreso tra i 12 mila e i 6 mila anni fa.

La densità eccezionale di dipinti e incisioni, e la presenza di numerose vestigia preistoriche, hanno guadagnato al sito di Tassili n’Ajjer la fama di “miglior museo a cielo aperto della preistoria del mondo”, tanto da essere stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Scoperta nel 1933, la collezione artistica riguarda una serie di opere rupestre realizzate su pareti rocciose a vista e comprende immagini di animali selvaggi e domestici, esseri umani e disegni geometrici.

A fare scalpore è stata anche l’individuazione di misteriosi esseri mitici, come uomini con teste di animali, divinità o esseri spirituali. All’occhio dei visitatori moderni, molte figure sembrano avere una verta somiglianza con dispositivi quali caschi, antenne o armi tecnologiche, tanto che i sostenitori della Teoria degli Antichi Astronauti ritiene quello di Tassili n’Ajjer uno dei siti più importanti dove trovare tracce sicure del paleocontatto extraterrestre.


Chiaramente, ogni teoria in proposito entra nell’alveo delle speculazioni, dato che non esistono documenti scritti che possano chiarire la natura, l’identità e il significato degli esseri raffigurati nella roccia. Si tratta di informazioni perdute per sempre.

Quello che è certo è che l’arte di Tassili n’Ajjer copre cinque periodi distinti, ciascuno dei quali corrisponde ad una particolare fauna e può essere individuato grazie alle differenze stilistiche. Tuttavia, anche la precisa datazione sui vari periodi è argomento di dibattito tra gli studiosi, dato che a volte gli stili sembrano sovrapporsi. La cronologia proposta da Ancient Origins, come ammesso dai curatori del sito, non è detto che possa cambiare negli anni a venire.

Primo periodo: l’arte più antica appartiene a quello che è stato definito “periodo naturalista”, e si stima sia stata realizzata tra il 12000 e il 6000 a.C. Si caratterizza per la raffigurazione della fauna della savana, caratterizzata da una condizione ambientale più umida rispetto ad oggi. Si riconoscono elefanti, giraffe, ippopotami, rinoceronti e altri animali.

Secondo periodo: detto della “testa tonda” o “periodo arcaico”, compreso tra il 9500 e il 6000 a.C. Tale periodo è associato alla raffigurazione di enigmatiche figure, i Testa Tonda, che evocano probabili pratiche magico-religiose. In generale, i Testa Tonda sono raffigurati di profili e apparentemente fluttuanti nell’aria.

In una scena, le donne sono raffigurate con le mani alzate, come se cercassero la benedizione da una struttura enorme che torreggia sopra di loro. Fabrizio Mori, paleontolgo italiano, descriveva così la scena: “Si avverte in essi un senso di affettuosa sudditanza, senza paura del divino, di pura adorazione”. A questo periodo, i teorici degli Antichi Astronauti fanno coincidere l’ipotesi del paleocontatto.

Terzo periodo: classificato come “periodo pastorale” o “Bovidiano”, compreso tra il 7200 e il 3000 a.C. Si tratta del periodo più prolifico in termini di numero di dipinti, nei quali sono raffigurate scene di allevamenti bovini e di vita quotidiana. Il realismo estetico ne fanno tra gli esempi più noti di arte preistorica.


Quarto periodo: detto “del cavallo”; si fa risalire ad un’epoca compresa tra il 3200 e il 1000 a.C., comprendo la fine del Neolitico e corrispondente alla scomparsa di numerose specie animali, a seguito del progressivo inaridimento del clima al mutamento del cavallo.

In alcune scene sono rappresentanti cavalli che traiano carri guidati da aurighi disarmati, il che suggerisce che i carri non venissero utilizzati per combattere, ma forse per la caccia. Tuttavia, carri con ruote di legno non avrebbero potuto essere condotti agevolmente attraverso il territorio roccioso del Sahara. Anche in questo caso, ci troviamo davanti ad un enigma.

Quinto periodo: l’ultima parte dei dipinti corrisponde al “Periodo del Cammello”, collocato tra il 2000 e il 1000 a.C. Questo periodo coincide con la comparsa del deserto iper-arido e con la comparsa del dromedario.

Nonostante il grande numero di opere trovate dai ricercatori, sebbene rappresentino uno squarcio sulla vita degli antichi popoli del Sahara, molte domande rimangono ancora aperte su chi abbia realizzato le incisioni e i dipinti di Tassili n’Ajjer e cosa rappresentino.


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