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Venerdì, Aprile 03, 2020
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Io, Papa Francesco, salvato da un angelo custode

Invisibili, luminosi, potenti. Gli angeli custodi non vanno in vacanza, non fanno sciopero, non si allontanano. In ogni momento della giornata, in ogni luogo, non importa dove, se al lavoro, per strada o in palestra, vegliano sul cammino di ogni uomo. Piazza san Pietro, ore 12. Papa Ratzinger si affaccia alla finestra del suo studio e nel giorno dedicato dal calendario alla festa degli Angeli Custodi rispolvera un po’ il catechismo alle migliaia di fedeli presenti. La dottrina cattolica a proposito della presenza di queste figure celesti è chiara e affonda le radici nelle Sacre Scritture. Esattamente come esiste il diavolo, allo stesso modo sussistono anche gli angeli impegnati a vegliare su di noi. «Essi manifestano la presenza di Dio che è sempre vicino all’uomo» puntualizza il Pontefice.

Lui stesso, per primo, nel corso della sua vita, ha toccato con mano la presenza di un angelo. In una intervista rilasciata diversi anni fa al giornalista tedesco Peter Sewald e pubblicata sulla Bild, il cardinale Ratzinger rammentava che per ben quattro volte il suo angelo custode gli aveva tenuto la mano sopra la testa soccorrendolo in momenti difficilissimi. La prima volta venne salvato da una brutta forma di difterite contratta a pochissimi anni di vita, tanto che il medico condotto di Marktl am Inn pensava che quel bimbetto dall’aspetto gracile non riuscisse a superare la malattia. Ma non fu così. Pochi anni dopo cadde in uno stagno e anche in quella circostanza l’angelo custode operò per salvarlo. Successivamente avvenne quando ormai era grande e c’era la guerra.

Nel febbraio del 1945 contrasse una forma di setticemia e il medico militare del battaglione di difesa antiaerea (dove era stato arruolato a forza) pensava di amputargli un pollice per salvargli la vita. Infine, finito il conflitto, saputo che Hitler era morto, decise di disertare. Aveva 18 anni. Nel viaggio di ritorno la fuga rischiò di finire male se due soldati, stanchi di combattere, non avessero deciso di chiudere un occhio su quel disertore dalla faccia da bambino che tornava a casa.

Se nel corso di questi anni Benedetto XVI ha più volte parlato del male e delle azioni che il demonio architetta per indurre in tentazione l’uomo, stavolta ha voluto concentrarsi sulle schiere celesti. San Basilio, vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per dottrina e sapienza, predicava già ai primi cristiani che esiste un angelo protettore chiamato a svolgere una funzione fondamentale, condurre gli uomini alla vita eterna, aiutarli a non cadere negli errori, a mostrargli il retto sentiero. Gli angeli nell’iconografia classica assumono le sembianze di figure asessuate, alate, dal volto sorridente, incorniciato da riccioli biondi. Esseri lucenti e perfetti capaci di sfoderare la spada a difesa del bene.
La credenza dell’angelo custode risale ai primi secoli e attraversa la Bibbia. Le incursioni degli angeli nella vita degli uomini si trovano negli episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Latori di messaggi divini, come l’Annunciazione a Maria; o protettori degli innocenti, come nel sacrificio di Isacco. Abramo era pronto ad uccidere il proprio figlio quando una mano lo fermò. Energia positiva, grazia, forza, potenza, equilibrio sono le caratteristiche degli angeli. È attraverso di loro che il Signore si manifesta, rappresentando un legame tra il divino e l’umano, un segno del suo amore infinito. Forse è anche per questo che la Chiesa ha dedicato al loro culto una delle preghiere più popolari: «Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina e custodisci, reggi e governa me...» Anche se è impossibile vederli, pare invece sia possibile sentirne la presenza. Molti santi hanno avuto un rapporto speciale con loro: da Padre Pio a Gemma Galgani. Santa Francesca Romana non solo aveva continui colloqui con il suo angelo custode ma considerava la sua presenza una cosa concreta, tanto che non dimenticava di tenergli sempre un posto accanto a sé. Una fortuna che non è da tutti. Il cardinale svizzero Charles Journet nel suo diario annotava: «Gli angeli si rivelano solo a coloro che li amano e li invocano».


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