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Giovedì, Dicembre 05, 2019
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Lo strano caso delle pietre che bruciano a San Diego in USA

Una donna ustionata da due sassi raccolti in riva all’oceano, a San Diego: un fenomeno eccezionale, che nonostante le analisi di laboratorio per molti versi resta ancora un mistero da chiarire e sul quale gli esperti non trovano una spiegazione soddisfacente.

L’episodio sconcertante è accaduto tre settimane fa, in California. La donna, Lyn Hiner, 43 anni, passeggiava con i figli sulla spiaggia di San Onofre, nella contea di San Diego. I bambini hanno trovato due pietre strane, una color arancione e l’altra tutta verde, e le hanno date alla madre che le ha messe nella tasca degli shorts. Un’ora dopo, i pantaloncini hanno preso fuoco, senza apparente motivo. La signora ha riportato ustioni di secondo e terzo grado ed è stata ricoverata in ospedale.

“Il mistero delle pietre bollenti“, come l’ha ribatezzato la stampa locale, è finito su tutte le prime pagine e ha sollevato molti interrogativi. I sassi, di solito, non vanno a fuoco, di certo non per autocombustione. Il fatto che le pietre si trovassero poi in un luogo frequentato anche da bambini ha ulteriormente allarmato l’opinione pubblica. Ecco perchè sono scattati subito i controlli. I primi risultati sono arrivati poche ore fa.

“I test di laboratorio confermano un elevato livello di fosforo sulle rocce”, dice un breve comunicato rilasciato dall’agenzia per la salute pubblica della Contea di Orange. Nel testo, si specifica però che il luogo del ritrovamento è proprietà della Marina degli Stati Uniti ed è gestito dai Ranger, quindi ogni futura indagine sarà condotta dalle “appropriate autorità”. Quelle militari, si intuisce.

I Media hanno cercato di contattare i portavoce della base, Camp Pendleton, senza successo. Per quanto riguarda il corpo forestale, non sembra intenzionato ad approfondire la questione. Pure il dipartimento di salute ambientale di San Diego, stranamente, non ha mostrato molto interesse in materia. “Non ci sono indizi che suggeriscono che possa succedere di nuovo- ha detto il portavoce Gig Conaughton- non abbiamo idea di quale sia l’origine del fenomeno, ma in assenza di elementi non possiamo trarre alcuna conclusione.”

Il responsabile dell’ ufficio “Materiali pericolosi“, Mike Vizzier, ha negato di voler andare alla ricerca di altre simili sassi:” Abbiamo parlato con la Contea di Orange, ci hanno detto di aver controllato e di non aver trovato niente”, ha detto alla stampa. Però anche lui ha dovuto ammettere di non aver mai visto nulla del genere nei 20 anni trascorsi in Marina e nei venti presso il dipartimento. E ha concluso:”Non siamo ancora convinti che fosse fosforo.”

Dunque questo insolito incidente rischia di rimanere insoluto, visto che nessuno finora ha stabilito come e perchè si sia scatenata la combustione, nè come e perchè la sostanza chimica sia finita su quei sassi sulla spiaggia. Alcuni studiosi sono piuttosto scettici, come il geologo Pat Abbot, professore emerito all’Univeristà di San Diego, intervistato dalla nota trasmissione “Good Morning America.”

“Deve trattarsi di qualcosa che prende fuoco a basse temperature- ha detto il docente- per questo ipotizzo che la materia color arancione sia un prodotto umano… E probabilmente è qualcosa ideato per bruciare“. Ha escluso però che possa aver qualche rapporto con la vicina centrale nucleare di San Onofre, come si è affrettata a confermare anche la portavoce dell’impianto. “Non è roba nostra”, ha assicurato Jennifer Manfre. ” Non usiamo sostanze chimiche del genere nè esse sono un prodotto della nostra attività.”

Resta un’altra possibilità: quegli strani sassi che vanno a fuoco hanno a che vedere con la base militare? Chissà. Un professore di chimica presso l’università di Irvine, Ken Shea, ritiene che la presenza del fosforo sulle rocce sia opera dell’uomo e probabilmente proviene da munizioni o razzi. Il fosforo si trova solitamente disciolto nell’acqua. “Solo quando viene in contatto con l’ossigeno, può far luogo a fiamme spontanee”, spiega.

In ogni caso, i test di laboratorio effettuati finora non bastano. Altri sono ancora in corso, gli esiti saranno resi noti tra due settimane. Il professor Abbott esplicita il suo malcontento su come la vicenda sia stata gestita finora. “Non sono soddisfatto”, ha detto. “Dobbiamo stabilire di cosa si tratti, in modo da individuarne la fonte e garantire che non capiterà ancora.” Come dargli torto?


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