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Sabato, Luglio 22, 2017
Uomini e Misteri Il mistero della nave fantasma Mary Celeste

Il mistero della nave fantasma Mary Celeste

Nel pomeriggio del 5 dicembre 1872 la nave inglese “Dei Gratia” incrociava un brigantino a due alberi che seguiva una rotta erratica nel nord dell'oceano Atlantico, fra le isole Azzorre e la costa del Portogallo. Una volta avvicinati alla nave misteriosa, i membri dell'equipaggio si erano resi conto che stava viaggiando soltanto con l'asta di fiocco e la sola vela dell'altiero di trinchetto; oltretutto il fiocco era girato a babordo, mentre tutto il vascello virava verso destra, segno evidente a chi sa di mare che era senz'altro senza guida. Il capitano della “Dei Gratia”, >Morehouse, compiute le necessarie segnalazioni, non aveva ricevuto alcuna risposta.
Il mare ancora ingrossato per le recenti tempeste non consentiva un approccio ravvicinato in sicurezza e ci erano volute più di due ore a Morehouse e al suo equipaggio per accodare la nave tanto da poterne leggere il nome. Si trattava della Mary Celeste, una nave che il capitano ben conosceva, così come conosceva chi la comandava, il capitano Benjamin Spooner Briggs.
Meno di un mese prima le due navi si erano ritrovate vicine ai pontili di carico di East River a New York. La Mary Celeste sarebbe partita per Genova il 5 novembre con un carico di alcool puro, mentre dieci giorni dopo la “Dei Gratia” sarebbe salpata per Gibilterra. Ora, la prima vagava sperduta in pieno oceano senza una guida né un segno di vita.
Morehouse aveva inviato tre uomini ad investigare, guidati dal primo ufficiale Oliver Deveau, un uomo di grande forza fisica e coraggio. Appena saliti sulla nave, il ponte era subito apparso totalmente deserto, così come tutto il resto della nave. A bordo non c'era anima viva. Mancava la scialuppa di salvataggio, indizio che segnalava come Briggs e i suoi uomini avessero deciso di abbandonare la nave. Sotto coperta c'era una grande quantità di acqua; due vele erano completamente sganciate e quella inferiore dell'albero di trinchetto penzolava appesa solo più da un angolo. Tuttavia la nave dava segno di poter reggere tranquillamente il mare e di non correre il pericolo di affondare.
Perché dunque era stata abbandonata? Una ricerca più approfondita aveva rivelato che l'abitacolo, ovvero il posto dove era conservata la bussola della nave, era saltato. Due portelli di boccaporto erano scardinati e uno dei grandi contenitori per l'alcool si era rovesciato. La cambusa e le altre zone destinate alla conservatone del cibo e dell'acqua dolce da bere erano stipate. Le cassepanche dei marinai erano intatte, ad indicare la fretta e la furia con cui erano stati costretti a lasciare la nave. Ma nella cabina del capitano gli strumenti e le attrezzature portatili di orientamento erano sparite. L’ultima annotazione sul diario di bordo era datata il 25 novembre; voleva dire che la Mary Celeste viaggiava ormai da nove giorni senza equipaggio, e che in quel momento si era venuta a trovare a oltre 700 miglia a nordest rispetto all’ultima postazione nota registrata. Oltre al capitano Briggs e a un equipaggio di sette marinai, a bordo della nave erano salite pure la signora Sarah, moglie del capitano, e Sophia Matilda, la loro figlioletta di due anni.


La nave venne certamente abbandonata in grande furia; la ruota di propulsione non era bloccata, particolare che induce a ritenere un abbandono molto frettoloso. Ed ecco allora, il vero mistero: per quale arcana ragione i marinai scapparono così velocemente? Il capitano James Briggs, fratello del comandante della Mary Celeste, rivelò che a suo avviso la chiave si poteva trovare nell'ultima annotazione fatta sul diario di bordo, quella del 25 novembre 1872, in cui si diceva che, finalmente, il vento si stava placando, dopo una notte di gran tempesta. Secondo lui la nave si era trovata in bonaccia nei pressi delle Azzorre dove aveva incominciato a muoversi verso le pericolose scogliere dell'isola di Santa Maria. Le evidenti screpolature e graffiature riscontrate sullo scafo erano state riportate quando la nave aveva urtato in qualche scoglio sommerso, cosa che aveva indotto l'equipaggio a credere di stare per affondare. Oliver Deveau aveva verificato che durante il violento uragano la nave aveva imbarcato acqua, al punto di dare l'impressione di non essere più del tutto affidabile per proseguire una navigazione tranquilla.
Un'altra ipotesi diffusa è quella della tromba marina. La pressione atmosferica nel cuore di una tromba marina è bassa; questo avrebbe potuto far saltare tutti i boccaporti e consentire alle grandi ondate di invadere completamente la stiva della nave e soprattutto le pompe di trazione. Imbarcati un paio di metri d'acqua, la nave avrebbe dato segni di non farcela e l'equipaggio, impaurito, l'avrebbe abbandonata di gran carriera.
Ma, ancora, le obiezioni sono molte. Se la Mary Celeste si fosse scontrata con la barriera rocciosa dell'isola di Santa Maria, la scialuppa di salvataggio non sarebbe andata lontano, ma avrebbe tentato di approdare sull'isola. Poiché non venne rintracciato alcun sopravvissuto né resti di relitti, la cosa sembra improbabile. L'ipotesi di Deveau sembra più plausibile.
Capita sovente che in mare monti il panico. Quando la Endeavour del capitano Cook si era venuta a trovare in gravi difficoltà al largo della costa orientale dell'Australia, il capitano aveva spedito un addetto nella stiva per misurare l'altezza dell'acqua imbarcata. Questi aveva sbagliato a misurare, e segnalato un livello pericoloso. In un attimo si era diffuso il panico e la ciurma stava già per far scendere le scialuppe di salvataggio e abbandonare la nave se Cook non fosse riuscito a mantenere la calma e a riportare ordine. In un'altra occasione, i marinai di una nave che trasportava grandi travi di legno, trovatisi in piena tempesta al largo di Newfoundland, si erano dannati per gettare a mare tutto il carico, prima che a qualcuno venisse in mente che era pressoché impossibile che una nave piena di legno colasse a picco.
Tuttavia, sembra impossibile che un capitano esperto e abile come Briggs, di cui era nota la straordinaria efficienza, possa essere incappato nel cosiddetto "panico" del mare. L'obiezione da muovere verso l'ipotesi della tromba marina sta invece nel fatto che, fatta eccezione per i due boccaporti trovati scardinati, in tutte le altre parti la nave era stata trovata intatta. Se la tromba d'aria fosse stata così potente e grande da provocare nell'equipaggio tanta paura, ebbene anche la struttura della nave ne avrebbe certamente risentito.

Ma resta comunque un altro mistero. Ammesso che l'equipaggio avesse trovato salvezza nella lancia di salvataggio, perché non recuperare la nave, una volta verificato che in realtà non stava correndo alcun pericolo di affondare? Una sola spiegazione sembra coprire l'intero arco dei fatti, così come ci sono noti.
Briggs non aveva mai trasportato un carico di alcool puro, ed essendo un tipico puritano osservante del New England, non era neppure troppo contento di farlo. Il notevole cambio di temperatura intercorso fra New York e le Azzorre può aver provocato trasudamenti e perdite dei contenitori. I violenti temporali della notte, sbatacchiando il carico, possono aver provocato la formazione di vapori all'interno delle grandi botti con un aumento della pressione interna tale da far saltare il coperchio di alcune di esse. L'esplosione, sebbene praticamente innocua, potrebbe aver scardinato i boccaporti, scaraventati sul ponte nei punti in cui Deveau li aveva trovati all'atto della prima perlustrazione. Convinto che la nave da lì a poco avrebbe potuto esplodere, il capitano Briggs, inesperto in questo caso, avrebbe dato ordine di lasciarla con la massima celerità, calando in mare la scialuppa di salvataggio. Nella fretta di scappare, Briggs aveva però dimenticato di mettere in atto la più elementare delle precauzioni: collegare la scialuppa alla Mary Celeste con una corda di qualche centinaio di metri, per poter continuare a controllare la nave a una distanza di sicurezza. Nel momento in cui la lancia era stata messa in acqua, da quello che è scritto nel diario di bordo, il mare doveva essere calmo; ma le vele malconce rivelano che comunque la nave da lì a poco sarebbe andata incontro ad altri severi impegni. Si può pensare che l'improvviso ritorno di un forte vento spingesse la nave lontano, mentre l'equipaggio, spaventato e scosso, stava invano tentando di remare per recuperarla. Il resto della storia è ovviamente drammatico.

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