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Giovedì, Settembre 21, 2017
Scienza e Futuro La continua evoluzione della specie umana

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La continua evoluzione della specie umana

 

 

L'evoluzione continua della specie umana

 

La selezione naturale è ancora all'opera sugli esseri umani? La questione è di fondamentale importanza per la biologia evoluzionistica, ed è stata materia di un acceso dibattito negli ultimi decenni.

Il problema emerge in modo chiaro considerando le peculiarità della nostra specie: gli esseri umani hanno sviluppato una tecnologia che permette un notevole grado di dominio sulla natura e i progressi della medicina hanno inciso in modo profondo sul rischio di morte, in particolare natale e perinatale.

Complessivamente, quindi, gli esseri umani vivono con una pressione selettiva ridotta: ciò significa che la maggior parte dei nati raggiunge l'età adulta e può riprodursi, e i fattori ambientali hanno in questo un'influenza limitata. Ma limitata fino a che punto? È possibile che l'evoluzione operi ancora ma con una velocità ridotta, tanto da non essere evidente negli studi?

Gli effetti della selezione naturale sugli esseri umani sono oscurati dal tumultuosi cambiamenti sociali e tecnologici delle società moderne (WIkimedia Commons)Fino a pochi anni fa, era opinione condivisa che l'evoluzione umana si fosse fermata tra 40.000 e 50.000 anni fa. Alcuni studi recenti invece hanno stabilito che la selezione naturale ha operato negli esseri umani anche nelle ultime migliaia di anni.

Lo testimoniano adattamenti del nostro metabolismo, come la persistenza della lattasi, cioè la produzione dell'enzima necessario a digerire il latte anche in età adulta, emersa con i primi allevamenti di bovini e con il conseguente consumo di latte vaccino e di prodotti caseari.

Un altro processo adattativo è la resistenza alla malaria nelle regioni del mondo in cui la malattia è endemica. E c'è anche un adattamento a vivere ad alta quota, evidente, per esempio, nell'organismo degli abitanti del Tibet.

I recenti progressi nella genetica molecolare hanno reso più rigorosa la ricerca degli effetti della selezione naturale sugli esseri umani, perché consentono di studiare direttamente le varianti genetiche in una popolazione e la loro espressione fenotipica, cioè in termini di tratti funzionali e morfologici.

Sulla base di questi risultati di genetica molecolare, Jonathan P. Beauchamp della Harvard University ha effettuato uno studio, pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences”. Il campione era composto da soggetti di origine europea nati tra il 1931 e il 1953 che parteciparono all'Health and Retirement Study, un ampio progetto di studio della salute della popolazione statunitense.

Grazie a un'estesa analisi statistica, Beauchamp ha incrociato i dati genotipici per verificare la possibile correlazione con alcuni tratti fenotipici come altezza, indice di massa corporea, livello di colesterolo, concentrazioni di glucosio nel sangue, e altri tratti come età del menarca nelle donne, rischio d'insorgenza di schizofrenia e livello di scolarità.

Si tratta in ogni caso di tratti poligenici, che dipendono cioè da un gran numero di geni diversi, soprattutto nel caso della schizofrenia e del livello di scolarità: le conclusioni circa le influenze genetiche vanno quindi considerate con molte cautele.

Dall'analisi è emerso che la selezione naturale avrebbe favorito, nell'arco di poche generazioni, i valori più bassi di livello di scolarità in entrambi i sessi: come scrivono gli autori nello studio, sia i maschi sia le femmine studiati che non hanno avuto bambini, hanno mostrato punteggio medio di livello di scolarità siginifcativamente più elevato di quelli che hanno avuto uno o più bambini. Inoltre le analisi hanno rilevato un aumento di circa 6,2 anni nell'età del menarca nelle donne. Ciò depone a favore dell'ipotesi che la selezione naturale agisce ancora oggi, ma in tempi tali che i suoi effetti sono facilmente oscurati dall'enorme velocità di cambiamento delle società moderne.


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