Text Size
Lunedì, Febbraio 24, 2020
Scienza e Futuro Il pesce che vive più in profondità e l'incredibilite scoperta dell'età della visione a colori

Le prime fibre luminescenti perfettamente integrabili nei tessuti

Un nuovo tipo di fibre luminescenti perfettamente integrabili nei tessuti e prodotte con una tecnica scalabile a livello industriale è stato realizzato da un gruppo di ricercatori della Fundan Uni...

Venere

Venere è uno dei quattro pianeti terrestri del sistema solare, il che significa che, come la Terra, è un corpo roccioso. In dimensioni e massa è molto simile alla Terra, ed è spesso descritta come i...

Nuove sorprese dalla nebulosa del Granchio, l'acqua delle comete e l'ozono di Venere

La Nebulosa del Granchio non smette di sorprendere. Un gruppo di ricerca ha infatti annunciato di aver misurato un'emissione di radiazione gamma proveniente dal centro della nebulosa che supera il ...

La futura interazione tra macchina e cervello

La fantascienza cyberpunk degli anni ottanta raccontava di «impianti neurali» che connettevano il cervello a un dispositivo informatico. L’attore Keanu Reeves, protagonista di Johnny Mnemonic (1995)...

Il singolare Ufo filmato durante una strana attività vicino una piscina a Naples in Florida

Un video che mostra le luci nel bordo di una piscina fa parlare di Naples in Florida. I residenti e gli esperti dicono di non aver mai visto niente di simile.Lunedi notte al Security Officer Debrale...

L'Ufo a forma di sigaro ripreso in diretta dalla Nasa

Pochi giorni fa una delle telecamere della Stazione Spaziale Internazionale, ha casualmente documentato la presenza di un enorme oggetto discoidale, che entrava nell’atmosfera terrestre. La notizi...

  • Le prime fibre luminescenti perfettamente integrabili nei tessuti


    Publish In: Scienza e Futuro
  • Venere


    Publish In: L'Universo e il Sistema Solare
  • Nuove sorprese dalla nebulosa del Granchio, l'acqua delle comete e l'ozono di Venere


    Publish In: News Astronomia
  • La futura interazione tra macchina e cervello


    Publish In: Scienza e Futuro
  • Il singolare Ufo filmato durante una strana attività vicino una piscina a Naples in Florida


    Publish In: Le Prove
  • L'Ufo a forma di sigaro ripreso in diretta dalla Nasa


    Publish In: Le Prove

Il pesce che vive più in profondità e l'incredibilite scoperta dell'età della visione a colori

LONDRA - Un pesce spettrale mai visto prima, con la coda e le pinne trasparenti che fluttuano nell'acqua come entità soprannaturali. L'hanno scoperto i ricercatori dell'Università di Aberdeen, nel Regno Unito, sul fondale della Fossa delle Marianne, ovvero il luogo più profondo della Terra. La bizzarra creatura è stata ripresa a 8145 metri sotto il livello del mare, battendo il precedente record di profondità di circa 500 metri, detenuto da un pesce trovato nella Fossa del Giappone a 7,700 metri di profondità.

Senza catturare il pesce e portarlo in superficie, gli scienziati non sono in grado di confermare che si tratta di una nuova specie, ma il dottor Alan Jamieson, dal Oceanlab, ha detto che "si tratta di un animale mai visto o conosciuto prima". Il recod della nuova creatura è vicino alla profondità-limite in cui gli studiosi ritengono che pesce possa sopravvivere.  Ma la fotocamera del veicolo subacqueo Hadal-Lander ha catturato anche molte altre specie di pesci, come un anfipode supergigante estremamente raro, consentendo di documentare come questi animali nuotano, si nutrono e si difendono dai predatori.

Gli animali sono stati scoperti durante una spedizione internazionale nella Fossa delle Marianne, la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo, localizzata a nord-ovest dell'Oceano Pacifico. Durante i 30 giorni passati a bordo della nave da esplorazione Falkor, gestita dall'Ocean Institute Schmidt, il team dell'Hadal Ecosystem Studies (HADES) ha compiuto più di 90 immersioni  con il lander a una profondità che spaziavava tra 5000 e 10,600 metri L'obiettivo era quello di studiare le ripide pareti del canyon sottomarino, caratterizzando gli ambienti, gli animali, i processi ecologici e geologici della zona più profonda dell'Oceano.

La visione a colori ha 300 milioni di anni

I recettori che permettono la visione si sono conservati all'interno dell'occhio dei vertebrati per 300 milioni di anni. È questa la conclusione dell'analisi dei resti fossili di Acanthodes bridgei, un antico pesce ritrovato negli strati geologici della Formazione di Hamilton, in Kansas, risalenti al Carbonifero Superiore. Secondo quanto riferito in un articolo apparso su “Nature Communications” a prima firma Gengo Tanaka dell'Università di Kumamoto, in Giappone, nel reperto sono state trovate tracce di coni e bastoncelli mineralizzati.

La visione a colori ha 300 milioni di anni

Il fossile Acanthodes bridgei (Cortesia Tanaka et al., Nature Communications)

L'evoluzione della visione dei vertebrati è un fattore fondamentale nella storia della vita animale: si ritiene che i primi occhi rudimentali siano apparsi con Myllokunmingia, un cordato vissuto nel Cambriano inferiore, circa 520 milioni di anni fa. Tuttavia, finora i paleontologi hanno dovuto ricostruire questa evoluzione basandosi su indizi sparsi, provenienti da diversi campi della scienza.

Il primo luogo, le testimonianze fossili sono limitate a cristallini calcificati, per esempio di trilobiti, dal momento che i tessuti molli dell'occhio e del cervello si degradano rapidamente dopo la morte. Altre informazioni sono state ricavate dall'analisi di organismi viventi anatomicamente ancora molto primitivi. Le ricerche di genetica, d'altra parte, hanno portato a ipotizzare che quattro delle cinque classi di geni che nei vertebrati codificano per le opsine, le proteine che all'interno dell'occhio sono responsabili della percezione dei colori, esistessero già nel Cambriano. Finora però questa ipotesi ha trovato un riscontro solo parziale in tracce di pigmenti sensibili ai colori in alcune parti esterne di vertebrati risalenti al Mesozoico, l'era che va da 250 milioni di anni fa a 65 milioni di anni fa.

La svolta viene ora da Acanthodes bridgei, il più antico antenato comune di tutti i pesci dotati di mandibole, che viveva circa 300 milioni di anni fa in acque salmastre e poco profonde.

L'eccezionale stato di conservazione del fossile, in cui sono stati preservati il colore e la forma, ha permesso di riscontrare la presenza non solo di eumelanina, un pigmento della retina che assorbe la luce, ma anche di resti mineralizzati di coni e bastoncelli, i due tipi di fotorecettori che traducono la luce in un segnale bioelettrico diretto al cervello tramite il nervo ottico.

Questi elementi suggeriscono un certo grado di efficienza e complessità della visione dei vertebrati già 300 milioni di anni fa. La presenza dei coni, in particolare, indica che A. bridgei era in grado di percepire i colori, anche se la conferma di questa capacità potrebbe arrivare solo con il ritrovamento delle  opsine.


blog comments powered by Disqus

Secondo te prima della nostra c'è stata un altra civiltà?

Wikipedia Affiliate Button
jeux gratuit