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Domenica, Ottobre 25, 2020
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La Lockheed presenta i primi progetti per i primi mini reattori nucleari a fusione

WASHINGTON - Piccoli reattori a fusione nucleare, che occupano solo pochi metri e che tra una decina d'anni potranno essere utilizzati come fonte di energia. Dopo quattro anni di lavoro segretissimo, la Lockheed Martin, famosa azienda americana attiva nei settori dell'ingegneria aerospaziale e della Difesa nonché principale fornitore del Pentagono, ha annunciato oggi un ambizioso progetto per sviluppare energia alternativa sfruttando la fusione nucleare: "Possiamo fare davvero la differenza in questo campo", ha detto il responsabile del progetto John McGuire.

Da anni si parla del potenziale energetico della fusione nucleare. Per il momento, la Lockheed ha annunciato un reattore da circa 100 megawatt di una grandezza di 2x3 metri, dunque dieci volte più piccoli dei reattori comuni e soprattutto più sicuro, che dunque ipoteticamente potrebbe entrare anche nel retro di un camion. I tempi, tuttavia, sono ancora piuttosto lunghi: il primo vero test dovrebbe arrivare in meno di un anno, il prototipo è previsto da qui a cinque anni, mentre il primo reattore effettivo sarà in funzione tra un decennio. La Lockheed, presentando il suo progetto, ha invocato altri partner industriali per svilupparlo, oltre al supporto del governo.

L'annuncio della Lockheed rientra in una precisa strategia dell'azienda, e cioè lo sviluppo di progetti energetici alternativi, visto anche il contestuale calo di spesa militare da parte dei governi americano ed europei, l'aumento del 40-50 per cento del consumo di energia previsto a livello globale nel giro di una generazione e l'accesso sempre più complicato alle fonti convenzionali, come il petrolio, anche alla luce dei conflitti in Medio Oriente. Il progetto si basa su dispositivi indirizzati alla fusione nucleare che sarebbero più sicuri ed efficienti degli attuali reattori che sfruttano la fissione nucleare.

Questa fusione nucleare compatta, sottolinea Lockheed, produrrebbe meno inquinamento delle centrali a carbone dal momento che i mini-reattori sfrutterebbero un combustibile-miscela di deuterio e trizio, generando così un'energia 10 milioni di volte superiore rispetto al consumo della stessa quantità di combustili fossili. Inoltre, i futuri reattori a fusione nucleare non produrrebbero le scorie radioattive, piaga delle centrali di oggi.

Un passo avanti molto importante nella ricerca sulla fusione atomica era stato fatto qualche mese fa al Livermore National Laboratory in California, laboratorio di ricerca del dipartimento dell'energia degli Stati Uniti. Per la prima volta gli scienziati erano riusciti a ottenere più energia da una fusione atomica rispetto a quella bruciata per innescarla, creando una sorta di piccola stella artificiale. La fusione è il processo che alimenta il Sole e le altre stelle e comporta plasmare i nuclei degli atomi per rilasciare energia al posto di scinderli, come nel caso della fissione, principio alla base della bomba atomica. Il sogno di produrre energia pulita grazie al primo processo viene rincorso dagli scienziati da anni e oggi sembra un po' più vicino.


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