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Sabato, Dicembre 15, 2018
Scienza e Futuro L'allarme degli scienziati: si avvicina l'era dei topi XL

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L'allarme degli scienziati: si avvicina l'era dei topi XL

UN inquietante segnale era arrivato poche settimane fa dalla Gran Bretagna. Grossi ratti che, soprattutto nelle regioni meridionali del Paese come Berkshire e Oxfordshire, sembrano immuni a ogni strategia adottata per contrastarne la diffusione. Di dimensioni sempre più grandi, sono infatti in grado di resistere ai veleni più diffusi Oltremanica. Roba da Mighty Mouse. Cartoon a parte, potrebbe essere il primo passo verso un fenomeno molto più esteso nella gravità e nelle conseguenze: un'autentica invasione dei supertopi. Bestie che, in teoria, potrebbero arrivare a pesare diverse decine di chili. Frutto di uno scherzo dell'evoluzione che, come quasi sempre, è da imputare (anche) alle responsabilità dell'uomo. A confermare l'apocalittica previsione le dichiarazioni del paleobiologo dell'università di Leicester Jan Zalasiewicz. Proprio mentre il mondo festeggia il Darwin Day il 12 febbraio, giorno di nascita del grande naturalista britannico, padre della teoria evoluzionistica e autore di decine di epocali studi fra cui il capolavoro L'origine delle specie. Tanti gli eventi in programma per tutto il mese anche in Italia, per esempio al Museo di storia naturale di Milano. "Conviene che ci abituiamo ad avere sempre più ratti intorno a noi  -  ha detto Zalasiewicz  -  la loro influenza globale è destinata a crescere mano a mano che gli altri mammiferi si estingueranno". Colpa nostra: a quanto pare abbiamo dato loro una grossa mano a colonizzare il pianeta.

"I topi si trovano su molte, se non tutte le isole del mondo  -  ha spiegato lo scienziato britannico  -  e, una volta insediati nelle diverse zone, è difficilissimo sradicarli. Hanno fatto fuori molte specie locali e spesso ne hanno velocizzato l'estinzione". Come sempre accade in natura, ogni vuoto dell'ecosistema viene rapidamente colmato: "L'ecospazio si è svuotato. E i ratti sono in un'ottima posizione per rioccuparne una parte significativa. Ovviamente nel medio e lungo periodo geologico". Insomma, non si parla certo di domani mattina. Ma i casi di cronaca che arrivano da ogni parte del mondo, Inghilterra compresa, sembrano appunto i primissimi passi verso lo scenario disegnato dal docente e ricercatore dell'ateneo di Leicester.

Non basta. Guadagnare sempre più spazio in natura, sulle tracce di altri mammiferi estinti, allargando a dismisura la propria nicchia ecologica, significa sperimentare  -  come capita a ogni specie animale  -  un processo di profondo adattamento evoluzionistico. È in questo passaggio che si nasconde, anche per i ratti, la possibilità di svoltare verso il gigantismo: "Gli animali si evolveranno nel corso del tempo in forme che consentiranno loro di sopravvivere e riprodursi", ha raccontato in un video il paleobiologo. E lo faranno in base alle condizioni in cui si troveranno a vivere. L'anno scorso un paleontologo del Museo di storia naturale della Florida, Jonathan Bloch, ha per esempio tracciato un collegamento fra le elevate temperature registrate in epoche passate, in particolare nel periodo chiamato Massimo termico del Paleocene-Eocene, e la straordinarie misure di alcuni fossili. Ma dipenderà anche da quali saranno i loro avversari: "Per esempio, nel Cretaceo, quando c'erano i dinosauri, c'erano anche dei mammiferi  -  ha aggiunto Zalasiewicz  -  ma erano molto piccoli, proprio delle dimensioni di ratti e topi, perché gli altri animali occupavano le nicchie ecologiche più grandi. Una volta estinti i dinosauri questi minuti mammiferi si sono evoluti in forme differenti, incluse alcune molto grandi e addirittura impressionanti: cavalli, mammut, rinoceronti, brontotheriums e molti altri".

Insomma, il quadro sembra chiaro: dando loro abbastanza tempo, i comuni ratti neri o norvegesi potrebbero diventare extralarge. Magari toccando le dimensioni del ratto gigante africano (in realtà non esattamente un ratto) che può arrivare a pesare sette chili. Oppure quelle del loro attuale e più mastodontico parente, il capibara. Si tratta del più grande roditore esistente al mondo, vive in tutti i luoghi umidi delle zone tropicali e temperate del Sud America, a Est delle Ande. Gli adulti possono raggiungere i 105-135 centimetri di lunghezza e anche 65-80 chili di peso. "Ma se l'ecospazio fosse ancora vuoto  -  ha spiegato lo scienziato, tornando al futuro xl dei ratti  -  potrebbero raggiungere misure maggiori".

D'altronde è ancora la storia naturale a darci altri segnali sulla necessità di tutelare la biodiversità ed evitare, come esseri umani, d'incidere sulle dinamiche evoluzionistiche oltre quanto non abbiamo già fatto. Il Josephoartigasia monesi, il più grande roditore estinto vissuto fra quattro e due milioni di anni fa nell'attuale Uruguay, sfoggiava più o meno le dimensioni di un toro e pesava oltre una tonnellata. Per fortuna era vegetariano. Insomma, non si tratta di strani giochi di fantaevoluzione ma di ciò che gli avvenimenti contemporanei, le prospettive biologiche, gli studi e quanto accaduto milioni di anni fa ci suggeriscono. Ciononostante, il percorso non è certo sicuro né univoco: "Gli animali possono evolversi verso proporzioni piccole o grandi  -  ha continuato Zalasiewicz  -  questo dipenderà dalle particolari circostanze in cui s'imbatteranno e quale pressione selettiva subiranno". Insomma, ogni posto al mondo in cui i ratti proliferano, in particolare le isole, costituirà una sorta di laboratorio dell'evoluzione e ciascuno potrebbe condurre a risultati differenti. Tanto che potremmo dunque avere ratti magri e grassi, lenti e velocissimi, feroci e "probabilmente anche ratti acquatici  -  ha concluso il paleo biologo regalandoci nuove, inattese sfumature  -  la lista può continuare. Altri animali seguiranno lo stesso percorso come i gatti domestici, i conigli, le capre e via elencando". Fra i protagonisti assoluti nella fauna del futuro, su questo non c'è dubbio, ci saranno i ratti.


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