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Mercoledì, Novembre 22, 2017
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Il primo fucile realizzato con una stampante 3D

Il primo fucile stampato in 3D è stato testato nei giorni scorsi. Si tratta di un calibro .22 realizzato in Canada ribattezzato "Grizzly", che per il momento non sembra funzionare a dovere. È stato fabbricato con la stampante Dimension 1200es di Stratasys – del tutto simile a quella usata per realizzare la discussa Liberator.

Nonostante il fallimento il Grizzly ha attirato l'attenzione di Defense Distributed, la società che ha creato la Liberator, tanto da indurla riproporre il video sul proprio blog. Al momento non sappiamo se i creatori porteranno avanti il progetto, ma già così dimostra quanto le attuali tecnologie potranno determinare il nostro futuro.

E infatti sono molti a preoccuparsi del fatto che con poche migliaia di euro chiunque si possa produrre in casa armi da fuoco. Una paura diffusa un po' ovunque, dal governo Obama agli angoli di strada, e alimentata da progetti sempre più economici.

La situazione è senz'altro complessa, e se un po' di ansia è comprensibile è doveroso sforzarsi per dissipare i possibili dubbi. Lo sta facendo la polizia tedesca, che si è dotata di una stampante 3D per verificare direttamente se davvero un comune cittadino può ottenere così facilmente armi da fuoco fatte in casa, in grado di superare i metal detector.

Al momento le autorità di tutto il mondo comunque non sembrano particolarmente preoccupate, o se lo sono non lo danno a vedere. D'altra parte la stessa Liberator, il prodotto migliore di cui siamo a conoscenza, non è ancora abbastanza sicura per chi la usa: ci sono infatti troppi rischi che esploda, perché qualcuno pensi di stamparsene un paio e andarsene in giro come nei vecchi film di John Whoo.

A tal proposito abbiamo sentito Matteo Abbiati di Sharebot, azienda italiana che produce stampanti 3D. "Quanti comprerebbero una stampante da un migliaio di euro per stamparsi una pistola che se ti va bene spara un colpo e poi si scioglie? Se devo compiere qualche gesto criminale mi costa meno un taglierino o addirittura una pistola vera e propria, anche in Italia ci vogliono solo un paio di visite per avere il porto d'armi", ci ha detto, ridimensionando gli effettivi pericoli di queste armi.

"La suggestione è forte ma è solo uno dei mille modi per potersi procurare delle armi" continua Abbiati, aggiungendo che "Stampare un'arma presenta molte difficoltà a livello di gestione del file. Sono pezzi complicati che necessitano anche di determinate conoscenze tecniche di stampa, conoscenze più sofisticate rispetto a costruirsi una pistola più rudimentale con tornio e fresa (con cui tra l'altro potresti costruirle in maniera più economica e con materiali più adatti). Inoltre negli esempi che ho visto, servono comunque parti metalliche per renderla effettivamente in grado di sparare almeno un colpo (che deve essere un proiettile vero)".

Il fatto è che la Liberator e il Grizzly non sono che l'avanguardia. Lo sviluppo di questi progetti andrà avanti - tra polemiche e discussioni - e traccerà la forma del nostro immediato futuro, insieme ad automobili intelligentissime ma vulnerabili agli attacchi informatici, droni a occupare cielo e terra, e uomini che inevitabilmente si trasformeranno in cyborg. Lo scenario che si prospetta può esaltare o spaventare, a voi che effetto fa?

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