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Giovedì, Settembre 21, 2017
Scienza e Futuro La prima fotocamera digitale da 50.000 megapixel

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La prima fotocamera digitale da 50.000 megapixel

Un prototipo di fotocamera in grado di creare immagini con un dettaglio senza precedenti grazie alla sincronizzazione di 98 piccole telecamere è stato realizzato da ingegneri della Duke University e dell'Università dell'Arizona. La descrizione della tecnica utilizzata per raggiungere questa capacità di ripresa è descritta in un articolo pubblicato su “Nature”.

La nuova fotocamera – chiamata AWARE-2 – ha un angolo di ripresa orizzontale di 120° ed è in grado di catturare fino a 50 gigapixel di dati, vale a dire 50.000 megapixel, contro gli 8-40 megapixel che possono raggiungere le macchine fotografiche in commercio.

Allo stato attuale, il prototipo, realizzato grazie al sostegno finanziario della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), è tutt’altro che maneggevole, dato che ha un ingombro di 75 × 75 × 50 centimetri, ma i ricercatori ritengono che entro cinque anni, grazie alla progressiva miniaturizzazione dei circuiti, macchine fotografiche e telecamere a gigapixel dovrebbero essere pronte per il commercio.

La superfotocamera a gigapixel che riprende i dettagli più piccoli

Immagine del traffico in una rotatoria ripresa da AWARE-2. Gli inserti sono amplificati digitalmente di un fattore 13.

Ciascuna delle microcamere acquisisce informazioni da una zona specifica del campo visivo", ha spiegato David Brady, uno dei progettisti di AWARE-2. "Un processore del computer mette insieme tutte queste informazioni in una singola immagine molto dettagliata. In molti casi la fotocamera può catturare immagini di particolari che i fotografi non possono vedere, ma che si possono notare in seguito quando viene visualizzata l'immagine."

"Tradizionalmente, per migliorare le fotografie si aggiungevano ulteriori lenti all'ottica, ma in questo modo si aumentava la complessità della macchina", ha spiegato Michael Gehm, altro progettista di AWARE-2. "Questo non è un ostacolo che riguarda solo gli esperti che si interessano di imaging. I supercomputer devono affrontare lo stesso problema: i loro processori diventano sempre più complicati, ma a un certo punto la complessità arriva a un punto di saturazione, che si traduce in un costo proibitivo."

"Invece di puntare su ottiche sempre più complesse, il nostro approccio sfrutta una serie parallela di elementi elettronici", ha detto Gehm. "Un normale obiettivo raccoglie la luce e la indirizza alle microcamere che lo circondano, proprio come una rete di computer indirizza i file alle postazioni di lavoro individuali. Ciascuna di esse ha una differente prospettiva e lavora su un piccolo pezzo del problema. Successivamente sistemiamo il tutto con una sovrapposizione, in modo da non far mancare nulla."


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