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Sabato, Giugno 23, 2018
Scienza e Futuro Gli ologrammi colorati in luce bianca

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Gli ologrammi colorati in luce bianca

Una nuova tecnica consente di produrre ologrammi multicolori in cui i colori restano gli stessi anche cambiando direzione di vista, come nell'oggetto originale

Una nuova tecnica che sfrutta la luce normale invece di quella laser per produrre ologrammi tridimensionali a colori è stata messa a punto da un gruppo di ricercatori giapponesi delle Università di Tokyo e di Osaka che la descrivono in un articolo pubblicato su Science. Miyu Ozaki e colleghi descrivono in particolare un metodo per produrre ologrammi multicolori in cui i colori restano gli stessi anche cambiando direzione di osservazione, come nell'oggetto originale.

Secondo l'approccio attuale, la luce laser riflessa da un oggetto viene intercettata da una lastra fotografica che registra le informazioni relative a fase e ampiezza delle onde luminose sotto forma di schemi d'interferenza. Quando la luce passa attraverso la lastra olografica interferisce con questi schemi in modo da riprodurre l'oggetto, solitamente però in un solo colore. Gli ologrammi arcobaleno, come quelli utilizzati sulle carte di credito appaiono in più colori sotto la luce bianca, ma a prezzo della perdita di alcune informazioni, così che il colore dell'ologramma cambia a seconda dell'angolo di osservazione.

La nuova tecnica si basa sulla diffrazione dei plasmoni, stati di eccitazione elettronica, che si propagano sulla superficie di un film metallico sottile. I ricercatori hanno deposto il film metallico su un materiale fotoresist contenente un ologramma prodotto con fasci laser rossi, verdi e blu, a sua volta collocato su una lastra di vetro. I plasmoni di superficie del film metallico vengono eccitati con luce bianca proveniente da diverse possibili angolazioni. L'angolo della luce incidente determina quali plasmoni vengono eccitati e diffratti dall'ologramma ricostruendo le immagini.

La nuova tecnologia, osservano i ricercatori, è sufficientemente semplice per per poter essere tradotta, - in un tempo relativamente breve, in applicazioni tecnologiche di uso comune, come monitor in 3D che non richiedano il ricorso a particolari tipi di occhiali.


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