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Venerdì, Aprile 03, 2020
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Raymond Kurzweil e il backup del cervello

La mente come un computer "Faremo backup del cervello" Raymond Kurzweil

RAY Kurzweil porta un cognome che si può leggere sulle tastiere durante i concerti rock, sul Wall Street Journal, accanto alla definizione "genio sempre al lavoro", o su Forbes come "insuperabile macchina da pensiero". Tra questi e altri innumerevoli riconoscimenti, si delinea il profilo di Kurzweil, inventore di tante tecnologie, dal riconoscimento vocale all'Ocr, la lettura ottica dei caratteri stampati, passando per la sintesi del suono e della voce umana (per il suo amico Stevie Wonder). Fino all'ampliamento delle teorie della singolarità con il concetto dei "ritorni accelerati". Materie complesse per definire un'abilità innegabile di Kurzweil: vedere nel futuro, e anche piuttosto bene. Seppure spesso l'Accademia non abbia ratificato subito le sue intuizioni, poi puntualmente diventate realtà, come quando a inizio degli anni Ottanta descrisse come sarebbe stato il web oggi. Senza però suscitare particolari entusiasmi.

Stavolta Ray Kurzweil ha utilizzato il palco di una convention viennese per illustrare uno dei prossimi traguardi possibili di quella che oggi è fantascienza e domani già scienza: entro vent'anni, dice Kurzweil, le persone comuni saranno in grado di effettuare un "backup" completo del proprio cervello, una copia carbone del contenuto della propria mente. In maniera non dissimile da come oggi si fa con gli hard disk, per non perdere i dati. Memorie, pensieri, connessioni, processi mentali: tutti dentro un archivio elettronico, salvi per sempre, immortali e forse pronti per essere utilizzati in qualche modo. "Il procedimento è già tecnicamente possibile oggi" spiega lo scienziato. Ma lo scenario che Kurzweil prefigura è quello in cui ognuno potrà copiare il contenuto della sua mente in una specie di pen-drive.

Secondo Kurzweil la tecnologia alla base di questo sviluppo, le nanotecnologie, porterà una serie di altri benefici: "Nei prossimi vent'anni avremo migliaia di nanobot nel sangue, microscopici computer dentro di noi in grado di curarci e potenziare le nostre abilità". Detto da uno 'scienziato della visione' come Kurzweil, che ha sempre visto verificare le sue ipotesi e le previsioni anche temporali di realizzazione, la cosa ha un certo peso. Al momento, Kurzweil ha collezionato 19 lauree ad honorem e sta collaborando con Google su progetti che riguardano la gestione e la conservazione dell'energia a livello globale. Ovvero il progetto più importante di Big G, dopo la gestione di tutte le informazioni del mondo. Forse, entro vent'anni per ricordarci quello che non ricordiamo più, potremo usare un motore di ricerca alimentato dai microcomputer vaganti nel nostro cervello.

Uno scenario che può spaventare, ma i nanobot inevitabilmente rappresenteranno la parte cibernetica della quale non sapremo più fare a meno, come accade con internet oggi. Tecnologie che apriranno la strada a infinite altre teorie del possibile.

Fonte: repubblica.it


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