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Lunedì, Giugno 18, 2018
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Le profezie degli indiani Hopi

Gli indiani Hopi, una tribù del Nuovo Messico, raffigurano con dei feticci, il popolo dei "Katchinas", i "maestri della stella blu", divinità a cui sono legati fenomeni naturali e mistici. Gli Hopi, indiani di ceppo etnico maya, affermano che i Katchinas sono i loro civilizzatori, i maestri venuti dalle stelle in un tempo remoto per donare la civiltà attraverso messaggi che sono tuttora riscontrabili nei canti e nelle danze sacre. Gli "stranieri" scesero sulla Terra in quello che i pellerossa chiamano "il tempo della creazione". L'entità manifestatasi ai pellerossa come la rappresentante dei "Katchinas" in diversi momenti storici, chiamata "Donna Bisonte Bianco", fece la sua prima comparsa in epoca remota per istruire il popolo scelto attraverso un sapere di tipo cosmico, intuibile all'interno dei rituali classici delle loro credenze e che ha plasmato il loro modello ai vita, abitativo e religioso. L'utilizzo dell'abito bianco nelle cerimonie è dovuto proprio alla tradizione che si lega a Donna Bisonte Bianco. Questo culto esiste in tutti i diversi ceppi linguistici degli indiani Hopi: Taroan, Keresan, Zuni e Uto Aztecan. Questa entità avrebbe promesso di ritornare prima del "cambiamento" che gli Hopi attendono adorando una pietra conosciuta come "Pietra della Profezia", in cui sono state incise all'alba dei tempi le diverse epoche storiche e gli avvenimenti futuri che avrebbero interessato l'umanità. Tra le profezie che sarebbero state "lette" sui simboli della pietra: il tempo in cui "l'uomo bianco avrebbe portato la distruzione", la seconda guerra mondiale, che sarebbe raffigurata sulla roccia con una svastica nazista, oltre ad una catastrofe peggiore che dovrebbe in futuro portare un cambiamento definitivo. In base a quanto affermano gli Hopi, questa pietra venne portata personalmente dai "maestri delle stelle" alla loro Tribù, il che fa presupporre un possibile antico contatto reale con una civiltà progredita a conoscenza degli eventi futuri.


Anche l'utilizzo delle penne nei costumi indiani sarebbero legati ad un culto di origine "stellare". Le tradizioni Hopi affermano che queste usanze provenivano dalle stelle e furono iniziate con la razza degli Akhu, gli "uomini uccello" portatori del fuoco. Nei costumi indossati nella danza del fuoco gli Hopi portano due dischi dietro la schiena che, durante la cerimonia, roteano e saltano. La simbologia ufficiale Hopi li associa al fuoco, ma Robert Morning Sky, capotribù Lakota Sioux, afferma che questi rappresentano qualcosa di diverso dal fuoco. Simbologie dello stesso tipo si ritrovano in sculture dell'area messicana, lasciate da popolazioni che dovevano certamente avere avuto un'identica origine. A Tiahuanaco e a Tula le statue presentano dei dischi dietro la schiena che nessun archeologo ha saputo interpretare. La risposta, per le tradizioni Hopi, è da cercare nell'antico contatto che queste culture ebbero in passato.

Gli Hopi, conosciuti anche come "Pueblo", nome dato loro dagli spagnoli durante la conquista del Nuovo Continente, celebrano una cerimonia chiamata "Oku Shadei" ovvero "festa della danza della tartaruga", esistente anche nel ceppo Sioux, una delle danze più sacre che viene svolta ogni solstizio d'inverno. Il canto che accompagna il ballo parla di due Katchinas vestiti di bianco, che vennero per portare insegnamenti a bordo di un'enorme tartaruga. La tartaruga è considerata un animale sacro proprio perché legata ad un culto ancestrale che si rifà al mezzo attraverso il quale i Katchinas si manifestarono agli indiani. E' intuibile l'accostamento fra l'enorme tartaruga sacra ed un oggetto volante, la cui descrizione si ritrova nel linguaggio di un popolo che viveva in armonia con la natura. L'adorazione della tartaruga Hopi è anch'essa riscontrabile in altre culture, diverse, ma forse contattate dagli stessi esseri evoluti. Monumenti con raffigurazioni della tartaruga si trovano ancora una volta in Messico, a Uxmal, dove la Casa della Tartaruga, è decorata con pitture raffiguranti quest'animale, e a Chichén Itzà, dove era considerata animale sacro e quindi "totemico". Itzamma, il dio principale della cultura degli Itzà, in Messico, è raffigurato in un bassorilievo che lo mostra emergere da un guscio di tartaruga. Anche qui le due culture si completano a vicenda, fornendo degli indizi chiari su quello che è chiamato il "paleocontatto".



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