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La misteriosa pietra del Lago Winnipesaukee


Nel 1872, un gruppo di lavoratori che stava realizzando uno scavo per la costruzione di una recinzione nel pressi del Lago Winnipesaukee, nel New Hampshire, si imbatté in un oggetto che sembrava fuori posto.

Si trattava di una enigmatica pietra nera a forma di uovo con una serie di strane incisioni, tra cui un volto, un teepee (tipica tenda degli indiani d’americani), una spiga di mais, una spirale e altri enigmatici simboli.

Quando fu presentata agli esperti, subito sorsero alcune domande: chi ha realizzato la pietra e perché? Quanto è antica e, sopratutto, come è stata scolpita.

Come riporta il sito del Museum of New Hampshire History, dove è attualmente esposta, al momento della scoperta, The American Naturalist ha descritto la pietra come “una straordinaria reliquia indiana che ha attirato la meraviglia del mondo scientifico”. Tuttavia, fino ad oggi nessuno è stato in grado di rispondere con certezza alle domande poste dalla pietra.

La pietra fu acquisita da Seneca Augustus Ladd, un naturalista e collezionista di cui è possibile leggere la biografia su cowhampshireblog.com. “Il signor Ladd è già in possesso di una vasta collezione privata di reperti. Era felice della nuova scoperta e mostrato la reliquia con l’entusiasmo che solo un vero studioso può provare”, continua l’articolo di The American Naturalist.

Ladd morì nel 1892, e nel 1927, sua figlia Frances Ladd Coe donò la pietra alla New Hampshire Historical Society. La pietra, circondata da specchi per permetterne l’osservazione dei simboli, è attualmente esposta al Museum of New Hampshire History.

La pietra misura circa 10 cm di altezza e circa 7 cm di larghezza. Tutti i simboli su di essa incisi sono oggetto di varie interpretazioni. Su di un lato compaiono dei simboli che sembrano delle frecce invertite, una luna, alcuni punti e una spirale. L’altro lato mostra una spiha di grano e un cerchio con tre figure, una delle quali assomiglia alla gamba di un cervo.

The American Naturalist ha suggerito che la pietra potrebbe essere un trattato tra due tribù. Altri hanno ipotizzato che possa essere di origine celtica o Inuit.

Un dettaglio curioso è rappresentato da due fori praticati sulle estremità superiore e inferiore della pietra. Ogni foro è diritto e alcuni graffi nei pressi del foro inferiore, secondo un’analisi eseguita da funzionari statili nel 1994, fanno ipotizzare che la pietra venisse posta su un supporto metallico.

“Ho già visto i fori praticati nella pietra con la tecnologia che si associa alla preistoria del Nord America”, spiega in un articolo del 2006 comparso su Associated Press Richard Boisvert, archeologo di stato. “Erano presenti una certa quantità di irregolarità, ma questi fori sono estremamente regolari”. Secondo Boisvert, i fori sono stati praticati con strumenti di precisione disponibili sono nel 19° e 20° secolo.

Nello studio di Boisvert furono incluse le conclusioni del geologo Eugene Boudette, secondo le quali la pietra è un tipo di quarzite, derivata da roccia arenaria o milonite, una roccia metamorfica che si rintraccia prevalentemente lungo ad una linea di frattura della crosta terrestre. Si tratta di un tipo di roccia non riscontrabile nel New Hampshire, ma il territorio non può essere escluso come fonte.

Come afferma la New Hampshire Historical Society, la pietra del Lago Winnipesaukee è un reperto unico, in quanto non si è a conoscenza di oggetti simili negli Stati Uniti. “Questo rende molto difficile capire la sua provenienza”, commenta Boisvert. “Il problema è che la storia della scoperta è sfocata. Non si è certi del contesto nel quale è avvenuta la scoperta, il che rende difficile una valutazione. Il contesto della scoperta a volte è più importante dell’oggetto stesso”.

Wesley Balla, direttore delle collezioni ed esibizioni della New Hampshire Historical Society, ha detto che la storia della scoperta riflette il modo in cui venivano trattati i ritrovamenti archeologici nel 19° secolo: l’attenzione era più sull’oggetto stesso che non sui dettagli del contesto, come la profondità del terreno, se qualcos’altro si trovasse nei pressi del ritrovamento, o a che distanza dal lago si trovava. “Tutto questo è andato perduto”, conclude Balla.


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