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Giovedì, Novembre 23, 2017
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Il controverso documento presentato nel corso della 102° edizione dell' Indian Science Congress Association sugli antichi Vimana indiani

Un controverso documento è stato presentato nel corso della 102° edizione del prestigioso Indian Science Congress Association, nel quale si afferma che le antiche civiltà indiane praticavano il volo spaziale avanzato, migliaia di anni prima della scoperta del volo da parte dei fratello Wright nel 1903.

Il documento è stato presentato dal capitano Anand Bodas e Ameya Jadhav all’interno di una sessione intitolata “Scienze Antiche in Sanscrito”, durante la quale sono stati presi in considerazione i testi vedici nei quali si parla di macchine volanti in grado di compiere manovre molto sofisticate, velivoli capaci di volare attraverso i continenti e persino nello spazio, tutto questo oltre 7 mila anni fa.

“C’è una storia ufficiale e una storia non ufficiale”, ha detto il capitano Bodas al The National. “La storia ufficiale ha registrato solo il volo dei fratelli Wright nel 1903, ma il vero inventore del primo velivolo è stato un saggio di nome Bharadwaja, vissuto circa 7 mila anni fa”.

Secondo il capitano, gli antichi indiani erano in possesso di tecnologia che poi è stata in qualche modo dimenticata, a causa del passare del tempo e dei saccheggi da parte delle dominazioni straniere. Forse tutto è andato perduto in qualche cataclisma globale avvenuto in epoca antica.

Tuttavia, come riferisce The Times of India, nonostante tra i suoi sottoscrittori ci siano ben sei premi Nobel e altri accademici e scienziati decorati, il documento è stato accolto dai soliti con scetticismo e bollato come “pseudo-scienza”, in quanto si tratta di citazioni di testi religiosi e non di prove empiriche.

Quello delle macchine volanti, infatti, è un tema molto frequente nei testi religiosi indiani, una raccolta di antichissimi scritti sacri chiamati Veda. Essi costituiscono la più antica testimonianza di letteratura sanscrita e le più antiche scritture dell’induismo.

Al loro interno è possibile leggere di favolose macchine volanti denominate Vimāna. Secondo le descrizioni di questi testi sacri, i vimāna sono in grado di volare nell’aria, nello spazio e di immergersi sott’acqua.

Non sono state individuate, finora, prove fisiche dell’esistenza di tali oggetti, ma la loro descrizione è diffusa, e viene persino descritto il loro uso nelle guerre mitologiche del Mahābhārata e del Ramayana. Il Vaimanika Shastra è un vero e proprio manuale che descrive, non solo come pilotare un vimāna, ma anche le sue caratteristiche tecniche.

Nei Veda, si menzionano diversi tipi di Vimāna, con diverse forme e dimensioni: il sole e carri volanti che ruotano tirati da animali, di solito cavalli; l’agnihotra-vimāna, con due motori (agnir in sanscrito significa “fuoco”), il gaja-vimāna, con più motori (gaja in sanscrito significa “elefante”).

Il maggior detrattore del documento è stato lo scienziato della Nasa Ram Prasad Gandhiraman, il quale ritiene che certe convinzioni sono il frutto di un mix di scienza, mitologia e nazionalismo indù.

Tuttavia, altri studiosi, come alcuni scienziati statunitensi di origini indiane, hanno trovato l’esame delle antiche testimonianze piuttosto convincente, affermando: “La conoscenza cresce sempre, il suo flusso non si ferma mai. Quindi, se tutta questa conoscenza era disponibile nei giorni antichi, dobbiamo capire dove si è fermata. Perchè non è giunta fino a noi? Cosa l’ha fermata? Non sono a conoscenza della cronologia degli eventi, ma sono assolutamente disposto a saperne e a capirna di più”. Questa sì che è una mentalità scientifica!


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