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Sabato, Settembre 23, 2017
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La teoria degli antichi astronauti e le incredibili statuine preistoriche

Secondo la Teoria degli Antichi Astronauti, esseri di un altro mondo sono venuti sulla Terra quando i nostri antenati vivevano ancora di caccia e abitavano le caverne.

Sbalorditi dalle incredibili abilità dei viaggiatori interstellari, i nostri progenitori scambiarono la tecnologia aliena per magia, considerando gli extraterrestri alla stregua di divinità.

Questo fenomeno, noto agli antropologi come Culto del Cargo, sarebbe il nucleo storico di molte leggende riguardanti “l’età dell’oro”, ovvero quando “gli dei vivevano sulla Terra”, e la nascita delle religioni, sorte all’indomani della loro dipartita.

Per cercare conferma a questa ipotesi, molti ricercatori girano il pianeta in lungo e in largo a caccia di prove, o almeno di indizi che indichino il passaggio di questi antichi viaggiatori spaziali.

Molto spesso, quando si tratta la questione, vengono citati due oggetti particolarmente intriganti: “Il razzo di Toprakkale” e “Il Cosmonauta della Cueva de los Tayos”.

Il razzo di Tropakkale

Nel corso di una campagna di scavi archeologici tenuta nel 1973 a Tushpa (oggi chiamata Toprakkale), Turchia, i ricercatori scoprirono un curioso manufatto in pietra.

L’oggetto sembrava molto simile ad una navetta monoposto con propulsori a razzo, con al suo interno quello che somigliava ad un pilota con indosso una sorta di tuta spaziale.

Il manufatto aveva una lunghezza di circa 22 cm, una larghezza di 9.5 cm ed un’altezza di 8 cm. La figura del pilota risultava senza testa, anche se erano visibili i “tubi” posti sotto al mento, simili ad un sistema di respiratori.

Razzo di Tropakkale

Il fatto più curioso è che il manufatto fu ritrovato ad un livello del suolo corrispondente a circa 3 mila anni fa. Come è possibile che uomini del 2° millennio a.C. possano aver immaginato una cosa del genere? È possibile che si tratti della testimonianza di un “incontro ravvicinato” con dei viaggiatori interstellari non terrestri?

Oppure, è un oggetto qualunque al quale diamo un’interpretazione moderna. O, peggio, di tratta di un falso?

Il manufatto è attualmente in custodia presso il Museo di Instanbul, e non è mai stato esposto al pubblico, in quanto la sua autenticità non è confermata, dato che alcuni esperti hanno messo in dubbio la sua autenticità.

L’oggetto, realizzato in una morbida pietra marrone-giallastra, è stato studiato a fondo dal famoso ricercatore e autore Zecharia Sitchin, il quale descrive il manufatto come segue:

“L’oggetto in sé è un modello in scala scolpita di ciò che, agli occhi moderni, si presenta come un veicolo spaziale a forma di cono, della lunghezza di 23 cm, alto 9,5 centimetri e larga 8 cm.

Questo “veicolo” sembrerebbe alimentato da un gruppo di quattro motori a gas di scarico nella parte posteriore che circonderebbero un motore di scarico più grande. E nel suo centro, il razzo ha spazio per un solo pilota, un pilota che purtroppo è senza testa, che è realmente visibile e incluso nella scultura.

È seduto con le gambe piegate in alto verso il petto e indossa una tuta pressurizzata a coste. È un vestito fatto tutto di un pezzo che abbraccia completamente il corpo verso il basso, fino alle gambe e ai piedi.

Si estende e copre completamente le braccia conserte, diventando come dei guanti dove sono le mani. L’abito a coste e presumibilmente flessibile, racchiude l’intero busto fino al collo del pilota”.

Particolarmente interessante è il luogo della scoperta. Nel 9° secolo a.C., Tushpa (oggi noto come Toprakkale) era la capitale del regno di Urartu, noto come Ararat nella Bibbia.

Vi si possono trovare i resti del Tempio del dio Haldi, il dio supremo del cielo. Haldi era rappresentato come un uomo con o senza ali, in piedi sul dorso di un leone.

Forse, Haldi era il leader di un gruppo di astronauti venuti da un altro mondo? Il manufatto registra la loro antica presenza sul nostro pianeta? Al momento, è impossibile rispondere a questa domanda.

Il Cosmonauta della Cueva de los Tayos

Padre Carlo Crespi è stato un prete missionario salesiano che ha vissuto nella piccola città di Cuenca, in Ecuador, per più di 50 anni, dedicando la sua vita al culto e alle opere di carità.

Come segno di riconoscenza, gli indigeni hanno donato a Padre Crespi centinaia di manufatti archeologici risalenti ad un’epoca sconosciuta, spiegando che si trattava di oggetti trovati in una caverna molto profonda, detta in spagnolo Cueva de los Tayos, posizionata nella regione amazzonica conosciuta come Morona Santiago.

Visto che i manufatti donatigli avevano formato una collezione di oggetti davvero numerosa, nel 1960 Crespi chiese e ottenne dal Vaticano l’autorizzazione per creare un museo nella missione salesiana di Cuenca.

Quello di Cuenca è stato il più grande museo che sia mai stato creato in Ecuador, almeno fino al 1962, quando un misterioso incendio distrusse completamente la struttura, e la maggior parte dei reperti fu perduta per sempre. Tuttavia, Crespi riuscì a salvare alcuni pezzi nascondendoli in un luogo a lui solo noto.

Cueva de los Tayos astronauti

Tra i manufatti più intriganti vi sono alcune statuine che sembrano raffigurazioni moderne di cosmonauti equipaggiati per passeggiate spaziali a gravità zero. L’ipotesi più accreditata è che queste statuine abbiano almeno 14 mila anni.

Naturalmente, per gli esponenti dell’archeologia ufficiale si tratta di raffigurazioni di divinità. Già, ma chi erano questi dei?

Un fatto certamente da riportare riguarda un’ardita spedizione della grotta condotta nel 1976 dal ricercatore scozzese Stanley Hall alla quale partecipò l’astronauta statunitense Neil Armstrong, il primo uomo che mise piede nella Luna, il 21 luglio 1969.

Si dice che l’astronauta riferì che i tre giorni nei quali rimase all’interno della grotta furono molto più significativi del suo leggendario viaggio sulla Luna. Cosa avrà visto?


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