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Sabato, Settembre 23, 2017
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Il mistero degli antichi Idoli Oculari della Mesopotamia

Tell Brak è un grande sito archeologico a 4 km dalla riva destra del Giaghgiagha, affluente del Khābūr, sulla carovaniera che congiungeva la Siria con l’Anatolia e la Mesopotamia.

La regione, centro importante di commercio, alla fine del III millennio era dominata dalla dinastia di Akkad a cui successero la III dinastia di Ur ed in seguito quelle assire.

Il periodo più antico è quello preistorico, rappresentato da un piccolo insediamento risalente al 6 mila a.C., dove sono stati trovati materiali della tarda cultura neolitica denominata Halaf.

L’occupazione del sito è durata fino al 4° millennio a.C., epoca considerata proto-storica dagli studiosi e al quale si fa risalire uno dei ritrovamenti più importanti del sito: un tempio dedicato ad una divinità sconosciuta.

Il tempio, costruito tra il 3200 e il 3500 a.C., risultava privo di fondamenta, poggiando direttamente su una piattaforma che incorporava tre precedenti edifici spianati e riempiti di mattoni. L’accesso al tempio avveniva per mezzo di una scalinata che, forse, circondava il lato orientale della piattaforma.


La distruzione del complesso avvenne all’inizio dell’epoca sumerica, a causa di qualche scorreria. Durante gli scavi, eseguiti nel 1937-38 dall’archeologo britannico Sir Max Mallowan, vennero rinvenuti centinaia di piccoli idoli caratterizzati da uno o più paia di occhi intagliati, a causa dei quali il tempio venne denominato “Tempio dell’occhio”.

Gli idoli hanno dimensioni variabili, dai 3 ai 6 centimetri di altezza, e sono realizzati in alabastro bianco o nero. Rappresentano un unicum, infatti non sono note raffigurazioni parallele, sia in Siria che in Mesopotamia. Secondo i ricercatori, scoprire l’origine e il significato degli idoli potrebbe aiutare a rispondere a importanti domande sulla storia della regione.

Come spiega il sito del Fitzwilliam Museum dell’Università di Cambridge, il gran numero di idoli oculari ritrovato e le loro dimensioni suggerisce che siano stati lasciati nel tempio come ex voto per ringraziare gli dei di qualche favore ricevuto. Le figurine, infatti, potrebbero rappresentare le persone beneficiate dalla grazia.

La decorazione degli idoli, infatti, varia e i ricercatori pensano si tratti di personalizzazioni. Gli idoli sono stati raggruppati in cinque tipologie: alcuni hanno un solo paio di occhi, con o senza decorazione; alcuni hanno tre, quattro o sei occhi; altri hanno piccole figure di bambino scolpite sulla fronte e in altri ancora gli occhi sono stati forati di traverso.

Inoltre, nella decorazione interna del tempio è molto frequente la figura dell’occhio, suggerendo che si veniva considerato come un potente simbolo magico e religioso. Al momento, comunque, la simbologia e il motivo per cui venivano scolpite le statue rimane ancora argomenti di dibattito.

La notizie più triste di questo affascinante enigma del passato è la situazione politica della Siria. Gli idoli oculari di Tell Brak sono infatti inseriti nella “Lista Rossa d’emergenza”, nella quale sono catalogati tutti i beni culturali siriani a rischio.

Diversi siti archeologici in Siria sono stati danneggiati a causa di bombardamenti. Molti dei manufatti antichi, poi, vengono saccheggiati e distrutti. Si tratta di una situazione simile a quella che ha riguardato l’Iraq pochi mesi fa, dove nel corso delle rivolte è andato perduto buona parte del patrimonio archeologico dell’antica Mesopotamia.

Così avverte la comunità museale internazionale:

«Musei, case d’asta, mercati d’arte e collezionisti sono incoraggiati a non acquistare oggetti provenienti dalla Siria senza aver esaminato attentamente e accuratamente la loro origine e tutta la documentazione legale. Data la grande varietà di oggetti, stili e periodo, la Lista Rossa d’Emergenza è lungi dall’essere esaustiva. Ogni bene culturale proveniente dalla Siria dovrebbe essere sottoposto ad un esame dettagliato e a misure precauzionali».

Purtroppo, la distruzione dei reperti antichi è una parte molto triste della storia umana. La perdita e il danneggiamento di reperti del passato compromettono gravemente la possibilità di ricostruire la verità sui nostri antenati e sul tipo di vita da essi condotto su questo pianeta in tempi preistorici. Un popolo senza storia è come un albero senza radici. È destinato a morire!


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