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Il mistero degli Olmechi continua: ritrovati un disco ed un giaguaro di basalto di 3000 anni fa

Spesso gli Aztechi sono stati paragonati ai Romani e i Maya ai Greci. Si è anche detto che il ruolo dei Toltechi, tra i nativi americani, è simile a quello degli Etruschi in Italia.

Come scrive Jacques Soustelle, gli Olmechi, da parte loro, fanno invece pensare ai Sumeri: come loro sconosciuti per lungo tempo, come loro precursori, come loro sepolti sotto le rovine di millenni e nascosti ai nostri occhi dalle vestigia dei popoli che sono loro succeduti.

Luoghi deserti e aridi nascondono ancor oggi gran parte dell’antica Sumer, così come i monoliti e gli altari olmechi restano nascosti sotto la fitta vegetazione tropicali e dagli acquitrini delle pianure costiere.

Proprio nel corso di scavi nell’antica capitale olmeca San Lorenzo Tenochtitlán, nello stato messicano di Veracruz, gli archeologi dell’Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM) hanno trovato un disco di 61 centimetri di diametro, con incise due immagini che assomigliano ad artigli d’aquila, ed una scultura danneggiata che ritrae un giaguaro con le fauci aperte e le zampe anteriori incrociate. Secondo i ricercatori, i dei manufatti potrebbero essere appartenuti ad un notabile dell’antica città.

La scoperta è stata fatta nei pressi del Palacio Rojo, la sede dei governanti della prima capitale olmeca, e secondo le prime stime dei ricercatori i due manufatti potrebbero avere più di 3 mila anni. Gli archeologi ritengono che sia possibile che in futuro vengano portati alla luce altri reperti, dato che solo il 25 per cento della superficie totale dell’intero palazzo è stato scavato.

Il disco di basalto è un oggetto singolare e gli archeologi credono che l’incisione si riferisca al nome di un sovrano olmeco. “E’ stato posto all’inizio della costruzione del Palacio Rojo, tra il 1400 e il 1200 a.C.”, spiega Ann Marie Cyphers Tomic, archeologa dell’Istituto di Ricerca Antropologica dell’UNAM. “Le misteriose teste colossali della cultura olmeca recano il nome dei leader che rappresentano inciso sui caschi. Una delle teste di San Lorenzo porta inciso un simbolo molto simile a quello del disco. Ho il sospetto che si tratti dello stesso governatore che ha cominciato la costruzione del palazzo”.

Circa un quarto dello scavo del Palacio Rojo si deve al lavoro della Cyphers cominciato nel 1990. “ San Lorenzo Tenochtitlán è la più antica capitale della cultura olmeca”, continua la studiosa. “E’ stata fondata nel 1800 a.C. e raggiunse il picco del suo sviluppo tra il 1400 e il 1000 a.C.”. A quel tempo, la città si sviluppava su una superficie di circa 2,2 chilometri quadrati e avrebbe potuto ospitare una popolazione di 1500 abitanti.

“San Lorenzo Tenochtitlán è senza dubbio il più insolito tra tutti i centri delle culture pre-colombiane del Nuovo Mondo”, spiega sulla Pravda Valery Gulyaev, professore di scienze storiche ed esperto di civiltà antiche presso l’istituto di archeologia della Russian Academy of Sciences. “Tutti i suoi edifici e le sue strutture poggiano sulla cima piatta di un altopiano che si innalza al di sopra della savana per quasi 50 metri. Durante la stagione delle piogge l’intera pianura circostante veniva sommersa dalle acque e solo il pianoro di San Lorenzo si trovava in uno splendido isolamento in mezzo alla furia degli elementi”.

Sembrava che la natura avesse volutamente creato un rifugio sicuro per la popolazione olmeca. Successivamente, come spiega Gulyaev sulla Pravda, si è scoperto che almeno i primi sei o sette metri del pianoro erano frutto dell’ingegneria e delle mani dell’uomo: “E’ sorprendente come abbiano potuto spalare un’intera montagna senza le attrezzature adeguate. Questo è uno degli enigmi della cultura Olmeca”.

Gli scavi archeologici hanno portato alla luce un’altra peculiarità sorprendente. La mappatura di una serie di statue di pietra rivelarono che la loro posizione era stata concepita per formare una serie di righe parallele con orientamento nord-sud. Inoltre, è evidente che ogni monumento di San Lorenzo sia stato intenzionalmente rotto o danneggiato, poi disteso su di uno speciale letto di ghiaia rossa e infine ricoperto di terra e spazzatura.

L’enigma degli Olmechi

Gli Olmechi certamente sono i rappresentanti della più antica cultura delle Americhe, la quale ha dominato quella che corrisponde all’odierna parte meridionale di Veracruz, tra il 1800 a.C. fino al 400 a.C.

Quando gli spagnoli invasero il continente americano, all’inizio del XVI secolo, gli Aztechi dominavano su un impero che si estendeva da un oceano all’altro, che però non aveva un lungo passato. Non era trascorso ancora un secolo da quando l’imperatore Itzcoatl, “Serpente di Ossidiana”, aveva dato il primo impulso all’espansione di Città del Messico e dei suoi alleati.

D’altra parte gli stessi Aztechi, giunti di recente in Messico centrale, non potevano vantare una lunga tradizione. Come dirà lo storico Fernando de Alva Cortés Ixtlilxochitl, per gli Aztechi il passato si riduceva a un’età dell’oro, quella dei Toltechi preceduta a sua volta da un’era confusa e mitica, e quella dei giganti perduta nel vago della leggenda. Credevano infatti che gli stessi dèi avessero eretto le colossali piramidi del Sole e della Luna a Teotihuacàn (Jacques Soustelle, Olmechi, Rusconi, 1995).

Le ricerche di molti archeologi hanno aperto nuove prospettive, consentendoci di ricostruire, almeno in parte, il passato remoto della storia mesoamericana. Un periodo chiamato ‘arcaico’ sembra aver preceduto l’era dei grandi centri e dei monumenti, seguito poi da uno sviluppo costante, spesso impercettibile, ma con un’accelerazione progressiva man mano che si avvicina alla nostra era. Ogni fase di questo sviluppo trae origine dalla fase precedente e a sua volte prepara la seguente: tutto sembrava chiaro, tutto razionale.

Ma qui, appunto, sopraggiungono gli Olmechi. Un alto grado di civiltà dallo stile inimitabile, le cui origini non trovano riscontro in nessun luogo, che presenta opere così rifinite, così sofisticate da eguagliare quelle delle grandi civiltà del primo millennio e che scompare inspiegabilmente così come è sorte, lasciando tuttavia dietro di sé un’eredità che si tramanderà di età in età sino alla caduta degli Aztechi e dei Maya.

Ciò che più meraviglia degli olmechi è che questa civiltà evoluta è contemporanea delle prime forme evolute arcaiche, e mentre la sua scultura monumentale si eleva nel mezzo della giungla soffocante del Golfo del Messico, i contadini mesoamericani a malapena riescono a modellare statuette grossolane.

La cultura olmeca è diventata famosa per le sculture in basalto che rappresentano delle mastodontiche teste, alcune delle quali possono arrivare a pesare fino a 40 tonnellate, con un altezza massima di circa tre metri. Questi curiosi manufatti rappresentano ancora un enigma per i ricercatori.

Quando il viaggiatore Josè Marìa Melgar y Serano ne divulgò la scoperta nel 1869 sul bollettino della Società messicana di geografia e di statistica, ciò che stupì i ricercatori fu il fatto che le mastodontiche teste rappresentavano individui dai lineamenti etiopi. Così scriveva Melgar nel suo comunicato: “Ho pensato allora che, ai primordi dell’umanità, in questa regione ci siano stati dei Negri”.

Melgar era rimasto talmente impressionato dall’aspetto africano della testa scoperta nella località di Hueyapan che due anni dopo scrisse un secondo articolo sulla stessa rivista scientifica, nel quale proponeva alcune teorie sulle migrazioni dal Vecchio Mondo verso l’America, teorie che nonostante la loro apparente inverosimiglianza continuano ad ossessionare gli archeologi messicani come fantasmi male esorcizzati (Soustelle).

Una curiosa coincidenza

Un piccolo oggetto simile ad una borsa sembra accomunare tre culture lontane nel tempo e nello spazio: la cultura di Gobekli Tepe in Turchia (11 mila anni fa), la cultura sumera (5 mila anni fa) e la cultura Olmeca (3,3 mila anni fa).

La somiglianza di questi oggetti così distanti nel tempo e nello spazio pone diversi interrogativi: cosa sono questi oggetti? Cosa rappresentano e perchè sono importanti? Perchè appaiono nella iconografia di civiltà tanto distinte e separate da migliaia di chilometri e anni di distanza? Sono il segno di una stessa origine o di una stessa conoscenza antica? Chi ha trasmesso loro questa conoscenza?


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