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Venerdì, Gennaio 19, 2018
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L'enigma irrisolto dell'antico vaso metallico di Dorchester

E' un vaso metallico probabilmente una lega di zinco e argento, trovato durante alcuni lavori edili a Dorchester, nel Massachusetts nel 1851 in uno strato di pietra risalente a circa 320 milioni anni fa. Questo vaso presenta l’inquietante particolarità d’avere incisi, sulla sua superficie, disegni che riproducono piante estinte del Carbonifero Superiore, cioè la stessa età della roccia in cui il manufatto sarebbe stato eccezionalmente ritrovato. I fossili di quelle piante, come dimostra l’Autore in questo articolo,erano ancora del tutto sconosciuti all’epoca in cui il vaso apparve.

Ecco qui di seguito, tradotto in italiano, il testo dell’articolo pubblicato il 5 giugno del 1852, in seconda pagina, sul n° 38 di « Scientific American », sotto il titolo Una Reliquia d’una Età scomparsa:

Pochi giorni fa una potente esplosione è stata prodotta nella roccia alla Meeting House Hill, nel quartiere di Dorchester, pochi isolati a sud del luogo d’incontro del Reverendo Signor Hall.
L’esplosione ha prodotto un’immensa quantità di pietrame, alcuni pezzi dal peso di alcune tonnellate, e scagliando piccoli frammenti in tutte le direzioni. Tra di loro è stato raccolto un vaso metallico in due parti, per la frattura provocata dall’esplosione. Rimesse insieme le due parti, questo forma un vaso a forma di campana, alto 11,4 cm, 16,5 cm alla base, 6,3 cm alla sommità e di circa tre millimetri di spessore.

Il corpo di questo vaso assomiglia nel colore allo zinco, o ad una lega metallica in cui c’è una considerevole percentuale d’argento. Sui lati vi sono vi sono 6 figure d’un fiore, o un bouquet, splendidamente intarsiato nell’argento puro, e attorno alla parte bassa del vaso una pergola, o tralcio, intarsiata anch’essa nell’argento.
Il cesello, l’incisione e l’intarsio sono squisitamente eseguiti dall’arte di un abile artigiano.
Questo strano e sconosciuto vaso era saltato fuori dalla dura roccia puddinga, 4,63 mt sotto la superficie.
Adesso è in possesso del Signor John Kettell. Il Dr. J. V. C. Smith, che ha recentemente viaggiato in Oriente, ed ha esaminato centinaia di curiosi utensili domestici, disegnandoli anche, non ha mai visto qualcosa che assomigli a questo. Egli ha fatto un disegno e preso accurate misure di questo, da sottoporre ad esame scientifico.
Non vi è alcun dubbio tuttavia che questa curiosità era saltata fuori dalla roccia, come sopra detto; ma vuole il Professor Agassiz, o qualche altro scienziato, dirci per favore come questo è arrivato lì? L’argomento è degno d’investigazione, in quanto non vi è inganno nel caso.
Quanto sopra proviene dal Transcript di Boston e quello che ci stupisce è come il Transcript può supporre il Prof. Agassiz qualificato a dirci come questo sia giunto lì più di John Doyle, il fabbro ferraio. Non si tratta di una questione di zoologia, botanica o geologia, ma una questione relativa ad un antico vaso metallico, forse fatto da Tuba-Cain, il primo abitante di Dorchester.
Questa, dunque, la nuda cronaca dei fatti, che dobbiamo soltanto emendare dalle finali considerazioni personali del cronista dell’epoca, riguardanti leggendari primi abitanti dell’antico quartiere di Boston, generate forse dalla consapevolezza che nessuno, in quell’epoca e in quei luoghi, poteva sicuramente essere in grado di concepire, e realizzare, un oggetto di quel genere.
Gli scettici hanno tuttavia ragione ad avanzare dei dubbi sulla possibilità di un inganno, dal momento che le modalità del ritrovamento non sono quelle proprie d’una rigorosa ricerca scientifica o da uno scavo comunque archeologico. Si trattava infatti dell’area d’un cantiere edile, installato sul terreno di proprietà d’una Chiesa locale, sui cui doveva essere edificata la Meeting House Hill. L’Impresa incaricata d’eseguire il lavoro si trovò presto alle prese con un problema: l’area su cui gettare le fondamenta era solida roccia puddinga e per lo scavo degli scantinati era un duro ostacolo da superare. Così non si poté far altro che sbancare tutto con la dinamite. Stando così le cose, è del tutto naturale pensare che il fortuito ritrovamento d’un oggetto “anomalo” possa essere stato in realtà la burla di qualche buontempone che, in ogni epoca e ad ogni latitudine, a riguardo non manca mai.


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