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Domenica, Novembre 19, 2017
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L'antica energia segreta usata dai Faraoni

Erodoto, nel secondo volume di "Le Storie", ci informa che gli Egiziani, prima di iniziare la costruzione della grande piramide, scavarono la camera sotterranea allo stesso livello del Nilo, vale a dire a circa sessanta metri sotto il suolo. In questa camera, ubicata più a sud della piramide, si troverebbe il sarcofago con i resti del Re e sarebbe situato sopra un'isola artificiale, che potrebbe rappresentare la "collina primordiale", circondata dall'acqua del Nilo che vi arriverebbe attraverso un canale artificiale.


In effetti nella zona esiste una tomba a quaranta metri di profondità circondata dall’acqua, ma non è quella di Keope. Non conosciamo dove siano i resti mortali del faraone che, ad ogni costo, si vuole come l’ideatore e costruttore della Grande Piramide. Cheope è noto anche col nome di Khufu, ma questo vocabolo significa "Re di un forte sconosciuto potere"; quindi Khufu appare come il nome dato ad un tipo d’energia, non quello attribuito ad una persona.
Se il vocabolo veniva usato per indicare un tale potere, è ragionevole pensare che col passare del tempo, diciamo, un migliaio di anni dopo, forse più, possa essere stato assegnato al più potente re della IV dinastia; Cheope, detto Khufu, per comparare il suo potere a quello dell’omonima energia.
Forse la sua potenza ricordava quell’antica energia. Erodoto descrive il faraone come un tiranno violento che costrinse il popolo a dedicarsi, per 30 anni, alla costruzione della Piramide; benché la storia evidenzi l'errore dal momento che Khufu regnò solo per 23 anni.


[Foto: Stele vicino  alla grande piramide]
Stele, fatta erigere da Tutmosis IV, ritrovata fra le zampe della sfinge. I simboli, impressi su di essa, indicano il restauro dei monumenti da parte del faraone e quindi si desume che la piramide esisteva già al tempo di Tutmosis IV.

Di lui non esiste nessuna effigie, né statua; alquanto strano per un faraone autore di una simile impresa.
Auguste Mariette ritrovò una Stele vicino alla grande piramide, conservata adesso nel Museo del Cairo, nella quale è scritto che Cheope "Khufu", pensò al restauro del tempio di Iside - nominata signora della Piramide - situato vicino alla Sfinge.

[Iscrizione sulla  stele ritrovata fra le zampe della sfinge]

"Ankh Hor Mezdau Sten-bat Khufu tu ankh".
Vita ad Horus.....a Khufu sia la Vita. Egli rinvenne la Casa di Iside, Signora della Piramide accanto alla dimora della Sfinge.

Cheope non può quindi essere stato il costruttore della Piramide, già esistente alla sua epoca.
Il Re non sapeva quante erano le camere della Grande Piramide. Fatto molto insolito che il costruttore non fosse a conoscenza di quante camere conteneva la sua costruzione.
Riguardo all'energia sconosciuta si trovano riferimenti nel Tempio di Dendera.
Una parete del Tempio porta un'iscrizione ove si parla di una forma d'energia, forse elettrica, trasmessa nel Tempio stesso quando gli Dèi governavano l'Egitto, al tempo degli Shemsu-Hor, ben 75.000 anni fa.
Questa energia è chiamata "Mhn" (Men) e veniva trasmessa fra due terre: l'Egitto e Reret, cioè l'Arartu, oggi l'area della montagna dell'Ararat, nella parte settentrionale del Kurdistan, a Nord Ovest dell'Iran.
È spontaneo il collegamento alla terra di Tilmun, citata nella saga Sumera di Gilgamesh, dalla quale le navi degli Dèi s'involavano verso le regioni celesti; come i richiami alla cultura Ubaid del Kurdistan, le cui statuette artigianali, raffiguranti divinità dall'aspetto serpentiforme e considerate dai sumeri la rappresentazione delle loro divinità, ricordano i crani dolicocefali, ovali rinvenuti ad Abido, ad Ica, a Merida in Messico, avvalorando la tesi che una forma di vita diversa vivesse mescolata con quell'umana circa 8.000 anni fa.


[Foto: Statuette della  cultura Ubaid]
Statuette della cultura Ubaid, rinvenute a Jarmo, rappresentanti esseri rettiliformi con un "bastoncino".

L’iscrizione del tempio riporta nella colonna di sinistra:
"La tua potente luce 'Mhn' - Men - da questa regione alla regione di Reret, eternamente in vita e in serenità".

[Iscrizione nella  colonna di sinistra]

Nella colonna di destra sembra si faccia riferimento a una specie di camera di controllo e l’interpretazione potrebbe essere:
"l’energia - Mhn - presente nell’aria di due terre è stata inviata dalla stanza di controllo nella casa del giudizio, la casa celeste del Dio del cielo Nut, il quale è il primo nella presenza di Ra nel silenzio del suo trono".

[Iscrizione nella  colonna di destra]

È interessante notare che l’iscrizione riporta, all’inizio della colonna di sinistra, il simbolo dello Zed, con quattro lamelle aperte e alla fine della colonna, sempre lo Zed con le lamelle chiuse. Si presume che la differenza risulti intenzionale. Chi traduce è certo che sia di natura tecnica, come a significare "stazione trasmittente e ricevente". L’iscrizione non è completa e la traduzione è limitata.
Conoscendo le altre iscrizioni del tempio, potremmo avere un quadro completo e certamente più preciso e significativo, ma risulta chiaro che in questa iscrizione si parla di una energia potente e misteriosa, forse la stessa che risulta presente nella vicenda di Ramses II.
Questi, nel quinto anno del suo regno, all'età di 20 anni, affrontò il potente esercito Ittita nella celeste battaglia di Kadesh. Nel corso dello scontro fu tratto in una imboscata e rimase isolato dal grosso del suo esercito.
Senza l'aiuto dei suoi soldati respinse due attacchi Ittiti e nel tentativo di sfondare l'accerchiamento si ritrovò circondato da 2.500 carri nemici.
Si racconta che al fianco di Ramses II ci fosse solo il Dio Amon. Con l'aiuto e le "armi" del Dio, come riferito dallo stesso Ramses II nelle sue cronache, "dell'esercito nemico rimasero mucchi di cadaveri dinanzi ai miei cavalli".
Quindi, protetto da Amon, Ramses II assalì per ben sei volte altri 1.000 carri nemici, coprendo il terreno di cadaveri e costringendo alla fuga i superstiti.
In un epoca precedente un altro faraone, Tutmosi III, sconfisse gli Hyxos al passo di Megiddo, un passo di grande importanza militare che nella "Rivelazione di Giovanni" viene chiamato "Armageddon". Anche in quel caso il Dio Amon si era schierato con il faraone.
Ramses II, traendo vantaggio dal mito che veniva creandosi intorno a lui, si gettò in una campagna di conquista di nuovi territori. Combatté in Palestina e in Siria, occupò Arcandona e devastò Akka; a Tunip, in Siria, ripeté le gesta di Kadesh. Attaccò la città senza indossare la corazza e la conquistò in due ore.
Dopo decenni di guerre e la conquista di un vasto territorio, si rese conto, e come lui il Re Ittita, che era inutile disperdere tante energie facendosi guerra l'un l'altro mentre i Popoli del Mare stavano invadendo il territorio da settentrione. Quindi, nel 1280 a.C., venne stilata un'alleanza, in pratica un patto personale fra i due sovrani. Un trattato che non verrà mai violato, ma che, inspiegabilmente, non accenna ai confini dei paesi.
La quinta parte dell'accordo, incisa sulle tavole, elenca i nomi dei testimoni: "Mille divinità fra gli dèi e le Dèe d'Egitto e del paese degli Ittiti. Dagli Dèi del sole e delle tempeste sino agli Dèi e alle Dèe dei monti, dei fiumi, del cielo e della terra, del grande mare, dei venti e delle nubi"
Queste le vicende, ma rimane il fatto che a Kadesh, un re ventenne, seppur valoroso, sconfisse da solo migliaia di nemici. La razionalità spinge a supporre che oltre al coraggio avesse fra le sue mani qualcosa di molto potente, un'arma capace di renderlo invincibile e talmente sicuro di questa sua invulnerabilità da spingerlo a sfidare il nemico senza corazza, cosa che all'epoca lo avrebbe reso facilmente vittima dei dardi nemici.
Molte volte nei racconti degli antichi gli Dèi prendono parte alle battaglie degli umani.
Il dio Amon proteggeva Ramses II con le sue "armi"; le armi di un Dio. Quali? Le armi che una leggenda vuole nascoste nella camera segreta nel cuore della piramide, insieme a carte terrestri e celesti e ad un tipo di vetro che "non si poteva spezzare"?
Rileviamo che fra i tanti modi di scrivere il nome di Amon, vi è anche un segno, meno conosciuto, un obelisco che significa appunto "Amun". Inoltre nel papiro di Useret, custodito al British Museum, vi è un rarissimo segno riferito ad Amon, che ritroviamo scolpito sulle pareti del tempio di Abido. È per caso la rappresentazione dell'arma di Amun?
Le conoscenze tecnologiche di cui disponiamo oggi la indicano facilmente come la raffigurazione di una valvola elettrica. Si può supporre che le "armi degli Dèi" avevano un collegamento con l’energia elettrica?
Abido è una delle città ove risiedevano gli Dèi e uno dei luoghi delle loro battaglie. Il luogo dove Ra attendeva Horus per aiutarlo a sconfiggere Set. In qualche punto, fra Abido e Dendera, Thot donò a Horus il disco alato per poter volare in alto e attaccare i nemici da quella posizione.
Pur essendo vero che le cosiddette armi degli Dèi non sono state ritrovate non si può negare la loro esistenza.
Riguardo all'arma di Amon, la sua forma era quella di un "bastoncino". Ritorniamo alla cultura Ubaid di Jarmo che riproduceva gli Dèi con in mano una "bacchetta"; ripensiamo alle tradizioni degli indiani Navaho che raccontano di visitatori celesti luminosi provvisti di un "tubo" con il quale infliggevano punture simili a quelle degli aghi di cactus.
Al re Salomone, recatosi dagli anziani a chiedere come poteva costruire un tempio a Dio (questi aveva proibito l'uso di ogni attrezzo di metallo per tagliare e foggiare le pietre da utilizzare per il tempio), fu risposto che Mosè aveva portato dal deserto lo "Shamir" (il verme tagliente), donatogli dallo stesso Dio, con cui fece sgorgare l'acqua dalle rocce per dissetare il suo popolo. E fu proprio con lo "Shamir" che vennero tagliate le pietre del tempio di Salomone. Quindi diverse fonti raffigurano gli Dèi che impugnano un’arma dalla forma di un "bastoncino".
Viene da chiedersi se è un caso che il colonnello Corso, nel suo libro "Il giorno dopo Roswell", descriva un simile cilindro, che, a suo dire, sembra essere stato recuperato tra i rottami dell’UFO precipitato a Roswell nel 1947 e da cui sarebbe stato tratto il laser.
Ramses II aveva certamente combinato l'arma di Dio con l'energia "Mhn" e l'aveva inserita nella sua corona da guerra dalla forma di cobra reale. Questo gli avrebbe permesso di uscire da una posizione critica e sbaragliare l'esercito nemico anche senza l'aiuto di Amon. Il Faraone possedeva certamente un codice non scritto per utilizzare un'arma che ai nemici doveva apparire spaventosa.
Nel Mahabarata vengono descritte dettagliatamente armi simili a quella del Dio Amon, paragonabili a quelle moderne e quindi da noi ben riconoscibili.
In seguito ad un breve calcolo, risulta che in quelle battaglie perirono circa due miliardi di persone. Una guerra globale, combattuta intorno al 24.500 a.C., con la conseguente completa distruzione della civiltà antidiluviana. Lo testimonierebbe una scoperta effettuata fra il 1993 e il 1994, quando nella giungla brasiliana venne ritrovata una città i cui resti, secondo gli esperti, risalgono al 24.000 a.C.
Vi sono state altre guerre da quell'epoca; nel 19.500 a.C. e una combattuta, guarda caso, nell'Oceano Atlantico e nel Mediterraneo nell'11.500 a.C.
Rig Veda, Mahabharata, Aitareya, Brahmana Baghavaghita, testi sumeri e Egizi, parlano di guerre fra Dèi e scorrendone le cronache possiamo parlare di "guerre stellari".
La prima di queste guerre sembra sia avvenuta fra il 72.000 e il 71.000 a.C., periodo a cui lo storico arabo Abu Zyad fa risalire l’edificazione delle due grandi piramidi e della Sfinge.
Dobbiamo constatare che Dèi, semidei ed eroi disponevano, a mezzo delle loro micidiali e insolite armi, di un’energia capace sia di azionare i loro utensili, come lo Shamir di Salomone, come il bastone donato da Dio a Mosè e la spada impugnata dall’angelo che in una sola notte sterminò l’esercito di Sennacherib. Un’energia che ha molto in comune con quella descritta dalle incisioni sulla parete del tempio di Abido e Dendera.
Più sfogliamo vecchi libri e comprendiamo antichi glifi, più vi riscontriamo legami che ci trasportano in un tempo remoto, nel quale una razza di uomini forti viveva protetta da esseri considerati Dèi che, come gli uomini, erano di carne ed ossa, ma dotati di conoscenze tecnologiche che in taluni casi, ben documentati nelle antiche scritture, condividevano con i potenti della terra.
L'uomo oggi ha altri fini e non si interessa delle proprie origini, non analizza le tracce indelebili che potrebbero rivelarci sconvolgenti verità.
Ne sono un reale esempio i geroglifici impressi sulla porta che si trova nella camera sotterranea della piramide di Chefren, ancora sconosciuti agli egittologi.
In un significativo parallelo, in campo militare oggi si parla di guerre senza vittime, condotte da satelliti collegati a computers. I satelliti messi in orbita per attuare lo Scudo Stellare, dotato di armi laser e a fasci di particelle accelerate hanno offerto la possibilità di raggiungere, attraverso l'uso della telefonia satellitare, ogni angolo della terra.


Nelle nuove guerre saranno impiegati aerei dotati di armi laser e proiettili capaci di cercare il bersaglio autonomamente; navi arsenali a scafo sommerso armate di missili azionabili da terra da grande distanza; inoltre aerei e carri armati miniaturizzati, telecomandati, per scoprire la dislocazione delle forze avversarie; onde elettromagnetiche capaci di bloccare carri e semoventi rendendoli non operativi. Verrà così ricostruita una mappa elettronica del campo di battaglia, attuando un dominio esteso dell'informazione (Extended Information Dominance), che viene chiamata, guarda caso, "Occhio di Dio". Sono le stesse armi di cui disponevano gli Dèi nell'antichità presentate nel Mahabarata, raffigurate ad Abido, Dendera e simbolizzate nelle cronache dello Zep Tepi, l’epoca di Osiride?


Di seguito il video-documentario realizzato da Voyager

 




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