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Piri Reis: il mistero della mappa più antica dove è segnalata anche Atlantide

Da quando è stata trovata la mappa di Piri Reis, esperti e scienziati si trovano a discutere, ponendo più interrogativi che risposte. Ma cosè la mappa di Piri Reis?

La mappa di Piri Reìs è un lacerto di un antico portolano tracciato nel XVI secolo dall'ammiraglio e navigatore ottomano Piri Reìs. Su di esso e sul suo curioso profilo delle coste al di sotto di quelle del continente sud-americano sono state avanzate diverse ipotesi.

Secondo la posizione dei ricercatori di archeologia misteriosa la carta di Piri Reìs oltre a rappresentare l'Africa e il Sud America in quella che sarebbe l’esatta longitudine relativa, e le Isole Falkland (scoperte ufficialmente solo nel 1592, ma assai probabilmente esplorate per conto del Re del Portogallo durante gli anni '10, o poco prima, infatti a partire dal 1507 alcuni cartografi europei iniziarono a disegnare isole vagamente simili sulle loro mappe), definirebbe la topografia sub-glaciale della linea di costa sepolta sotto centinaia di metri di ghiaccio in Antartide, continente scoperto solo nel 1818. La presenza della roccia sotto lo strato congelato venne confermata dall’Aeronautica statunitense nel 1960, basandosi sul confronto del profilo rilevato sulla superficie (mediante il metodo sismico a riflessione) dalla spedizione antartica del 1949. Sia i dati del 1960, sia quelli del 1949 sono oggi considerati in buona parte superati, la linea costiera reale dell'Antartide è in buona parte differente da quella ipotizzata all'epoca di Hancock, ed ambedue differiscono per molti punti da quella di Piri Reìs, che invece coincide in maniera singolarmente buona con la linea costiera argentina, seppur ripiegata su se stessa di circa 90 gradi.


Secondo queste interpretazioni Hancock ipotizza che qualcuno avrebbe mappato l’Antartide libero dai ghiacci in un’epoca compresa tra il 15.000 e il 4000 a.C. (presumibilmente intorno al 10000 a.C.). L'Antartide poi si sarebbe spostato in seguito ad un ipotetico cataclisma che avrebbe cambiato l'allineamento dell'asse terrestre, raggiungendo la posizione attuale. Attuali intense ricerche paleoclimatiche, e analisi dei carotaggi del ghiaccio escludono in maniera definitiva che l'Antartide del tardo Pleistocene e del primo Olocene fosse più calda di quella attuale, anzi, durante l'ultima fase glaciale (terminata circa 11.000 anni fa) anche l'emisfero australe fu, seppur in maniera leggermente minore rispetto a quello boreale, interessato da estesi fenomeni glaciali, che aumentarono la quantità di ghiaccio presente nell'Antartide.

Inoltre viene evidenziata un’isola di grandi dimensioni, oggi inesistente, sulla posizione della dorsale medio atlantica, che viene associata ad uno dei continenti mitici del passato. Va anche detto che la cartografia occidentale, fino agli anni '10-'20 del XVI secolo (e talvolta anche oltre) rappresentava su carta anche luoghi mitici (isole dei beati, Thule) o di carattere religioso (come l'eden o il monte del purgatorio).

Anche le Azzorre risultano molto più estese di quanto siano oggi, fatto che Hancock imputa ad una sostanziale differenza del livello del mare durante l'epoca glaciale. In realtà tutte le carte del XVI secolo sopravvalutano, volutamente, le dimensioni delle piccole isole (era una tecnica cartografica utile per i navigatori, che avevano una visione più chiara delle stesse isole. Si veda al riguardo al portolano che Piri Reìs ed altri tracciarono dell'Adriatico meridionale, con un'evidente sovrarappresentazione delle isole Tremiti.

Lo studio dei portolani secondo Hancock evidenzierebbe che tale mappa faceva parte di un planisfero ottenuto attraverso una proiezione azimutale equidistante, centrata nei pressi della città del Cairo, come se si trattasse di una vista da altissima quota (paragonabile a quella di un satellite geostazionario). Tuttavia, questa tecnica di rappresentazione ancora non era stata inventata ai tempi di Piri Reìs, senza contare che non era ancora possibile misurare la longitudine in modo preciso, né ovviamente raggiungere tali altezze.

La parte inferiore del continente sudamericano comunque non sarebbe corretta, se effettuata con questo tipo di rappresentazione, né sarebbe possibile vedere in quelle terre una proiezione dell'Antartide, cosa che mette in conflitto tra loro i due punti principali della teoria di Hancock.


Al centro dell'Atlantico è indicata una grossa isola, inesistente nella realtà attuale.

Secondo i sostenitori dell'archeologia misteriosa si tratterebbe di Atlantide, o di Mu, due "continenti perduti". Più prosaicamente invece paragonando l'opera con altre mappe di epoca immediatamente precedente, si tratterebbe di una rappresentazione grafica della mitologica Isola di San Brandano, una terra presente in alcune agiografie e Vite di santi. Nel 530 San Brandano il Navigatore avrebbe viaggiato dall'Irlanda verso occidente sino a incontrare il Giardino dell'Eden, un racconto descritto nell'opera Navigatio sancti Brendani.

Il racconto di Brandano potrebbe essere solo il frutto di una fantasia ispirata dalle conoscenze medievali, che volevano l'Asia piuttosto vicina all'Europa verso Occidente (le stesse premesse che portarono Colombo a partire verso le Indie), o potrebbe trattarsi di una sorta di racconto reale trasfigurato nel tempo che ha portato il navigatore a vedere il continente americano.

Tuttavia, la teoria principale è che si tratti di una deformazione medievale di un mito irlandese dell'VIII secolo, il Viaggio di Bran, un racconto di viaggi immaginari che riporta alcune similarità col mito di Ulisse (lo sbarco sull'isola dei piaceri, l'isola delle donne, il ritorno a casa non riconosciuto...). Questo tipo di racconti erano comuni in epoca antica, e vennero recuperati nel medioevo con l'esplosione del genere delle avventure di viaggio, un trend letterario che stimolò e venne stimolato dalle scoperte geografiche dell'epoca.

Questa isola era presente quasi certamente anche sulle mappe di Cristoforo Colombo che Piri Reìs dichiara come proprie fonti.

Hancock e i seguaci di questa teoria identificano in alcuni frammenti della mappa un'isola che sarebbe Cuba, circondata dalla zona caraibica (allora nota ma non ancora cartograficamente dettagliata, sia detto per inciso, la carta di Piri Reìs non sarebbe più dettagliata delle altre carte coeve, semmai risulterebbe ancora più imprecisa al riguardo). Tuttavia, posizionando correttamente il frammento e senza ruotarlo di 90° è possibile identificare la sagoma dell'isola nel Giappone (Cipango), già conosciuto ai tempi grazie agli esploratori terrestri, ma non ancora correttamente dettagliato.

La presenza dell'imbarcazione girata di 90 gradi in senso orario non deve trarre in inganno. Era frequente, all'epoca, disegnare le navi con la chiglia rivolta verso la terra più vicina, specie quelle poste verso l'estremità della mappa.

Per quella parte di mappa senza dubbio Piri Reìs si è rifatto ai lavori di Martin Behaim, che nel 1492 produsse un mappamondo in cui la posizione e la conformazione dell'isola e degli elementi circostanti sono praticamente identiche. Il mappamondo di Behaim è certamente una delle opere preesistenti da cui l'ammiraglio trasse materiale per la sua carta.

Va aggiunto che per buona parte dei cartografi (eccettuati quelli delle nazioni atlantiche, che oltreoceano inviavano spedizioni, i cui dati, in teoria, dovevano rimanere segreti), fino quasi alla metà degli anni '20 del XVI secolo l'America corrispondeva all'attuale Sud America, ed era un continente che si trovava a sud dell'Asia, da qui la possibilità che dove dovrebbero trovarsi i Caraibi si trovi il Giappone, mentre Cuba potrebbe addirittura corrispondere all'isola posta in mezzo all'Atlantico.

Una ampia parte della mappa verrebbe identificata nel Brasile. Nonostante Hancock affermi che si tratti di una rappresentazione fedele, le linee costiere disegnate sono assai imprecise e per una buona metà del continente totalmente sbagliate: questo fatto, fondamentale nella creazione delle tesi di Hapgood, viene omesso e travisato nell'opera di Hancock, in cui si sostiene ripetutamente la precisione del lavoro cartografico. I fiumi sono in posizione sbagliata, e la parte sud del Brasile e l'attuale Argentina deviano in modo marcato a destra.

Questa parte è con certezza opera di cartografi portoghesi, forse in viaggio con Vespucci stesso o con l'esploratore Binot Paulmier de Gonneville.
Non sappiamo con precisione dove si sia diretto de Gonneville, che lasciò una descrizione piuttosto frettolosa del suo viaggio. La moderna ricerca ritiene che abbia navigato sulle coste meridionali del Brasile ma è possibile che si fosse spinto nelle zone oggi comprese tra Brasile, Argentina settentrionale e Paraguay. Forse sarebbe stato proprio lui il primo a scoprire le Falkland.
Binot Paulmier de Gonneville descrisse le sue scoperte come facenti parte del continente meridionale, denominazione che non deve trarre però in inganno, perché nel 1506 non esisteva ancora il nome America, mentre la parola Australia era stata inventata già dai greci, poiché la teoria tolemaica ipotizzava l'esistenza di un gigantesco continente meridionale. Quando Magellano raggiunse la Terra del Fuoco ritenne infatti di aver toccato questo continente.

Piri Reìs cita i portoghesi in quasi tutte le note presenti nell'area. Questo spiegherebbe il motivo della deformazione del terreno: Il navigatore turco avrebbe attinto a vecchie mappe, che riportavano le zone meno note in modo deformato per farle rientrare nell'area d'influenza portoghese stabilita dal Trattato di Tordesillas (1494).

Già quindici anni prima la pubblicazione della mappa turca, diverse mappe (tra cui quella di Juan de la Cosa del 1500) riportavano disegni dettagliati dell'area, in cui l'esplorazione era continuata in modo fervente vista la ricchezza e l'interesse dei sovrani spagnoli e portoghesi.



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