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Mercoledì, Novembre 22, 2017
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L'enigma della sciamana dall’occhio d’oro. La protesi di 5.000 anni fa

Era alta una spanna più delle altre donne e non passava inosservata. Aveva tra i venticinque e i trent'anni, la fronte un po' sfuggente, il mento deciso e la pelle bruna. Si vedeva che era straniera e probabilmente veniva dalla Penisola arabica, ma ciò che la distingueva da tutti era un occhio finto ricoperto da una sottile sfoglia d'oro, inserito nell'orbita sinistra.

CAROVANE — Questa signora davvero speciale visse quasi cinquemila anni fa a Shahr-i Sokhta, in Iran, non lontano dal confine con la Battriana, l'attuale Afghanistan. Una città ricca e vivace dove transitavano le carovane dei mercanti che facevano affari tra Oriente e Occidente e che forse, un giorno, portarono con loro quella straniera dall'aspetto tanto singolare. Nonsappiamo che cosa la spinse laggiù, nel lontano deserto del Sistan ma, date le sue caratteristiche fisiche e la presenza di quell'occhio d'oro, gli archeologi non scartano l'ipotesi che si trattasse di una sacerdotessa o di una sciamana.Quando morì fu sepolta col suo occhio posticcio, una collanina di turchese, uno specchio di bronzo dalla forma un po' esotica e una trentina di vasi e coppe di fattura locale.
PROTESI — Un paio di mesi fa gli archeologi l'hanno ritrovata scavando nella necropoli dell'antica città carovaniera. «A scoprirla sono stati gli archeologi iraniani diretti da Mansour Sajjadi — spiega Lorenzo Costantini, direttore della missione archeologica italiana in Sistan e Belucistan che da anni collabora con gli iraniani — La sepoltura risale al 2900-2800 avanti Cristo e l'antropologo Farad Foruzanfar ha stabilito che si trattava di una donna alta circa un metro e ottantadue, con una struttura cranica di tipo africanoide. Questo fa ritenere che provenisse dalle regioni dell'Iran meridionale o addirittura dalla Penisola arabica. A noi italiani è stato chiesto di studiare la protesi e così ho potuto sottoporla a una serie di analisi. Si tratta di una mezza sfera dal diametro di 2,97 centimetri e dal raggio di 1,5. Fu prodotta utilizzando un materiale leggero, forse una pasta di bitume. La superficie esterna è caratterizzata da un motivo inciso formato da un piccolo cerchio centrale da cui partono otto linee a raggiera; altre linee compaiono in prossimità del margine dove ci sono anche i due fori in cui passava un nastrino che la teneva in posizione girando attorno alla testa, come una benda. L'esame al microscopio ha rivelato tracce di una sottilissima lamina in lega oro-argento, che probabilmente ricopriva la superficie esterna». «L'obbiettivo della ricerca— continua Costantini — era anche stabilire se si trattasse di una protesi applicata post mortem, oppure se la donnala indossasse da viva. Ora sappiamo che era giusta la seconda ipotesi. Nella parte posteriore, in prossimità del margine esterno, abbiamo infatti individuato un'impronta molto chiara lasciata dal contatto prolungato dell' oggetto con lo zigomo; inoltre, nel foro esterno abbiamo identificato un solco sottile lasciato dal nastrino».
ABILITA’—Quindi un occhio d'oro, che però non aveva l'aspetto di un occhio naturale. E questo può avere una spiegazione. Poiché l'abilità degli antichi artigiani di Shahr-i Sokhta avrebbe permesso loro di realizzare un occhio finto molto somigliante al vero, vien da pensare che quella protesi avesse soprattutto la funzione di lanciare «sguardi lampeggianti», che conferivano alla donna un alone misterioso e soprannaturale. Sguardi adatti a chi doveva vedere quello che gli altri non vedevano; una sciamana, appunto.

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