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Lunedì, Maggio 29, 2017
News Astronomia Il via dell'ESA per la missione Athena, il miglior pianeta candidato per essere la prima colonia umana extrasolare e l'invito del Papa a condividere la conoscenza dell'Universo

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Il via dell'ESA per la missione Athena, il miglior pianeta candidato per essere la prima colonia umana extrasolare e l'invito del Papa a condividere la conoscenza dell'Universo


E’ deciso: sarà Athena, un sofisticatissimo osservatorio orbitante nei raggi X che prenderà il volo nel 2028, la seconda delle grandi missioni dell’Agenzia Spaziale Europea prevista nell’ambito del programma “Cosmic Vision”. A selezionare la missione, all’unanimità, è stato lo Science Programme Committee dell’ESA. Athena indagherà i fenomeni più energetici che avvengono nell’universo, come il plasma caldo negli ammassi di galassie e gli oggetti celesti più estremi che si conoscano, ovvero i buchi neri e i lampi gamma, spingendosi fino all’epoca in cui si sono formate le prime stelle supermassicce, a 150 milioni di anni dal Big Bang. L’Italia con INAF, ASI e numerose Università avrà un ruolo determinante nel progetto, sia per la parte scientifica che per lo studio del concetto di satellite e dei suoi strumenti.

“Athena è uno dei quattro pilastri del futuro osservativo a multilunghezza d’onda di INAF, con SKA nella radioastronomia, E-ELT nell’ottico e CTA nei raggi gamma” dice il presidente dell’INAF Giovanni Bignami. “Conquistata la possibilità di una presenza italiana ora dobbiamo concretizzarla. Saremo aiutati in questo dalla grande tradizione nazionale nella astronomia X dallo spazio, cominciata da Riccardo Giacconi 50 anni fa e continuata in Italia con le brillanti missioni BeppoSax, EPIC XMM e IBIS INTEGRAL”.

L’ universo è permeato di un plasma caldissimo, che si estende in una ragnatela cosmologica e al cui centro risiedono gli ammassi di galassie. I buchi neri di ogni taglia, i più grandi dei quali risiedono al centro di ogni galassia,  sono l’altra componente fondamentale per comprendere come “funziona” l’universo che noi conosciamo. L’energia espulsa dal buco nero è in grado di influenzare la formazione e la vita delle stelle e della galassia che lo ospita.  I primi buchi neri si sono formati dall’esplosione delle prime stelle dell’Universo, circa 150 milioni di anni dopo il big bang. Queste stelle primordiali sono evolute molto rapidamente, in “solo” un milione di anni dalla nascita hanno esaurito il loro combustibile e sono esplose,  formando e poi espellendo nello spazio i primi elementi chimici più pesanti dell’idrogeno e dell’elio – come ad esempio carbonio, ossigeno e ferro, necessari per le generazioni seguenti di stelle -  e  generando i primi buchi neri dell’Universo, i ‘semi’ dei buchi neri supermassicci che oggi si trovano al centro di ogni galassia. Il modo di scoprire queste stelle primordiali è osservare e studiare la loro esplosione, che è accompagnata da un lampo di raggi gamma.

“Con la selezione di Athena si aggiunge un altro elemento al programma scientifico dell’ESA”, ha dichiarato Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. “Questa missione, la seconda selezionata della classe di missioni Large, rappresenta la seconda pietra angolare della costruzione europea del programma Cosmic Vision che vede l’ASI e con essa la comunità scientifica italiana, ma anche quella industriale, chiamate a mantenere il livello di eccellenza raggiunto in molti anni di impegno continuo. Un impegno che necessita di spalle più solide di quelle che sono state disponibili negli ultimi anni”.

“L’Europa con Athena conquista di fatto il primato negli studi dell’universo nei raggi X per i prossimi trent’anni. E sarà un’importante facility su cui potrà formarsi la nuova generazione di ricercatori in questo settore” commenta Luigi Piro dell’INAF-IAPS di Roma, il coordinatore della parte italiana del team che ha proposto la missione  Athena.

La selezione della missione Athena giunge a valle della scelta dell’ESA, lo scorso novembre, del tema scientifico per la sua prossima grande missione spaziale, dal titolo “L’Universo caldo ed energetico”, che vede il supporto di oltre 1200 ricercatori in tutta Europa  con il coinvolgimento di numerosi Istituti e Osservatori dell’INAF (IAPS/Roma, IASF di Milano, Bologna, Palermo, Osservatori di Milano, Trieste, Torino, Bologna, Arcetri, Padova, Roma, Napoli, Palermo ) e le  Università di Roma (I, II e III), Milano, Trieste, Bologna, Palermo, l’Università e sezione INFN di Genova e l’IFN del CNR.

Il migliore dei mondi possibili


Nelle notti chiare potreste vederla anche dal vostro giardino con un telescopio amatoriale: si chiama Gliese 832, è una nana rossa ad appena 16 anni luce dalla Terra, e secondo gli astronomi potrebbe nascondere il migliore fra i candidati a un pianeta abitabile.

La scoperta della Super Terra in orbita attorno a questa stella relativamente vicina è stata annunciata dagli astronomi della University of New South Wales, in Australia, e si basa sui dati di alta qualità forniti da HARPS-TERRA, il Planet Finder Spectrograph e l’UCLES Echelle Spectrograph. Secondo Robert A. Wittenmyer, responsabile del team che ha individuato il nuovo pianeta, Gliese 832C ha una massa cinque volte superiore a quella terrestre ma si stima possa ricevere dalla sua stella una quantità di energia paragonabile a quella che investe il nostro Pianeta grazie alla vicina e costante azione della sua stella madre.

Certo una nana rossa brilla debolmente se paragonata alla nostra stella, con una fascia di abilità così vicina da mettere a rischio l’atmosfera di pianeti con un periodo orbitale così breve (per Gliese 832C si tratta di 36 giorni) ma “il pianeta potrebbe avere temperature simili alla Terra, anche se con ampie escursioni stagionali”, si legge nel comunicato stampa del Planetary Habitability Laboratory. Ma, come riportato in un precedente articolo, se il pianeta avesse una atmosfera densa, questa potrebbe surriscaldarlo al punto da trasformarlo in una Super Venere.

Secondo il Terra Similarity Index (ESI) – una misura di quanto un oggetto di massa planetaria sia fisicamente simile al nostro Pianeta, dove con valore 1 si intende una piena congruenza con la Terra – Gliese 832C ha ottenuto un punteggio di 0,81. Paragonabile ad altri esopianeti già analizzati in passato come Gliese 667C (ESI = 0,84) e Kepler 62E (ESI = 0,83).

L’analisi orbitale di Gliese 832C mette in evidenza un’elevata eccentricità della Super Terra in fascia di abitabilità attorno alla vicina nana rossa Gliese 832. Sebbene la temperatura media (-20° Celsius) sia simile a quella terrestre (-18°C), è grande l’escursione termica durante la rivoluzione, con punte di freddo prossime allo zero assoluto (-248°C).

L’analisi orbitale di Gliese 832C mette in evidenza un’elevata eccentricità della Super Terra in fascia di abitabilità attorno alla vicina nana rossa Gliese 832. Sebbene la temperatura media (-20° Celsius) sia simile a quella terrestre (-18°C), è grande l’escursione termica durante la rivoluzione, con punte di freddo prossime allo zero assoluto (-248°C).

Gliese 832C entra di diritto nella top 3 dei pianeti simili alla Terra e di gran lunga “il più simile alla Terra”, prosegue il comunicato. Anche se, com’è naturale, “bisogna considerare una serie di incognite che potrebbero renderlo inospitale, come la composizione della massa o la presenza di un’atmosfera”.

Wittenmyer e colleghi sottolineano che mentre sistemi stellari simili al nostro sono piuttosto rari, quello di Gliese 832 rappresenta con buona approssimazione una versione in miniatura del Sistema Solare, con un pianeta interno simile alla Terra e uno esterno del tutto simile ai nostri pianeti giganti: Gliese 832B, come il freddo Giove e con un periodo di rivoluzione di 9,4 anni, potrebbe aver giocato un ruolo dinamico simile a quello avuto dai giganti gassosi nel Sistema Solare.

Condividere le conoscenze sull’Universo

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“E’ giusto che tutti i popoli abbiano accesso alla ricerca e alla formazione scientifica e che tutti possano godere dei benefici della scienza”. Papa Francesco lo afferma nel discorso rivolto ai partecipanti al corso organizzato dalla Scuola di Astrofisica della Specola Vaticana. “E’ una sfida che ci impegna tutti, specialmente gli scienziati”, avverte.

Il Papa auspica che “le scienze possano essere uno strumento adatto ed efficace per promuovere la pace e la giustizia. Anche per questo la Chiesa è impegnata nel dialogo con le scienze, a partire dalla luce offerta dalla fede, poiché è convinta che la fede può allargare le prospettive della ragione, arricchendola”.

In questo dialogo con le scienze, “la Chiesa si rallegra del mirabile progresso scientifico, riconoscendo l’enorme potenziale che Dio ha dato alla mente umana, come una madre – spiega Francesco – si rallegra ed è giustamente orgogliosa quando i suoi figli crescono in sapienza, età e grazia”.

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Dal Papa arriva “l’incoraggiamento a condividere le conoscenze, acquisite sull’universo, con la gente. Solo una piccolissima parte della popolazione mondiale ha accesso a tali conoscenze, che aprono il cuore e la mente ai grandi interrogativi che l’umanità da sempre si pone: da dove veniamo, dove andiamo, che senso ha questo universo di centomila milioni di galassie? La ricerca di risposte a queste domande ci predispone all’incontro con il Creatore, Padre buono, poiché in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”.


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