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Domenica, Novembre 17, 2019
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La futura morte del nostro pianeta, come si formano i pianeti attorno alle stelle e lo studio della cometa Lovejoy

Nella nostra galassia ci sono innumerevoli stelle simili al Sole ma con età molto diverse. Attorno alle stelle più giovani girano pianeti giganti fatti di gas, come il nostro Giove. Ma attorno alle più vecchie il numero dei pianeti cala drasticamente. Perché? Ricercatori americani hanno studiato 142 stelle che si ritiene essere state simili al Sole. Le più vecchie si sono gonfiate diventando stelle subgiganti. E a quanto pare in questa fase la loro attrazione avrebbe esercitato sui pianeti forze così intense da farli a pezzi. Accadrà anche alla Terra? Per ora sappiamo che quando il Sole giungerà verso la fine dell’evoluzione, diverrà una gigante rossa. Secondo alcuni calcoli il Sole avrebbe dovuto crescere abbastanza da inglobare la Terra riducendola in polvere. Secondi altri calcoli più recenti il Sole non diverrà così grande da toccare il nostro pianeta che quindi potrebbe salvarsi. Ora i risultati dello studio delle 142 stelle simili al Sole aprono un terzo scenario: quando il Sole inizierà a crescere la Terra verrà fatta a pezzi. Chissà cosa accadrà veramente. Anche perché non è detto che la Terra esista ancora quando tutto questo avverrà. Ci sono infatti da attendere oltre 5 miliardi di anni.

POLVERE IN TRAPPOLA


Concentrando la propria attenzione sul disco di polvere e gas che circonda una giovane stella, la grande rete di radiotelescopi ALMA, ha fornito gli elementi decisivi per far luce su una vecchia questione. Come possono formarsi comete, asteroidi e pianeti a partire da semplici granelli di polvere? Avvicinandosi, scontrandosi, due o più granelli possono restare uniti, dando origine a frammenti più grandi. Ma questi, in seguito a ulteriori scontri, possono tornare a disintegrarsi per non parlare del fatto che i grani più grandi tendono a spostarsi verso la stella, venendone irrimediabilmente attratti. L’ipotesi era che intorno alla stella dovessero esistere delle regioni dove la polvere potesse restare confinata in condizioni di relativa tranquillità, così da permettere ai granelli di aggregarsi e crescere…un po’ come succede alla polvere sotto il letto. Le osservazioni di ALMA hanno confermato la presenza di questa zona-trappola nel disco che circonda la stella in esame. Si tratta di una sorta di sacca, in realtà un vortice di gas all’interno del disco che si stima possa persistere per centinaia di migliaia di anni. Quando il vortice si dissolverà, la polvere non sarà più intrappolata, ma impiegherà milioni di anni per disperdersi, un tempo sufficiente perché i granelli possano raggiungere dimensioni tali da assicurarsi una crescita continua, fino a raggiungere le dimensioni di nuclei cometari.


COMETA CHE SCODINZOLA


Nel 2011, la cometa Lovejoy si era spinta a 140’000 km dalla superficie del Sole: un avvicinamento temerario che poteva significare la vaporizzazione completa del pezzo di ghiaccio e roccia di soli 200 metri di diametro. Superando ogni aspettativa, invece, la Lovejoy riuscì non solo a completare il pericoloso giro di boa, ma anche a dare agli astronomi preziose informazioni. Durante il passaggio ravvicinato, le osservazioni hanno evidenziato un particolare comportamento della sua coda, come se la cometa scodinzolasse. I cambiamenti di direzione del getto cometario sono dovuti all’interazione con il campo magnetico solare nella regione della corona e possono essere usati per tracciarne la struttura e le evoluzioni. Poiché le eruzioni e il vento solare sono fenomeni legati al campo magnetico, i dati ottenuti osservando la coda della cometa sono estremamente preziosi. Ora si attendono altre comete, altrettanto temerarie.

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