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Martedì, Ottobre 22, 2019
News Astronomia La tempesta solare in arrivo, la settimana dell'astronomia ed il progetto Nasa di rapire un asteroide

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La tecnologia nota come Maglev, finora utilizzata per ridurre la resistenza all'avanzamento dei treni ad alta velocità, ha trovato un'inaspettata applicazione in campo agroalimentare S...

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La tempesta solare in arrivo, la settimana dell'astronomia ed il progetto Nasa di rapire un asteroide


Il Solar Dynamics Observatory della NASA ha osservato un flare solare di medio livello alle ore 9 (ora italiana) di ieri mattina, terminato intorno alle ore 14. Secondo quanto riportato dalla NASA, l’intensità dell’evento solare si è attestata a una magnitudo di 6,5, ossia tra moderata e forte. Gli esperti credono che entro 48 ore potrebbe portare una moderata tempesta magnetica a raggiungere la Terra.

I flare solari sono delle forti esplosioni di radiazioni e di materia solare. Nella maggior parte dei casi, questi eventi non hanno alcuna conseguenza sul  nostro pianeta, se non, a volte e nei casi più gravi, nelle comunicazioni satellitari. Il flare è partito da una macchia solare identificata come 1719, e ha generato un momentaneo blackout delle comunicazioni radio.

Un’espulsione di massa coronale (CME) è avvenuta in seguito del flare e di conseguenza è possibile che tra circa 48 ore sulla Terra possa verificarsi una moderata tempesta magnetica di origine solare. Questo flare è stato il più forte registrato in tutto il 2013 fin’ora, e segna il progressivo aumento dell’attività solare che, secondo le previsioni, dovrebbe toccare entro la fine dell’anno l’apice del suo ciclo di attività di 11 anni.

Gli strumenti della NASA hanno anche registrato una debole tempesta di particelle solari (SEP) dirigersi verso la Terra. Questo tipo di eventi si verificano quando protoni e particelle cariche si distaccano dal Sole, di solito durante i flare. Ogni radiazione dannosa di questo tipo è bloccata dall’atmosfera, e quindi le particelle non raggiungono l’uomo.

 

LA SETTIMANA DELL'ASTRONOMIA


Le Comete dall’antichità ai giorni nostri. E’ questo il tema della XIV Settimana Nazionale dell’Astronomia, l’appuntamento che dal 15 al 22 aprile propone in tutta Italia numerose iniziative per avvicinare pubblico e scuole alla conoscenza del cielo e della ricerca astrofisica. Gli eventi prevedono conferenze, attività didattiche, mostre e molto altro. Avranno luogo in scuole, presso i gruppi astrofili, nelle sedi dell’INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica e nei Planetari. Filo conduttore saranno le comete: un tempo ritenute apportatrici di sciagure, oggi tra gli oggetti più studiati del nostro sistema Solare. Tra i tanti eventi segnaliamo: domenica  21 aprile a Loiano, Bologna, apertura straordinaria del telescopio Cassini con osservazione del cielo e della Luna. Al Planetario di Padova, tutti i pomeriggi dalle 15 alle 19.30 la mostra In viaggio con le comete, con ingresso gratuito. Per conoscere tutte le altre iniziative rimandiamo ai siti www.sait.it e www.inaf.it.

RAPIMENTO DI ASTEROIDE


Catturare un asteroide, trascinarlo dalle parti della Luna, parcheggiarlo in un punto opportuno dello spazio e poi partire e raggiungerlo con equipaggio umano, così da studiarlo e raccogliere campioni da portare a terra. Più che una singola impresa spaziale sembra una sequenza di missioni impossibili, invece la NASA ci crede, tanto che questo è uno dei progetti sottoposti all’esame del Congresso in vista dei finanziamenti da stanziare per il 2014. È una missione su cui gli Stati Uniti sono interessati a puntare per più di un motivo: studiare nel dettaglio un asteroide e saperne di più sui rischi che questi oggetti rappresentano per la Terra, fare innovazione tecnologica, rientrare nei piani di Obama che, prima di raggiungere Marte con equipaggio umano, prevedono proprio di approdare su un asteroide. L’asteroide, delle dimensioni di circa 7 metri, verrebbe rapito grazie a una sonda automatica, e poi sospinto nel cosiddetto punto lagrangiano 2, uno di quei punti in cui le forze gravitazionali di Luna e Terra si bilanciano, garantendo una sorta di parcheggio spaziale. Questa parte dell’idea è di un giovane ingegnere italiano, Marco Tantardini, ora coinvolto nel progetto. Fatto questo, sarebbe la volta della missione umana. I tempi sono stretti: bisognerebbe decollare nel 2017. Sarebbe l’inizio di una grande avventura, anche italiana.

LA TEMPESTASOLARE IN ARRIVO


Il Solar Dynamics Observatory della NASA ha osservato un flare solare di medio livello alle ore 9 (ora italiana) di ieri mattina, terminato intorno alle ore 14. Secondo quanto riportato dalla NASA, l’intensità dell’evento solare si è attestata a una magnitudo di 6,5, ossia tra moderata e forte. Gli esperti credono che entro 48 ore potrebbe portare una moderata tempesta magnetica a raggiungere la Terra.

I flare solari sono delle forti esplosioni di radiazioni e di materia solare. Nella maggior parte dei casi, questi eventi non hanno alcuna conseguenza sul  nostro pianeta, se non, a volte e nei casi più gravi, nelle comunicazioni satellitari. Il flare è partito da una macchia solare identificata come 1719, e ha generato un momentaneo blackout delle comunicazioni radio.

Un’espulsione di massa coronale (CME) è avvenuta in seguito del flare e di conseguenza è possibile che tra circa 48 ore sulla Terra possa verificarsi una moderata tempesta magnetica di origine solare. Questo flare è stato il più forte registrato in tutto il 2013 fin’ora, e segna il progressivo aumento dell’attività solare che, secondo le previsioni, dovrebbe toccare entro la fine dell’anno l’apice del suo ciclo di attività di 11 anni.

Gli strumenti della NASA hanno anche registrato una debole tempesta di particelle solari (SEP) dirigersi verso la Terra. Questo tipo di eventi si verificano quando protoni e particelle cariche si distaccano dal Sole, di solito durante i flare. Ogni radiazione dannosa di questo tipo è bloccata dall’atmosfera, e quindi le particelle non raggiungono l’uomo.

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CARTOLINE MARZIANE, DAL 1971
Era il 1971: a quell’epoca la corsa verso la Luna era stata vinta dagli americani, ma allungando il passo la gara continuava. Non più equipaggio umano, ma sonde automatiche raggiungevano in successione il nuovo traguardo, Marte, in un alternarsi di successi e fallimenti sia americani che sovietici. E per questi ultimi, l’esito della missione Mars 3, deve essere ancora un nervo scoperto. Questa, come pure Mars 2, era un progetto più ambizioso e complesso rispetto ai precedenti: dalla sonda che avrebbe dovuto orbitare intorno al pianeta era previsto che si sganciasse un lander, un modulo da far scendere sulla superficie. Se il lander di Mars 2 era andato distrutto, quello di Mars 3 era atterrato intatto e aveva anche cominciato a trasmettere i primi dati. Ma dopo appena una decina di secondi le comunicazioni si sono bruscamente interrotte e ad oggi ancora non è chiaro il perché. Oggi però, grazie alle immagini ottenute dall’alto dalla HiRISe camera a bordo della sonda Mars Reconnaissance orbiter sembra sia possibile rivedere Mars 3, lì dove atterrò. Le immagini risalgono al 2007 e il riconoscimento è opera di un gruppo di appassionati russi, che le hanno analizzate. Potrebbe trattarsi proprio del lander e di alcune componenti usate nella fase di atterraggio, fra cui anche il paracadute. Le immagini non aiutano a capire cosa sia andato storto ma, qualora fosse confermato che si tratta davvero di Mars 3, sarebbero cartoline che immortalano il primo atterraggio marziano effettuato con successo.

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