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Sabato, Settembre 23, 2017
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La possibile correlazione tra materia oscura e WIMPS, l'esopianeta più piccolo finora scoperto ed il brillamento del Sole


Fra due settimane potrebbe arrivare l’annuncio che svela la vera natura della materia oscura. O almeno indicare su quale strada proseguire le ricerche. La materia oscura è materia presente nell’Universo, la cui natura non è però ancora stata determinata con certezza. Tra le varie ipotesi, si ritiene possa essere costituita da particelle sfuggenti dette WIMPS (Weakly Interactive Massive Particles). La conferma potrebbe arrivare tra due settimane quando saranno pubblicati i risultati di AMS (Alpha Magnetic Spectrometer), un collettore di particelle montato all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale. AMS ha misurato il flusso di particelle provenienti da varie direzioni dello spazio. Particelle che potrebbero essere prodotte dalle WIMPS. Se AMS avrà misurato un flusso consistente e proveniente da tutte le direzioni, confermerà in modo  indiretto anche la presenza delle WIMPS. Altrimenti si dovrà puntare verso altre ipotesi. I ricercatori che hanno seguito AMS affermano che i risultati saranno di estrema importanza. E anche se non forniranno una risposta definitiva, ci faranno avvicinare alla soluzione. Al punto che la vera natura della materia oscura potrebbe essere svelata una volta per tutte già entro questo decennio.

UN ESOPIANETA PIU’ PICCOLO DI MERCURIO


Il telescopio orbitante Kepler continua la sua caccia ai pianeti extrasolari, scoprendone di grandi e piccoli. Ed è proprio fra quelli di taglia extra small che si colloca il suo nuovo primato: Kepler-37b sarebbe appena più grande della nostra Luna. Orbita intorno a una stella più fredda del Sole, a più di 200 anni luce di distanza, in direzione della costellazione del Cigno. Per il momento è il pianeta extrasolare più piccolo, e ruba così il posto a Kepler-47d, che era stato scoperto l’anno scorso e che, per dimensioni, sarebbe pari a metà della Terra. Si tratta in ogni caso di mondi inospitali: con tutta probabilità sono di tipo roccioso ma estremamente caldi e privi di atmosfera. Questo genere di risultati è una continua dimostrazione della grande varietà del panorama esoplanetario.

TRE IN UNO
Un brillamento, una emissione di massa coronale e perfino una cosiddetta pioggia coronale. È successo sul Sole, il 19 febbraio dell’anno scorso: tre fenomeni in successione legati allo stesso evento eruttivo. Il brillamento è un momentaneo aumento dell’intensità della radiazione luminosa al quale è spesso associata, come in questo caso, una emissione di massa coronale, ovvero gas e plasma che viene espulso nello spazio. A questo è seguita la pioggia: le particelle cariche emesse, sono ritornate verso la superficie del Sole seguendo dei percorsi obbligati, quelli dettati dal campo magnetico. Studiandone i percorsi è stato possibile risalire alla forma e alle variazioni locali del campo magnetico stesso. Le immagini sono state ottenute dalla sonda SDO e grazie ad esse è stato possibile realizzare un video in cui a ogni secondo di filmato corrispondono 6 minuti in tempo reale.

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