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Mercoledì, Settembre 26, 2018
News Astronomia Il pianeta simile al nostro sul sistema solare di Tau Ceti, la fine dei satelliti Ebb e Flow e le nuove scoperte sugli ammassi globulari

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Il pianeta simile al nostro sul sistema solare di Tau Ceti, la fine dei satelliti Ebb e Flow e le nuove scoperte sugli ammassi globulari

Non abbiamo ancora scoperto un pianeta simile alla Terra ma ci stiamo avvicinando. Al momento il migliore candidato sembra essere uno dei cinque pianeti in orbita attorno a Tau Ceti, stella distante da noi appena 12 anni luce. Ammesso che il pianeta ci sia davvero. La sua esistenza è stata dedotta dalle misure di piccole oscillazioni periodiche nella posizione della stella. Oscillazioni quasi impercettibili,emerse solo dopo aver applicato una tecnica di analisi dati molto più precisa delle precedenti. Queste oscillazioni periodiche sarebbero dovute alle perturbazioni gravitazionali di cinque pianeti che girano attorno alla stella. Uno in particolare potrebbe essere di tipo roccioso e si troverebbe alla giusta distanza dalla stella per avere una temperatura simile a quella della Terra. Se ci fosse anche un’atmosfera, eventuale acqua sulla superficie potrebbe rimanere allo stato liquido, condizione essenziale per lo sviluppo di eventuali forme di vita. In tutto questo discorso ci sono però troppe incertezze. A cominciare dalla tecnica di analisi dei dati che deve essere verificata in altri contesti per avere la certezza della sua validità. Se non fosse corretta, i calcoli andrebbero rivisti e il pianeta potrebbe risultare non esserci affatto.

BYE BYE EBB E FLOW


Lo scorso 17 dicembre la NASA ha detto addio a Ebb e Flow, le due sonde gemelle che hanno concluso con il botto, o piuttosto con uno schianto, la loro missione intorno alla Luna. Meglio note con un unico nome, GRAIL, ovvero Gravity Recovery and Interior Laboratory, hanno eseguito la più dettagliata mappatura del campo gravitazionale della Luna, mai ottenuta finora. A lavoro ultimato, dopo più di un anno dal lancio, si sono autodistrutte schiantandosi, alla velocità di quasi 2 km al secondo, contro una montagna nelle vicinanze del polo nord lunare: tutto secondo i programmi. La zona dell’impatto è stata scelta con cura, in modo da non danneggiare i siti storici, dove atterrarono le missioni Apollo, ma anche nella speranza che il  polverone prodotto con il rilascio di pennacchi di gas e frammenti, sia sufficientemente alto da poter essere analizzato da un’altra sonda, attualmente intorno alla Luna, la Lunar Reconnaissance Orbiter. Attenderemo i risultati, ma i responsabili di GRAIL sono già soddisfatti: è stata una missione di cui si è sfruttato tutto, fino alla fine e…anche oltre.

NOVITA’ DAI VECCHI AMMASSI
Gli ammassi globulari sono gruppi di vecchie stelle distribuite in modo da assumere, nel complesso, una forma sferica. Nella nostra galassia, di questi sciami stellari, ce ne sono circa 150. All’interno di uno stesso ammasso le stelle hanno più o meno la stessa età poiché si sono formate più o meno nella stessa epoca, 12 o 13 miliardi di anni fa. Guardando gli ammassi, quindi, ci si aspetterebbe di trovarvi solo particolari tipi di stelle, quelle in grado di vivere più a lungo. Ma non è così, perché ci sono anche delle false giovani: ovvero le stelle denominate blue straggler. Sono più massicce e più brillanti, come le giovani stelle, ma solo perché hanno rubato materiale, e quindi carburante, alle compagne…effettuando una efficace cura anti età. Scoperto il trucco, non ci si aspettavano altre sorprese dagli ammassi globulari: nonostante le blue straggler, sono sistemi vecchi e le stelle più massicce, le false giovani, nel corso del tempo dovrebbero essersi depositate verso il centro, come avviene con la sedimentazione. Invece no o, perlomeno, questo accade in certi ammassi e non in altri: è quanto emerge da uno studio che ha visto coinvolti anche ricercatori italiani. Sembra che nonostante l’età e le caratteristiche comuni, gli ammassi abbiano seguito percorsi evolutivi diversi , con le blue straggler al loro interno più o meno sparpagliate.  Non tutti i vecchi assembramenti di stelle, quindi, ci raccontano la stessa storia.

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