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Mercoledì, Dicembre 13, 2017
News Astronomia I pericoli per la sonda Horizons in viaggio verso Plutone, la nuova teoria sulla formazione della Luna e la scoperta di una strana galassia a forma ellittica

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I pericoli per la sonda Horizons in viaggio verso Plutone, la nuova teoria sulla formazione della Luna e la scoperta di una strana galassia a forma ellittica

Si chiama New Horizons, è una sonda che sta viaggiando verso le regioni lontane del nostro sistema solare e potrebbe rischiare grosso. La sonda è diretta verso Plutone, pianeta nano molto distante dal Sole e per certi aspetti ancora poco conosciuto. Verrà raggiunto nel 2015 ma la recente scoperta che Plutone ha una quarta e una quinta luna complica lo scenario. Il fatto che questo pianetino abbia 5 lune fa sospettare che attorno ad esso vi sia in realtà una miriade di oggetti rocciosi più piccoli. Detriti originati in un remoto passato dallo scontro tra i numerosi asteroidi presenti in quella regione. Se così fosse Plutone sarebbe circondato di frammenti e la sonda si troverebbe ad attraversarli a tutta velocità. Considerato che la sonda viaggia a 14 chilometri al secondo, lo scontro anche con un  piccolo sasso sarebbe uguale a quello con un proiettile. C’è però una soluzione: determinare nuove traiettorie che permettano alla sonda di girare attorno a Plutone mantenendosi a distanza di sicurezza. L’importante è cambiare rotta prima che la sonda si avvicini troppo al pianetino, ovvero sino a dieci giorni prima che venga raggiunto il punto di massimo avvicinamento, previsto nell’estate del 2015. C’è ancora tempo ma nell’attesa sarà meglio tenere gli occhi aperti.

QUANDO IL GIORNO DURAVA 2 ORE E MEZZA


Accompagna il nostro pianeta da miliardi di anni e ancora non ci è ben chiaro da dove arrivi, o meglio, come si sia formata. Si tratta della Luna, il nostro grande satellite naturale. L’ipotesi che molti ricercatori appoggiano è quella dello scontro: quattro miliardi e mezzo di anni fa, nelle prime fasi della storia del Sistema solare, un grosso corpo roccioso delle dimensioni di un piccolo pianeta avrebbe colpito in pieno la Terra. L’impatto avrebbe prodotto una notevole quantità di detriti che compattandosi, nel corso di milioni di anni, avrebbero formato la Luna. Qualcosa però non torna: provando a ricostruire l’evento con simulazioni al computer, risulta che se le cose fossero andate così, la Luna dovrebbe essere costituita perlopiù dello stesso materiale di cui era fatto il pianeta kamikaze. Invece no: le analisi dei campioni lunari rivelano che il nostro satellite è fatto della stessa pasta della Terra. Sempre che lo scontro ci sia stato, come far tornare i conti? Facendo accelerare la Terra, assumendo cioè che all’epoca dell’impatto girasse su se stessa in appena 2 ore e mezza, contro le 5 ipotizzate in precedenza. Ci sono ben due nuovi studi, uno del SETI Institute, California, e uno del Southwest Research Institute, Colorado, che a partire da queste condizioni sono riusciti a riprodurre una evoluzione del sistema Terra-Luna consistente con le osservazioni. Ancora non è detto che le cose siano andate davvero così, ma i nuovi risultati rafforzano l’ipotesi dello scontro.


Un nucleo così grande non era mai stato osservato. Dai dati ottenuti dal telescopio Hubble di NASA/ESA, gli astronomi hanno scoperto una galassia ellittica gigante con un nucleo insolitamente molto grande. Due spiegazioni sembrano ora le più plausibili, riferite entrambe all’azione di uno o più buchi neri, ma i ricercatori non sono ancora in gradi di determinare quale sia quella corretta.

La galassia in questione è di circa dieci volte il diametro della Via Lattea e fa parte di una classe inusuale: lei e le sue compagne mostrano un nucleo particolarmente espanso, nel quale non si intravvede alcun picco di luce che segni la posizione del buco nero centrale e delle stelle che lo avvolgono. È situata a tre miliardi di anni luce di distanza, ed è la più massiccia e brillante dell’ammasso galattico Abell 2261.

I ricercatori hanno utilizzato l’Advanced Camera for Surveys di Hubble e la Wide Field Camera 3 per misurare la quantità di luce proveniente dalle stelle della galassia, denominata A2261-BCG (abbreviazione di Abell 2261 Brightest Cluster Galaxy). Le osservazioni hanno rilevato che il suo nucleo rigonfio misura circa 10.000 anni luce, ed è il più grande mai visto. Le dimensioni del nucleo di una galassia è tipicamente correlato alle dimensioni della sua galassia ospite ma, in questo caso, la regione centrale è molto più grande di quanto gli astronomi si aspettavano. Il nucleo, infatti, è tre volte più grande rispetto a quelli di altre galassie molto luminose.

Gli scienziati hanno proposto due spiegazioni per l’anomala conformazione del nucleo: la prima è che una coppia di buchi neri fusi insieme abbiano rimescolato e disperso le stelle. La seconda è che questi buchi neri siano stati espulsi dal nucleo. Così le stelle, lasciate senza un ancoraggio, hanno cominciato a diffondersi sempre più fino a creare l’aspetto gonfio del nucleo. Ma ancora non si è giunti ad una conclusione.

Precedenti osservazioni di Hubble hanno rivelato che i buchi neri supermassicci, con masse di milioni o miliardi di volte quella del Sole, risiedono al cuore di quasi tutte le galassie e possono giocare un ruolo fondamentale nel plasmarne le regioni centrali.

“Trovare un buco nero in una galassia è un po’ come trovare il nocciolo in una pesca”, spiega l’astronomo Tod Lauer del National Optical Astronomy Observatory di Tucson, Arizona, co-autore della ricerca. “Con questa osservazione di Hubble, abbiamo spaccato in due la più grande delle pesche, ma il nocciolo non si vede. Non possiamo essere certi che il buco nero non ci sia, ma Hubble mostra che non c’è concentrazione di stelle nel nucleo”.

Nell’immagine di Hubble la galassia spiccava in modo netto, ricorda il leader del team, Marc Postman, dello Space Telescope Science Institute di Baltimora. “Quando l’ho vista per la prima volta, ho capito subito che c’era qualcosa d’insolito,” dice Postman. “Il nucleo era molto diffuso e molto grande. La sfida era quindi dare un senso a tutti i dati e trovare una spiegazione plausibile per la natura intrigante di questa galassia particolare”.



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