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Domenica, Febbraio 18, 2018
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La formazione dei pianeti, le stelle compagne e la voragine scoperta su Marte


I pianeti si formano in modo ordinato o confusionario? Sino a pochi anni fa si pensava che la  formazione avvenisse sempre in modo ordinato, all’interno di grandi nubi di gas e polveri in rotazione attorno a una stella. Ogni pianeta con la sua orbita e tutte le orbite che stanno su uno stesso piano. Poi tutto è cambiato con la scoperta di altri sistemi planetari oltre al nostro, nei quali spesso i pianeti più grandi, i giganti gassosi, girano su orbite disordinate e su piani diversi. Da qui la domanda: in questi sistemi il disordine c’era fin  dall’inizio? O si è creato solo dopo, per effetto delle reciproche perturbazioni gravitazionali tra i pianeti? Negli ultimi tempi la prima ipotesi, quella della formazione  disordinata fin dall’origine, ha acquisito sempre più punti, tanto da sembrare la regola. Ma ora il telescopio spaziale Kepler riapre la partita. Le sue osservazioni hanno individuato un sistema formato da tre pianeti giganti gassosi che al contrario delle aspettative, girano attorno allo loro stella su orbite regolari, tutte su uno stesso piano. A meno che non si tratti di un’improbabile eccezione, la scoperta fa così riguadagnare terreno alla seconda ipotesi, quella della formazione all’inizio ordinata ma poi scompaginata dalle reciproche perturbazioni gravitazionali tra i pianeti.

MEGLIO IN COPPIA


Si pensava che per la maggior parte fossero single, invece, secondo un nuovo studio, sarebbe vero il contrario: le grandi stelle, la cui massa supera di almeno 15 volte quella del nostro Sole, preferiscono la vita di coppia.  I risultati di una campagna osservativa che ne ha analizzate 71, situate in ammassi aperti all’interno della nostra galassia, mostrano che il 70% di esse ha una stella compagna: ciò permette di fare considerazioni generali, che portano a concludere che la stessa cosa valga per un numero inaspettatamente alto di grandi stelle . Essere in coppia, appartenere cioè a un sistema binario, significa risentire della reciproca attrazione gravitazionale e subire significativi cambiamenti fisici. Esplodendo come supernovae, rilasciano nello spazio circostante tutti gli elementi chimici sisntetizzati durante la loro carriera, formando nubi di gas e polveri da cui si formeranno nuove stelle. Regolano, quindi, l’evoluzione stessa delle galassie cui appartengono. Sapere che il loro percorso evolutivo è stato condizionato dalla presenza di una stella compagna, serve a perfezionare non solo  le teorie sull’evoluzione stellare ma anche i modelli sullo sviluppo delle galassie.

VORAGINE MARZIANA
Se mai dovessimo trovarci a passeggiare su Marte, faremo meglio a stare alla larga dal cratere fotografato dalla sonda MRO, sulle pendici del vulcano Pavoni Mons. Potremmo scivolare al suo interno, fino a raggiungerne il centro dove si apre una voragine, una caverna buia, facendo un lungo salto nel vuoto. Dall’alto appare come un pozzo naturale sulla superficie del pianeta: largo 35 metri, a giudicare dalle ombre proiettate al suo interno potrebbe esserne profondo 20. Ma quale può essere la struttura di questa cavità sotterranea e quali processi geologici hanno portato alla sua formazione? Sono questioni su cui indagare, di sicuro interesse visto che si tratta di una porta aperta sul sottosuolo marziano.


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