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Venerdì, Ottobre 18, 2019
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Lo studio sui crateri di Vesta, la strana pulsar e le conclusioni Nasa sulle polveri stellari

Due scontri tremendi, che avrebbero ridotto in pezzi qualsiasi altro asteroide. Ma non Vesta, uno tra i corpi rocciosi più grandi presenti nella fascia principale degli asteroidi. Dallo scorso anno la sonda Dawn gli sta girando attorno, raccogliendo dati e immagini ravvicinate. A iniziare dalle riprese di un cratere ampio 500 chilometri, chiamato Rea Silvia. Il cratere è ciò che rimane dello scontro tra Vesta e un corpo roccioso di 60 chilometri, scontro avvenuto un miliardo di anni fa. Ma a sorpresa, le immagini hanno rivelato che sotto quel cratere ce ne è un altro. Risultato di un urto avvenuto due miliardi di anni fa. In pratica, nel giro di un miliardo di anni Vesta ha subito due impatti tremendi, che avrebbero ridotto in pezzi altri asteroidi. Vesta è invece sopravvissuto, grazie al fatto di possedere un nucleo di ferro solido che lo rende molto compatto e resistente agli urti. Una curiosità: i due scontri hanno scagliato nello spazio migliaia di detriti, alcuni dei quali ancora oggi cadono sulla Terra. Quando vediamo una meteora in cielo, c’è quindi una piccola probabilità che non sia il solito frammento di cometa ma un piccolo pezzetto di Vesta.

UNA PULSAR DA RECORD


Fra le stelle pulsar c’e’ un nuovo primato. Scoperta grazie al Green Bank Telescope, in West Virginia, questa stella e’ estremamente densa: ha una massa pari a 2,04 quella del Sole, tutta concentrata in un diametro di circa una ventina di chilometri, davvero poca cosa se confrontato con quello della nostra stella che e’ pari a circa 1milione e 400 mila Km. Che le stelle pulsar fossero molto compatte lo si sapeva, ma questa supererebbe il limite previsto dalle attuali teorie. A partire da considerazioni che riguardano la natura stessa degli atomi e la loro capacita’ di comprimersi in queste condizioni estreme, si era arrivati a stabilire che la massa delle stelle pulsar potesse essere pari al massimo due volte quella del  Sole, oltre a questo limite la stella collasserebbe diventando un buco nero. In questo caso pero’, anche se di poco, il valore viene superato: certo sulle misure effettuate ci sono dei margini di errore e la massa della pulsar potrebbe venire ridimensionata, se pero’ non fosse cosi’, questa scoperta rappresenterebbe una motivazione molto forte per ricontrollare I modelli teorici attualmente in uso.

TANTA POLVERE E NIENTE PIANETI
Se ci sono degli anelli di gas e polveri intorno a una stella, non e’ detto che da quelle parti ci siano dei pianeti. E’ a questa conclusione che sono giunti due ricercatori della NASA, facendo delle simulazioni al computer che dimostrano come il gas e le polveri intorno a una stella possano formare delle strutture allungate, anelli e addensamenti anche in totale assenza di pianeti. Questo risultato potrebbe far luce sul caso di un punto luminoso individuato dal telescopio Hubble, nel 2004, intorno alla stella Fomalhaut circondata appunto da un disco di polveri.Quel punto luminoso, secondo gli astronomi, poteva essere un pianeta che, con la sua presenza, creava una sorta di solco, una divisione, all’interno del disco stesso. Il presunto pianeta, tuttavia, non emette radiazione infrarossa come invece dovrebbe se fosse un gigante gassoso come Giove. Alcuni hanno suggerito che si trattasse di una nube di polvere creata dallo schianto fra due pianeti piu’ piccoli, troppo piccoli per poter  essere visti. Ma, alla luce delle simulazioni, potrebbe trattarsi semplicemento di un ammassamento di polvere in totale assenza di pianeti.



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