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Venerdì, Ottobre 20, 2017
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Lo studio sui mini buchi neri,il pianeta sopravvissuto alla sua Stella ed il monitoraggio delle Lune del Sistema Solare


Secondo uno studio dell’Università di Pricenton i mini buchi neri non sarebbero poi così pericolosi. Anche se dovessero colpirci, si limiterebbero ad attraversare la Terra da parte a parte, senza farsi notare. I mini buchi neri si sarebbero formati subito dopo il big bang. Avrebbero dimensioni microscopiche, addirittura inferiori al nucleo di un atomo, e tali rimarrebbero essendo troppo piccoli per riuscire ad attirare la materia ed accrescersi. Questi impercettibili buchi viaggerebbero liberamente nello spazio a velocità di centinaia di chilometri al secondo. E per alcuni fisici, se uno ci colpisse potrebbe causare una piccola catastrofe. Ora, nuove simulazioni dell’evento eseguite al computer ci danno conclusioni più rassicuranti. Il mini buco nero si limiterebbe ad attraversare la Terra, provocando solo lievi onde sismiche. Così lievi da non essere neppure percepite dalla  popolazione. Senza considerare che un simile evento, statistica alla mano, sarebbe molto raro: ammesso che i mini buchi neri esistano e che l’Universo ne contegna il massimo numero possibile, la Terra può in media incontrarne uno ogni 10 milioni di anni.

PIANETI SOPRAVISSUTI


Come sopravvivere vicino a una stella che si gonfia e si trasforma in gigante rossa?  La risposta potrebbe trovarsi a circa 4000 anni luce da noi, nascosta in due pianeti poco più piccoli della Terra. Orbitano intorno a una vecchia stella che ha già attraversato quella fase che attende anche il nostro Sole fra qualche miliardo di anni: dopo aver espulso i suoi strati più esterni, investendo i pianeti che le orbitavano intorno, è diventata una gigante rossa, aumentando milioni di volte il proprio volume iniziale. Due piccoli pianeti, intorno a una stella che ha subito una simile metamorfosi, non dovrebbero proprio esserci, ci si aspetterebbe che fossero stati disintegrati o spazzati via. L’ipotesi per spiegare la loro presenza e la sincronia delle loro orbite è che siano i resti di quello che un tempo doveva essere un pianeta di massa pari a cinque volte quella di Giove. Investito dagli strati esterni della stella, alla quale avrebbe dovuto avvicinarsi, avrebbe successivamente subito una forza gravitazionale che lo avrebbe costretto a smembrarsi. È probabile che alcuni pezzi siano stati assorbiti dalla stella e che altri siano stati espulsi nello spazio, ma per i due piccoli pianeti rilevati si potrebbe trattare di un caso di sopravvivenza estrema.

QUANTE LUNE MANCANO ALL’APPELLO?
Quando intorno a un pianeta ci sono tante lune, può succedere di non riuscire a tenerlo d’occhio tutte e perderne di vista qualcuna. È successo per la folta schiera di satelliti naturali che orbitano intorno ai due giganti del nostro Sistema solare: Giove e Saturno. 66 lune intorno al primo, 62 intorno al secondo: questi i numeri aggiornati a qualche mese fa. Di queste, la maggior parte è stata scoperta dal 2000 in poi, fino ad allora Giove e Saturno avevano raggiunto rispettivamente quota 17 e 18. Il fatto, tuttavia, di individuare una nuova luna non significa conoscerne con esattezza la posizione in un dato momento a meno che, dopo la scoperta, non si pianifichino osservazioni mirate a tracciarne l’orbita. È così che, facendo una sorta di appello, uno studio recente ha analizzato i margini di errore con cui si conoscono le posizioni di 100 fra i satelliti naturali più piccoli e distanti dal proprio pianeta, con le orbite più inclinate e schiacciate. Il risultato è che per 10 lune di Giove e 7 di Saturno, le incertezze sono talmente elevate che, ai fini pratici, non si sa dove cercarle: sono state scoperte ma ora le abbiamo perse di vista. Servirebbero campagne osservative mirate per determinare con accuratezza i parametri orbitali di questi oggetti, ma bisognerebbe riuscire a dedicarvi il prezioso tempo dei grandi telescopi.


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