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Giovedì, Agosto 13, 2020
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La congiunzione tra Giove e Venere, l'ossigeno rilevato dalla Cassini su Dione ed i furti dei pc della Nasa


Due punti luminosi che brillano di una luce ferma e intensa. In questi gironi appaiono in cielo appena diventa sera e notarli è inevitabile. In realtà non brillano di luce propria ma si limitano a riflettere la luce dl Sole. Sono due pianeti del nostro sistema solare. Il primo punto, quello in apparenza meno luminoso, è Giove. E’ un pianeta gassoso e gigante:è fatto di gas ed è così grande da contenere oltre 1.000 volte la Terra. Il secondo punto, quello che appare più luminoso, è Venere, un pianeta che deve ancora dirci molto. Nonostante abbia il nome della dea dell’amore, Venere non è affatto un luogo romantico ma sembra piuttosto un inferno. E’ completamente avvolto da nuvole di anidride carbonica: come fossero una coperta le nuvole trattengono il calore al punto che di giorno la temperatura raggiunge i 500 gradi. Con un tale calore anche il piombo inizia a squagliarsi. Non resta allora che alzare gli occhi e cercare i primi due punti che appaiono in cielo: Giove e Venere aspettano solo di essere ammirati.

UNA BOCCATA D’OSSIGENO PER DIONE


E’ dal 2004 che la sonda Cassini si trova in orbita fra Saturno e le sue lune, e in tutto questo tempo non si è certo annoiata grazie a un susseguirsi di scoperte. L’ultima riguarda Dione: con un diametro poco superiore ai 1100 Km, questa piccola luna avrebbe intorno a sè una sottilissima atmosfera. Uno strato gassoso estremamente rarefatto: la sua densità in prossimità della superficie è confrontabile con quella che ha la nostra atmosfera a 480 Km di altezza, dalle parti in cui orbita la Stazione Spaziale. Quasi impercettibile, quindi, ma la cosa interessante è che la Cassini ha rilevato la presenza di ossigeno. Molecole di questo gas erano già state identificate anche intorno a Rea, altra luna di Saturno, anch’essa avvolta da una atmosfera estremamente poco densa. Con tutta probabilità, l’ossigeno viene liberato nelle immediate vicinanze della superficie di queste lune quando fotoni o particelle energetiche provenienti dallo spazio colpiscono il ghiaccio d’acqua presente su di esse, rompendo il legame che lo tiene vincolato all’idrogeno nel formare molecole d’acqua. Questo potrebbe non essere il solo meccanismo coinvolto, potrebbero essercene altri, magari di natura geologica. In ogni caso si tratta di una interessante dimostrazione di come l’ossigeno molecolare possa essere prodotto anche in assenza di processi che coinvolgano organismi viventi.

FURTI ALLA NASA
Subire un furto non è mai piacevole e se poteva essere evitato potenziando la sicurezza, oltre al danno c’è anche un po’ di imbarazzo. Forse è per questo motivo che la NASA ha aspettato un po’ prima di annunciarlo: qualcuno ha rubato dei computer portatili. Sembra una cosa da nulla, ma le cose acquistano un altro peso sapendo che uno di quei pc conteneva codici di comando per controllare nientemeno che la Stazione Spaziale Internazionale. Un computer che “non deve cadere nelle mani sbagliate” potremmo dire usando una frase da film. E non finisce qui: un altro pc rubato conteneva informazioni sensibili sui programmi Orion e Constellation, per le future missioni umane nello spazio. I rapporti si riferiscono al 2011 e nel frattempo non è successo nulla. Paul Martin, Ispettore Generale NASA, ammette che fino a quando non sarà implementato un sistema che permetta di criptare in modo capillare le informazioni presenti nei dispositivi mobili in dotazione al numeroso personale, il rischio di furti e perdita di dati rimane alto. C’è da chiedersi come mai questo sistema di protezione non sia ancora ottimizzato: forse la tecnologia informatica sempre più leggera e portatile corre troppo in fretta anche per la NASA.



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