Text Size
Martedì, Luglio 17, 2018
News Astronomia L'immagine molto dettagliata della Nebulosa Omega e il frammento del meteorite di quasicristallo

L'incontro alieno di Papa Giovanni XXIII

Una delle notizie più curiose e che non tutti sanno è che nel 1961 sarebbe avvenuto un "contatto" di terzo tipo con il Papa Roncalli, conosciuto da tutti come il Papa buono. A riferire il curioso avve...

Presto gli ologrammi saranno proiettati direttamente dagli smartphone

COSE, persone, animali fluttueranno per la stanza, facendo capolino dallo schermo dei nostri telefoni cellulari. Questa sarà la rivoluzione della realtà virtuale. In un futuro non troppo lontano ...

Scienziati italiani dimostrano che le piante apprendono e ricordano

LE PIANTE sono in grado di apprendere e di conservare memoria delle informazioni. Lo dimostra per la prima volta un esperimento realizzato al Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale ...

Gli astronomi: troveremo gli alieni cercando tracce di inquinamento nei pianeti; il successore del James Webb Space Telescope e come è nata la stella più vecchia della nostra galassia

C’è qualcuno lì fuori? È la domanda che tutti da sempre ci facciamo, ma più di tutti gli astronomi e gli appassionati di vita extraterrestre. Se cerchiamo forme di vita aliena nell’Universo sem...

La simulazione dei robot miniaturizzati che imitano le formiche

Un gruppo di ricercatori del Centro di ricerca sulla cognizione animale dell’Università Paul Sabatier a Tolosa-CNRS, e del New Jersey Institute of Technology a Newark, negli Stati Uniti, che firman...

Secondo il biochimico Aubrey de Grey vivremo fino a 1000 anni di età

Aubrey David Nicholas Jasper de Grey (Londra, 20 aprile 1963) è un biochimico inglese. Ha studiato alla "Sussex House School" , alla "Harrow School" e al "Trinity Hall" di Cambridge mentr...

  • L'incontro alieno di Papa Giovanni XXIII


    Publish In: Le Prove
  • Presto gli ologrammi saranno proiettati direttamente dagli smartphone


    Publish In: Scienza e Futuro
  • Scienziati italiani dimostrano che le piante apprendono e ricordano


    Publish In: Scienza e Futuro
  • Gli astronomi: troveremo gli alieni cercando tracce di inquinamento nei pianeti; il successore del James Webb Space Telescope e come è nata la stella più vecchia della nostra galassia


    Publish In: News Astronomia
  • La simulazione dei robot miniaturizzati che imitano le formiche


    Publish In: Scienza e Futuro
  • Secondo il biochimico Aubrey de Grey vivremo fino a 1000 anni di età


    Publish In: Scienza e Futuro

L'immagine molto dettagliata della Nebulosa Omega e il frammento del meteorite di quasicristallo

Chiamatela Omega, Cigno, Ferro di Cavallo o anche Aragosta: è sempre la stessa nebulosa. Molto popolare fra gli astronomi, questa regione ricca di gas e polveri dove si formano nuove stelle si trova a 6500 anni luce da noi, in direzione della costellazione del Sagittario, lì dove anche il telescopio dell’ESO, il Very Large Telescope, in Cile, ha puntato la propria attenzione. Prendendo in esame una regione specifica della nebulosa, è stato possibile realizzarne una delle immagini più nitide mai ottenute con strumentazione da terra.

Le giovani stelle che brillano di luce bianco-bluastra, emettono energetica radiazione ultravioletta che “accende” il gas circostante: si tratta principalmente di idrogeno che, con la sua caratteristica colorazione rossastra, conferisce questa calda tonalità all’intera nebulosa rendendola una vasta nube luminescente dalle tante sfumature rosse. Nelle regioni scure, che risaltano sullo sfondo luminoso, si annida invece la polvere, altro ingrediente presente in abbondanza in quella che viene considerata una delle fabbriche stellari più giovani e attive della Via Lattea.

Lo strumento che, nello specifico, ha fornito questa visione estremamente dettagliata di una porzione della Nebulosa Omega, è FORS (FOcal Reducer and Spectograph) montato su uno dei quattro telescopi (Antu) che costituiscono la formazione di VLT. L’immagine è stata ottenuta nell’ambito del programma ESO Cosmic Gems, che ha finalità didattiche e divulgative.




Mai sentito parlare della Kamčatka? Se l’unica cosa che vi fa venire in mente sono carri armati di plastica in miniatura, non preoccupatevi, siete in buona compagnia: su Facebook c’è perfino un gruppo dedicato a “quelli che il Kamchatka [sic] l’hanno scoperto giocando a Risiko”. La Kamčatka, comunque, c’è sul serio: è una lunga penisola dell’estremo oriente russo. Ed è là, fra le sue montagne, che sono state rinvenute rocce i cui atomi appaiono disposti secondo un pattern assai particolare. Rocce che, stando alla composizione isotopica, sembrano avere origine extraterrestre, come dimostra un lavoro appena pubblicato su PNAS da un team internazionale guidato dall’italiano Luca Bindi, del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze.

Il pattern è quello dei quasicristalli, solidi la cui struttura – ordinata ma non periodica, a differenza di quanto avviene nei normali cristalli – ha una storia a dir poco avvincente. Adottata a scopo decorativo già in epoca relativamente antica, per esempio nella disposizione dei tasselli dei mosaici della moschea di Isfahan, in Iran. Descritta formalmente, nel 1976, dal fisico e cosmologo inglese Roger Penrose. Osservata al microscopio elettronico sei anni più tardi dal chimico israeliano Dan Shechtman, scoperta per la quale è stato premiato nel 2011 con il Nobel per la chimica. E identificata per la prima volta in natura, solo nel 2009, in rocce precedentemente raccolte, appunto, in Kamčatka.

È su un campione di queste rocce, conservato presso il Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze con numero di catalogo 46407/G, che si basa lo studio appena uscito su PNAS. Al suo interno è stata osservata la presenza di icosaedrite: un quasicristallo naturale composto di alluminio, rame e ferro – formula chimica Al63Cu24Fe13 –  la cui natura di minerale è stata ufficialmente riconosciuta solo nel 2010.

Analizzando il campione con le tecniche SIMS (spettrometria di massa di ioni secondari) e NanoSIMS, e in particolare misurando – nei frammenti di piroxene e olivina in esso presenti – l’abbondanza relativa di alcuni isotopi dell’ossigeno, gli scienziati si sono imbattuti nella firma caratteristica delle condriti carbonacee, fra le più rare e antiche di tutte le meteoriti. Da qui l’ipotesi di un’origine extraterrestre dei quasicristalli naturali, nonché della loro antichità, stimata attorno ai 4.5 miliardi di anni. Gli eventi che hanno portato all’incredibile assemblaggio di sostenze riscontrato nel frammento roccioso rimane un mistero, dicono gli autori della ricerca, ma i risultati dell’analisi suggeriscono che i quasicristalli, fino a pochi anni fa ritenuti un materiale esclusivamente artificiale, non solo possono formarsi in natura, ma riescono anche a rimanere stabili per scale temporali cosmiche.


blog comments powered by Disqus

Secondo te prima della nostra c'è stata un altra civiltà?

Wikipedia Affiliate Button
jeux gratuit