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Venerdì, Agosto 07, 2020
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L'anomalo lampo Gamma rilevato un anno fa, la partenza del rover Curiosity per Marte ed il problema del rientro della sonda Phobos Grunt

La stella e l’asteroide


Era il giorno di Natale dello scorso anno quando è apparso un lampo gamma decisamente anomalo. Gli astronomi, con gli italiani in prima linea, hanno subito capito che doveva trattarsi della conseguenza di un evento particolare, forse la caduta di un asteroide su una stella. I lampi gamma sono improvvise esplosioni di energia che appaiono nell’Universo lontano. Possono essere visti solo attraverso strumenti in grado di percepire la radiazione gamma, come nel caso del satellite Swift che lo scorso Natale ha individuato il lampo anomalo: era durato mezz’ora, quando al massimo non vanno oltre i pochi minuti, e l’emissione di energia presentava curiosi alti e bassi. Per gli astronomi italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, il lampo potrebbe aver avuto origine dalla caduta di un asteroide su una stella di neutroni. Stelle di questo tipo hanno masse paragonabili a quella del Sole, concentrate in una sfera di appena dieci chilometri. Nell’avvicinarsi alla stella l’asteroide si sarebbe frantumato in tanti pezzi. L’impatto di ogni frammento avrebbe causato una successione di lampi che visti da Swift sono apparsi come un unico, anomalo flash di energia. La spiegazione deve però vedersela con quella proposta da altri ricercatori che ritengono il lampo conseguenza dell’esplosione di una supernova peculiare. Uno scenario altrettanto probabile ma non altrettanto suggestivo.

Missioni che vanno…


Il lancio di Mars Science Laboratory è andato bene, talmente bene che per il momento non sarà necessario effettuare la manovra iniziale di correzione della traiettoria: se ne parlerà fra un mese o più. Lanciata sabato 26 novembre, raggiungerà Marte dopo 254 giorni di viaggio: a quel punto inizierà l’avventura vera e propria, quella del rover Curiosity che esplorerà la superficie marziana per stabilire se, in passato, ci fossero state le condizioni per la presenza di forme elementari di vita.

…missioni che restano…
Al successo della NASA si contrappone l’amaro fallimento di Phobos Grunt,  missione russa che avrebbe dovuto, a sua volta, essere in viaggio verso Marte. Invece è in stallo, in orbita intorno alla Terra. Nel tentativo di ristabilire i contatti è scesa in campo anche l’Agenzia Spaziale Europea: grazie a una potente antenna australiana, il 23 novembre è riuscita a ricevere qualche segnale che però non è stato d’aiuto. Un’altra antenna verrà sintonizzata sul satellite, ma il tempo stringe: entro gennaio, Phobos Grunt con le sue 7 tonnellate di propellente tossico, dovrebbe rientrare in atmosfera e lo farà in modo incontrollato se le comunicazioni non verranno ristabilite. L’attrito con l’atmosfera, con tutta probabilità, lo ridurrà in frantumi e il propellente brucerà: ma la possibilità di dirigerlo dalla parte opposta, verso lo spazio è senz’altro preferibile.

…e missioni che finiscono
Il problema del rientro di satelliti danneggiati o dismessi, potrebbe trovare soluzione, in futuro grazie all’utilizzo delle vele solari. In questi giorni, dopo 8 mesi di permanenza in orbita intorno alla Terra, si è conclusa con successo la missione di NanoSail-D. Questo satellite della NASA di appena 4 Kg, una volta nello spazio, aveva aperto con successo 10 metri quadrati di vele solari, di materiale sottilissimo e altamente riflettente. Sfruttando la spinta della radiazione solare un po’ come le barche a vela sfruttano il vento, ha dimostrato che grazie alle vele è possibile deorbitare un satellite garantendone il rientro controllato.



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