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Venerdì, Novembre 17, 2017
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Aumentare gli astronauti sulla ISS, novità sul pianeta Kepler 19-b ed i brillamenti solari più intensi

Ora che gli shuttle sono andati in pensione che ne sarà degli astronauti della NASA? Aumenteranno. La risposta può sembrare contraddittoria e alla NASA non tutti sono d'accordo. Eppure secondo un report presentato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche è un passo da fare se si vuole portare avanti il programma spaziale americano.

Nel 2000 il numero di astronauti afferenti alla NASA aveva raggiunto quota 200, il massimo storico. Ora è sceso a 60. Un numero che va aumentato secondo quanto scritto nel report. Anzitutto per la Stazione Spaziale: la lunga permanenza in orbita provoca un indebolimento delle ossa e temporanei problemi alla vista. E' quindi necessario garantire con più frequenza il cambio di equipaggio.
Guardando più avanti, c'è poi il progetto di far sbarcare i primi uomini su un asteroide e successivamente su Marte. Inoltre non si esclude di avere un giorno a disposizione un' intera flotta di navette spaziali, ognuna delle quali avrà bisogno del suo equipaggio. Ufficialmente la NASA fa sapere di essere disponibile a far crescere il numero di astronauti. Ma in via neanche tanto informale qualcuno sottolinea come nessuna di queste future missioni sia certa perché dipenderà dai finanziamenti e dalla situazione sociale ed economica. Aumentare o non aumentare? Questo è il problema.

IL PIANETA RITARDATARIO
Non essere puntuale per colpa di qualcuno che c’è, ma non si vede. È quanto succede a Kepler 19-b un pianeta in orbita intorno a una stella simile al Sole, a oltre 650 anni luce da noi. Era stato individuato dal telescopio spaziale Kepler perché gira intorno alla propria stella passandole periodicamente davanti, lungo la nostra linea di vista, provocando quindi delle diminuzioni della luminosità che misuriamo. Queste periodici abbassamenti, tuttavia, non si ripetono con la puntualità che ci si aspetterebbe, significa che talvolta il pianeta è in ritardo e talvolta è in anticipo. È evidente che subisce un’azione di tira e molla gravitazionale, da parte di qualcuno nelle vicinanze e questo qualcuno non può che essere un altro pianeta. Il Kepler Telescope non riesce a rilevarlo: probabilmente la sua orbita è inclinata e dalla nostra posizione di osservatori non lo vediamo oscurare la propria stella. È il primo caso di un pianeta extrasolare che viene scoperto in questo modo.


RIVELAZIONI SUI BRILLAMENTI
Sembra proprio che i brillamenti solari siano più brillanti, in tutti i sensi, di quando credevamo. Sono improvvise e violente emissioni di radiazione e particelle, delle vere e proprie eruzioni di energia del Sole, gli eventi più energetici del Sistema solare. Grazie ai dati ottenuti di recente dal Solar Dynamics Observatory, della NASA, li conosciamo meglio e abbiamo scoperto che sono più intensi di quanto misurato in precedenza e che possono impiegare anche delle ore per esaurirsi. Questi nuovi aspetti sono estremamente importanti per dipingere un quadro più dettagliato di un fenomeno che ci riguarda da vicino. I brillamenti solari investono anche la nostra atmosfera: quando sono particolarmente energetici possono causare seri problemi alla nostra strumentazione in orbita. Conoscerli è fondamentale per stabilire delle strategie che permettano di limitare danni assolutamente indesiderati.



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