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Venerdì, Ottobre 18, 2019
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L'origine della polvere stellare, la potente tempesta di Saturno e il nuovo radiotelescopio SKA

Polvere nelle galassie. Sappiamo che è presente in grandi quantità ma da dove ha origine? La risposta ci viene dal telescopio spaziale Herschel che ha studiato una supernova distante 160.000 anni luce. E ha scoperto che nella nube di gas prodotta dall'esplosione di quella stella, si è formata una quantità di polvere pari a circa 200.000 volet la massa del nostro pianeta.



Sono quindi le esplosioni delle grandi stelle a riempire di polvere le galassie. Il commento di Sergio Molinari dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, il cui gruppo ha partecipato alla realizzazione degli strumenti a bordo del telescopio Herschel.
"Il risultato è particolarmente importante per noi che ci occupiamo di astronomia galattica perché ci spinge a riesaminare i resti di supernovae conosciuti. In questo modo possiamo migliorare le stime sulla quantità di polvere prodotta da un singolo evento esplosivo. Sapendo quante supernove esplodono in media, possiamo risalire alla quantità totale di polvere presente, un fattore determinante per valutare il tasso di formazione di nuove stelle in una galassia e quindi anche la sua futura evoluzione”.

TUONI CHE ROMBANO SU SATURNO
A cavallo fra 2010 e 2011, l’emisfero nord di Saturno è stato teatro di una violenta perturbazione e la sonda Cassini non si è lasciata sfuggire l’occasione per tenerla d’occhio. Non è la prima volta, era già stata spettatrice di fenomeni simili, ma l’analisi (ultimata recentemente) dei dati ottenuti in questa ultima occasione, rivela uno scenario estremamente più violento. Visibile anche dallo spazio come una lunga pennellata chiara che dà un tocco nuovo all’aspetto del pianeta, la tempesta ha coperto una superficie di 4 miliardi di chilometri quadrati, pari a circa otto volte la superficie della Terra. Nei momenti più intensi la sonda è arrivata a registrare più di 10 lampi al secondo: una frequenza dieci volte maggiore a quella delle tempeste osservate dal 2004 a oggi. Grazie ai dati ottenuti il 15 marzo scorso, quando l’intensità del fenomeno era sensibilmente diminuita, gli scienziati hanno realizzato un file audio con il rumore delle scariche elettrostatiche.


6 ANTENNE COME UNA SOLA
Potrebbe sentire i segnali di un radar da aeroporto anche da una distanza di 50 anni luce. È quanto promette di fare SKA, il più grande radiotelescopio al mondo, la cui costruzione dovrebbe iniziare nel 2016. SKA, ovvero Square Kilometre Array, sarà l’insieme di migliaia di radioantenne, distribuite secondo una spirale di 3000 Km di raggio, tanti strumenti che si muoveranno in sincronia come uno solo. Nel frattempo, si fanno test, come quello del 29 giugno scorso tra Australia e Nuova Zelanda, che ha coinvolto 6 radiotelescopi. Il ruolo cruciale per il funzionamento di una orchestra di strumenti a grandi distanze fra loro, sarà svolto dalle fibre ottiche che dovranno garantire lo scambio, in tempo reale, di grandi quantità di dati. Da questo punto di vista il test del mese scorso è riuscito benissimo: le 6 antenne, che raggiungono una distanza massima fra loro di 5500 Km, sono state coordinati benissimo, via internet, dal centro di controllo di Sidney. È stato un successo anche dal punto di vista scientifico: si è riusciti a osservare con eccellente dettaglio il nucleo di una galassia che si ritiene ospiti due buchi neri. Dall’analisi degli ottimi dati ottenuti ci si attendono risultati molto interessanti.





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