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Sabato, Dicembre 16, 2017
News Astronomia Il batterio che vive nell'arsenico, le stelle comete di Dicembre e i problemi della sonda Akatsuki

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È un lungo masso orizzontale ricoperto di misteriosi simboli e notevoli formazioni geometriche. Gli indigeni Tupi che vivevano in questa zona la chiamavano “Itacoatiara”, che nella loro lingua ...

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    Publish In: Oopart Archeomisteri

Il batterio che vive nell'arsenico, le stelle comete di Dicembre e i problemi della sonda Akatsuki

Arsenico per noi significa veleno. Ma in un lago della California ci sarebbe un batterio che nell’arsenico non solo ci vive, ma forse lo assimila per sostenere la sua crescita. Una scoperta sorprendente, di quelle che fanno riscrivere i libri di biologia e aprono nuovi scenari per chi cerca la vita anche al di fuori del nostro pianeta. Sino ad ora si pensava che simili batteri utilizzassero il fosforo per alimentarsi e crescere.

Molti scienziati, compresi gli astrobiologi della NASA, cercavano però da tempo di dimostrare che alcuni batteri possono proliferare in ambienti diversi e in apparenza letali. Per questo avevano concentrato le ricerche sul lago Mono, in California, famoso per la sua elevata concentrazione di arsenico. Proprio qui avrebbero alla fine trovato i batteri: una volta portati in laboratorio, questi batteri avrebbero dimostrato di metabolizzare l’arsenico per favorire la loro crescita.

Si tratterebbe della prova che la vita può formarsi in condizioni diverse da quelle finora elencate nei libri. Se non fosse che per altri scienziati l’annuncio è stato dato con troppa fretta. Le analisi non sono definitive e c’è la possibilità che i batteri si siano limitati a incorporare l’arsenico solo in piccole quantità, riuscendo così a sopravvivere. E c’è chi va oltre, accusando la NASA di cercare con troppa frequenza l’annuncio a sensazione, rischiando di perdere in credibilità. Così quella che sembrava essere la scoperta in grado di rivoluzionare la biologia, rischia di diventare un caso di cattiva comunicazione scientifica.


METEORE DA SPIEGARE
Chi associa le cosiddette “stelle cadenti” alle calde sere estive, deve ricredersi: nelle notti del 13 e 14 dicembre arriva lo sciame meteorico delle Geminidi. Mentre appassionati e curiosi punteranno lo sguardo verso la costellazione dei Gemelli per osservare il fenomeno, gli astronomi si interrogheranno nuovamente sulle sue origini. In genere le piogge di meteore si verificano quando la Terra, nel percorrere la propria orbita, attraversa regioni dello spazio che ospitano i piccoli frammenti che una particolare cometa ha rilasciato. Questi, attirati dal nostro pianeta, precipitano e si disintegrano in atmosfera provocando le strisce di luce. Nel caso delle Geminidi le cose stanno un po' diversamente: non si tratta di frammenti di cometa perché a spargerli nello spazio sarebbe stato un asteroide. Il problema è che le Geminidi sono davvero troppe rispetto alla quantità di polveri e piccoli pezzi di roccia che l'asteroide può perdersi nello spazio. Le spiegazioni proposte finora non si sono dimostrate soddisfacenti. Lo scorso anno, al suo massimo avvicinamento al Sole, l'asteroide ha mostrato un vistoso aumento di luminosità: questo perché delle spaccature formatesi nella sua superficie avrebbero sparso nuova polvere tutto intorno. Anche questo ulteriore rilascio, tuttavia, non spiega l'abbondanza delle Geminidi che continuano ad essere troppe. Meglio così per chi sfiderà il freddo per cercarle in cielo!


AKATSUKI, RIPROVA FRA 7 ANNI
Ormai sembrava fatta e invece la sonda giapponese Akatsuki ha momentaneamente fallito. Era arrivata senza intoppi in prossimità del suo obiettivo, Venere, e aveva iniziato le procedure per farsi catturare dal pianeta e porsi in orbita intorno ad esso, così da poterlo studiare. Ma qualcosa è andato storto con i motori: alla fine, quelli che avrebbero dovuto provvedere a far da freno, non sono rimasti accesi a sufficienza e così Akatsuki ha detto arrivederci a Venere prima ancoradi fare la sua conoscenza! Non c’è carburante a sufficienza per tentare delle manovre correttive e adesso la sonda sta vagando nello spazio, percorrendo una lunga orbita solare che la riporterà nei pressi di Venere, ma ci vorranno circa 7 anni. Nel frattempo ci si augura che la strumentazione di bordo possa affrontare al meglio questo viaggio interplanetario del tutto fuori programma: nei prossimi anni ci si aspetta un’intensa attività solare e Akatsuki potrebbe essere investita da consistenti emissioni di particelle cariche altamente energetiche. Non resta che augurarle buon viaggio.



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