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Mercoledì, Settembre 26, 2018
News Astronomia L'acqua del nostro pianeta, una serra nello spazio e il concorso dell'ESO

Il rapporto dei piloti neozelandesi sugli ufo giganti

Roma, 23 dic. (Apcom) - Un alieno gigante con una scarpa numero 440: è solo una delle creature avvistate negli ultimi 60 anni in Nuova Zelanda, secondo alcuni documenti riservati resi pubblici da...

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I raggi cosmici da sorgenti galattiche, la galassia nana più distante mai analizzata e la nube a 8 mila anni luce da noi scoperta da Hubble

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Dopo anni di ricerche, Anthony Mark, investigatore del paranormale trentenne, è riuscito nel suo intento: catturare l’immagine di un fantasma in un video. L’incontro con lo ‘spirito errante’ ...

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    Publish In: Uomini e Misteri

L'acqua del nostro pianeta, una serra nello spazio e il concorso dell'ESO

Da dove viene l’acqua del nostro pianeta? In gran parte dalla nube di polvere dalla quale si sarebbe formata la Terra. Lo affermano i ricercatori dell’Università di Londra, dopo aver elaborato al computer dei nuovi modelli di formazione planetaria. Eppure sembrava certo che a portare l’acqua fossero state le comete. Questi corpi ricchi di ghiaccio, avrebbero colpito il pianeta in gran numero circa 3-4 miliardi di anni fa: il loro ghiaccio, sciogliendosi, avrebbe poi formato gli oceani.


Tanta certezza si scontrava però con un dubbio: oltre all’ acqua, perché non troviamo altrettanta abbondanza di tutti gli altri elementi presenti nelle comete? Ora, i nuovi modelli elaborati a Londra danno una possibile risposta: le comete che ci hanno colpito erano meno di quello che pensavamo. La gran parte dell’acqua c’era già, loro si sono solo limitate ad aggiungerne poco altra.

I modelli dicono infatti che le molecole d’acqua presenti sulla Terra appena formata non sono volate via, a causa delle elevate temperature presenti all’epoca. Sono invece rimaste ben legate ai grani di polvere: e quando con il tempo il pianeta si è raffreddato, hanno potuto formare acqua liquida. Ricordiamo che questo scenario è per ora solo teorico. Inoltre non esclude che comete e anche asteroidi abbiano contribuito a portare il prezioso liquido qui da noi: semplicemente ne ridimensiona il contributo.

UNA SERRA NELLO SPAZIO
E’ una serra in miniatura, una serra da viaggio per un viaggio speciale, quello che attende l’astronauta italiano Paolo Nespoli. La meta è la Stazione Spaziale Internazionale, dove Nespoli rimarrà per un lungo periodo: da dicembre 2010 fino a marzo 2011. Fra i compiti e gli esperimenti che lo aspettano ci sarà anche la missione MagISStra che prevede la coltivazione di alcune piante di arabide comune, sfruttando una piccola serra progettata appositamente. In futuro, quando si viaggerà verso Marte o addirittura oltre, sarà fondamentale poter coltivare piante direttamente a bordo delle astronavi. Non solo, si valuta anche la possibilità di creare serre sulla Luna o sul pianeta rosso. Per questo è importante studiare la crescita e la fioritura delle piante in condizioni di microgravità e fare i confronti con quanto succede in condizioni normali, a terra. A terra, infatti, ci saranno altre serre, identiche a quella che andrà nello spazio, e molti occhi attenti ad osservare come crescono le piantine. In questa missione Paolo Nespoli avrà molti aiutanti: tutti gli studenti fra i 12 e i 14 anni che, con la propria classe, vorranno adottare una mini serra e partecipare all’esperimento con le proprie osservazioni, resoconti commenti. Tutte le informazioni per iscriversi e partecipare si trovano sul sito dell’ESA.


“HIDDEN TREASURES”: UN CONCORSO TARGATO ESO Con il concorso “Hidden Treasures –Tesori Nascosti”, lo European Southern Observatory, ESO, offre a chiunque la possibilità di rovistare dentro a uno scrigno, anzi, un archivio, e mettere mano a immagini ottenute in anni di osservazioni Non si tratta delle spettacolari foto astronomiche che siamo abituati ad ammirare in rete, in tv o nelle riviste specializzate, perlomeno non ancora. L’archivio dell’ESO contiene immagini per così dire “grezze”, così come sono state prodotte dagli strumenti. Lavorarci richiede tempo, pazienza e la capacità di interpretare i dati contenuti in ciascuna di esse. Tutto questo è sempre stato fatto dal personale dell’ESO, adesso però “Hidden Treasure” offre a chi lo desideri l’opportunità di lavorare sui singoli file d’archivio, combinarli e processarli usando software specifico. Partecipare è semplice: si accede all’archivio dell’ESO, ci si registra e ci si procura la propria cartella di file. A questo punto le immagini vanno combinate e opportunamente elaborate, secondo le regole ufficiali disponibili nel sito del concorso. Una volta conclusa l’opera, la si invierà nuovamente all’ESO che la valuterà. Il primo premio è molto allettante, consiste in un viaggio all-inclusive presso una delle strutture dell’ESO: il Very Large Telescope, che si trova in Cile. Per partecipare c’è tempo fino al 30 Novembre. Tutte le informazioni su www.eso.org.



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