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Mercoledì, Luglio 18, 2018
News Astronomia La cometa senza testa, i colori pallidi degli asteroidi e tecnologia spaziale per case automobilistiche

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Attratto da quanto prospettato da Petrie, un altro tecnologo esperto nel settore, Cristopher Dunn, ha seguito le indagini e ha redatto, nel 1983, un articolo titolato "Macchinari avanzati nell'An...

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Il mantello dell'invisibilità spaziale, quando la fantascienza diventa realtà

Uno sviluppo interessante nel campo dell'ottica è la proposta, e la successiva messa a punto, di un mantello dell'invisibilità spaziale, ossia di una struttura che può rendere invisibile qualsiasi o...

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L'anello più esterno di Saturno, scoperto solo nel 2009, ha dimensioni ben maggiori di quanto ipotizzato, e si estende molto al di là dell'orbita di Phoebe, il satellite da cui provengono le partice...

Sconcertante fuori onda del primo ministro russo Dmitri Medvedev: "gli alieni sono tra noi"

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Gli ultimi avvistamenti Ufo analizzati dal programma inglese "this morning"

Eliminato dalla ripetizione normale iPlayer. Questo video contiene diversi filmati UFO e la testimone Bridgette Barclay ed un acceso dibattito tra Gary Heseltine e d il Professor Chris French di Cop...

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La cometa senza testa, i colori pallidi degli asteroidi e tecnologia spaziale per case automobilistiche

Che ci fa una cometa senza testa in mezzo a tanti asteroidi? Se lo sono chiesto per qualche giorno astronomi e appassionati quando, proprio dentro la fascia degli asteroidi tra Marte e Giove, hanno individuato una lunga scia di polveri. Subito si è pensato alla coda di una cometa, e subito sono apparse alcune stranezze, come l’ apparente mancanza della chioma: la cometa era tutta coda e niente testa.

Ci sono volute le osservazioni successive per scoprire che, vicino alla coda di polveri, c’è un piccolo corpo roccioso di 200 metri. E per capire che l’ipotesi della cometa era sbagliata. Piuttosto sembra che da quelle parti sia avvenuto lo scontro tra due asteroidi. Il corpo roccioso ne sarebbe un frammento mentre la polvere prodotta dall’urto, sospinta dal vento solare, avrebbe formato la lunga striscia scambiata per la coda di una cometa.

Se le cose stanno così, avremmo di fronte un impatto tra asteroidi avvenuto ai nostri giorni. Un’occasione per studiare oggi quanto avveniva di frequente in quella zona milioni di anni fa, quando il sistema solare era più caotico. E per avere la conferma che certi asteroidi, colpiti con forza, possono sbriciolarsi con estrema facilità.

FACCIAMO IMPALLIDIRE GLI ASTEROIDI
Abbiamo già sentito parlare degli sconvolgimenti che potrebbe causare l’impatto di un grosso asteroide sul nostro pianeta. Ma se provassimo a cambiare punto di vista, cosa potremmo dire della “salute” del nostro visitatore? Secondo recenti osservazioni, un incontro ravvicinato con la Terra può alterare la struttura stessa di alcuni di questi corpi rocciosi. Questa conferma risolverebbe un vecchio dubbio di natura estetica: i ricercatori non si spiegavano perché alcuni asteroidi che si trovano nelle zone più interne del sistema solare sembrino più pallidi rispetto ad altri, la loro superficie esterna somiglia di più a quello che dovrebbe essere l’interno di certi meteoriti. Sarebbe l’attrazione gravitazionale terrestre a deformare certi asteroidi, causando spaccature e smottamenti che portano in superficie rocce interne. Secondo i calcoli, tutti gli asteroidi che si spingono a meno di 100'000 km dalla Terra, devono pagare questo genere di conseguenze. Per avere la certezza che questa spiegazione regga, non ci resta che aspettare Apophis, l’asteroide che secondo le previsioni arriverà ad appena 40'000 km da noi, nel 2029 : riusciremo a farlo impallidire?

DALLO SPAZIO ALLE AUTOMOBILI
Dalla Stazione Spaziale alla catena di montaggio dell’industria automobilistica: ecco uno dei tanti modi in cui la tecnologia sviluppata per lo spazio diventa protagonista in ambiti decisamente “terreni”. Questa volta sono state riadattate le tecnologie sviluppate per ATV, un portacarichi in grado di raggiungere la stazione spaziale ed effettuare l’attracco in modo completamente automatico, senza bisogno di equipaggio umano. Ciò è stato possibile grazie a un sofisticato sistema di autotracciamento della traiettoria e di riconoscimento automatico dell’area di attracco. Lo stesso sistema, opportunamente modificato, è approdato all’interno di una fabbrica Volkswagen, in Portogallo. Viene utilizzato per montare i cruscotti delle auto quando si trovano sul nastro trasportatore.



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