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Sabato, Gennaio 20, 2018
News Astronomia Simulazione di Galassie, il gemello dela Terra e i fulmini spettacolari di Saturno

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Grandi Maestri hanno portato agli uomini la luce della conoscenza fondando un nuovo popolo e costruendo tre grandi città di pietra: Akanis e Akakor Akahim. I nomi indicano l'ordine della...

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L'enigma di Tunguska

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Nuove sorprese dalla nebulosa del Granchio, l'acqua delle comete e l'ozono di Venere

La Nebulosa del Granchio non smette di sorprendere. Un gruppo di ricerca ha infatti annunciato di aver misurato un'emissione di radiazione gamma proveniente dal centro della nebulosa che supera il ...

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Simulazione di Galassie, il gemello dela Terra e i fulmini spettacolari di Saturno

Studiare gli ammassi di galassie è una sfida contro i limiti. Un singolo ammasso può contenere anche migliaia di galassie ed estendersi per milioni di anni luce. Con simili grandezze in gioco, la quantità di dati raccolti è enorme, come enorme deve essere la capacità di calcolo necessaria alla loro elaborazione. Nonostante le difficoltà, un gruppo di ricercatori è riuscito a realizzare attraverso i computer una simulazione numerica che descrive al dettaglio cosa accade nelle regioni centrali e in quelle periferiche di un ammasso.

Per far girare il codice numerico sono state utilizzate le macchine del CINECA di Bologna, uno tra i maggiori centri italiani di supercalcolo. Ce ne parla Franco Vazza dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ricercatore del gruppo che ha realizzato la simulazione:

“Per questa prima ricerca abbiamo utilizzato 256 processori, in singoli computer, che hanno lavorato in parallelo, quindi in simultanea. Complessivamente il tempo di calcolo che tutti questi processori hanno speso si è aggirato intorno alle 20mila ore. Il dato finale è stato ottenuto nel giro di qualche settimana: un tempo ridotto, possibile perché ogni processore lavora in simultanea agli altri. Se i processori avessero dovuto lavorare in serie, 20mila ore di calcolo sarebbero state un tempo troppo lungo da aspettare.”

La simulazione permette di migliorare in modo significativo i modelli teorici sugli ammassi di galassie. Per sapere però il grado esatto di corrispondenza tra questi modelli e la realtà sarà necessario attendere la conferma da parte delle osservazioni.

“Il vero risultato si avrà quando ci saranno gli strumenti in grado di osservare le periferie degli ammassi, quindi bisogna attendere le prossime generazioni di strumenti radio e X. Si parla di qualche anno prima di vedere all’opera gli strumenti radio e forse una decina di anni per quelli X. Solo allora ci sarà qualche vera scoperta, noi per ora possiamo soltanto ipotizzare ed elaborare delle teorie. Diversamente non si può fare: in astronomia fintanto che non si realizza l’osservazione abbiamo solo teorie più o meno affidabili.”

GEMELLO DELLA TERRA?
L’entusiasmo per la scoperta, nei giorni scorsi, di un pianeta extrasolare di tipo roccioso è stato tale che qualcuno è arrivato a definirlo il “gemello” della Terra. Certamente Corot exo 7b, questo il suo nome, in orbita attorno alla propria stella a centinaia di anni luce da noi, ha proprio le caratteristiche che i cacciatori di pianeti cercano. E’ roccioso ed è il più piccolo fra i pianeti extrasolari individuati finora: il suo diametro è meno del doppio di quello terrestre. I pianeti con queste caratteristiche sono i più difficili da individuare perché i segnali della loro presenza sono quasi impercettibili. Al tempo stesso però sono i più interessanti visto che è fra di essi che si cercano quelli con tutte le carte in regola per ospitare forme di vita. Nel caso di Corot exo 7b, le analogie con la Terra si fermano alle dimensioni e alla composizione: è così vicino alla propria stella che sulla sua superficie si superano i 1000°C e per questo è un mondo decisamente inospitale. Non lo si può quindi definire un nostro gemello, ma rappresenta comunque una scoperta record che arriva a confermare gli enormi progressi scientifici e tecnologici che la ricerca dei pianeti extrasolari sta facendo in questi anni.

I FULMINI DI SATURNO
Lampi e saette a non finire in una regione dell’atmosfera di Saturno, dove da ben 8 mesi è in corso una tempesta di scariche elettriche. Con fulmini 10'000 volte più potenti di quelli che vediamo nel corso dei nostri temporali, questo tipo di fenomeni non sono una novità per Saturno che già in passato ha dato più volte l’opportunità di osservarli. Viste dalla sonda Cassini, le tempeste elettriche hanno l’aspetto di nuvole luminose che risaltano sull’atmosfera gassosa del pianeta e sono così estese da poter essere osservate anche con un telescopio amatoriale. Questa tempesta, come quella che l’ha preceduta nel 2008, interessa una regione specifica e il perché di non è chiaro: per questo motivo il fenomeno viene osservato con particolare interesse ed è oggetto di studio.



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