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Martedì, Luglio 17, 2018
News Astronomia Soddisfazioni italiane e i buchi neri di taglia media

La nostra storia secondo Zecharia Sitchin

Tra le ipotesi sull' evoluzione dell'uomo, sia culturalmente che fisiologicamente, quelle di Zecharia Sitchin destano più domande che risposte facendo crollare tutte le credenze, sia scientifiche che ...

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Di possibili pianeti solitari che vagano nello spazio abbiamo sentito parlare. Ma pianeti intrappolati tra due stelle, che passano da una all’altra come una pallina da ping pong, questa è una novi...

Secondo la scienza i robot del futuro sentiranno anche il dolore come un essere umano

I ROBOT non sentono dolore, o perlomeno così abbiamo sempre pensato. Mentre se noi lo avvertiamo, una ragione c'è: il dolore fisico ci fa percepire ed evitare il pericolo. Semplicemente, ci imped...

Il video di due Ufo avvistati sulla Luna

Nel video seguente, realizzato da un amatoriale, viene mostrato un Ufo.....sulla Luna. Infatti si vedono due luci distinte che vanno da un luogo ad un altro sul nostro amato satellite. Che ci siano ...

La foto di un'antica probabile tomba su Marte

Le prove che su Marte una volta c'è stata vita del tipo complesso, e molto probabilmete umana, ci continua ad arrivare dalle foto di strane rovine che ci invia la sonda Curiosity. Infatti, in una de...

I futuri muscoli artificiali saranno costruiti con le fibre polimeriche

Protesi ed esoscheletri degni di Terminator o Robocop potrebbero presto essere realizzati a costi contenuti e con l'ulteriore vantaggio di non pesare troppo. A dimostrarlo è un gruppo di ingegneri d...

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    Publish In: News Astronomia
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    Publish In: Scienza e Futuro
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Soddisfazioni italiane e i buchi neri di taglia media

Sei ricercatori, in gran parte italiani, e un’idea vincente: realizzare un grande archivio su web, con dentro i risultati ottenuti dalle simulazioni teoriche sull’evoluzione delle stelle. Che l’archivio sarebbe stato utilizzato dai più importanti gruppi di ricerca era prevedibile, vista la facilità d’uso e l’importanza dei dati contenuti. Nessuno si aspettava però che l’articolo scritto per descrivere il lavoro in pochi mesi venisse consultato decine di volte.

Per l’agenzia Thomson Reuters, incaricata di contare il numero di accessi e citazioni delle pubblicazioni su riviste scientifiche, l’articolo si è guadagnato il titolo di “hot paper”, risultando il più consultato a livello mondiale nella categoria delle scienze spaziali. Quando è giunta la comunicazione del riconoscimento, i nostri ricercatori sono rimasti sorpresi: il titolo è molto difficile da ottenere perché viene dato ogni anno solo a sei articoli su un totale di migliaia di pubblicazioni.

Inoltre il lavoro svolto per costruire l’archivio ha richiesto poche risorse e doveva competere con migliaia di altri articoli nati da progetti miliardari. Un aspetto sottolineato dalla coordinatrice del gruppo, Paola Marigo del Dipartimento di Astronomia di Padova associata all’INAF- Istituto Nazionale di Astrofisica:

“La nostra soddisfazione aumenta se si pensa che la maggioranza degli hot papers passati si riferisce a imponenti progetti di ricerca, spesso relativi alla pubblicazione di dati da nuovi satelliti, come ad esempio il recente catalogo del satellite ultravioletto Galex. Questi sono tutti frutto di altissimi investimenti economici: al confronto il nostro è veramente un prodotto a costo zero!”

TAGLIA MEDIA
Sembra che la famiglia dei buchi neri sia più variegata del previsto. Finora eravamo a conoscenza di due soli tipi di buchi neri: quelli di piccole dimensioni, risultato finale dell’evoluzione di certe stelle, e quelli enormi che si trovano nel centro di alcune galassie. Fra questi due estremi, sembra però esserci anche una via di mezzo, una classe intermedia. La scoperta è opera di un gruppo di astrofisici il cui laboratorio ha sede a Tolosa, in Francia. I buchi neri non possono essere osservati direttamente, ma lasciano delle tracce evidenti che permettono di stabilire la loro presenza. Queste tracce, nel caso in esame, sono emissione di raggi X che di certo non proviene dal centro di una galassia, ma nemmeno da un buco nero standard. A produrre questa radiazione sembra essere proprio un buco nero di taglia media, un oggetto in cui fin’ora non ci si era mai imbattuti.

CERVELLO SOTTO CONTROLLO
E’ stato testato un nuovo strumento che permetterà di monitorare la salute cerebrale degli astronauti. Si tratta di un dispositivo che, una volta indossato, manda al cervello deboli impulsi di luce infrarossa. Il segnale inviato viene in parte riflesso e rispedito al mittente. In questo modo è possibile valutare come cambia il flusso sanguigno in rapporto all’attività cerebrale e monitorare così eventuali piccoli traumi ma anche l’insorgere di depressione o semplice affaticamento: tutti disagi che possono compromettere la buona riuscita delle missioni. Questo è stato solo il primo di una lunga serie di test che la NASA ha tutte le intenzioni di effettuare.



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