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Sabato, Maggio 27, 2017
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L'intervista a Budd Hopkins, il più famoso esperto americano nel campo delle Abduction

Budd Hopkins, il più famoso esperto americano nel campo delle Abduction, è morto il 21 Agosto 2011, dopo una lunga malattia contro la quale aveva lottato coraggiosamente. Altrettanto coraggiosamente ha combattuto l’establishment scientifico e politico statunitense che mai ha ammesso le prove, l’attendibilità delle testimonianze e la serietà degli studi condotti da lui e da altri importanti ricercatori. Lo intervistai per la prima volta a San Marino nel 1997 e il testo che qui presento nella sua stesura originale è per l’Italia in gran parte inedito. Mentre l’organizzazione OpenMinds TV di Tempe, Arizona, ne ha pubblicato la videoregistrazione sul proprio sito. budd_hopkins

Maurizio Baiata: Budd, ti ringrazio per questa intervista e vorrei entrare subito in argomento. Puoi descrivere cosa muove le persone a contattarti?

Budd Hopkins: Le persone non reagiscono immediatamente. Credo che in loro la semplice idea di dover ricostruire certe esperienze crei automaticamente una situazione di disagio. Per questo non si gettano a capofitto nel “programma” e il giorno stesso chiamano l’esperto in abductions.

Ci pensano su a lungo e alla fine, riluttanti, si rivolgono a me per un consulto. I contatti, le lettere e le telefonate che mi giungono non sono mai diminuiti, sin dalla pubblicazione del mio libro “Intruders” nel 1987. La corrispondenza negli anni è aumentata progressivamente e ancora oggi ricevo ogni giorno almeno due nuovi casi che devono essere investigati. Il punto non è però la quantità, ma la qualità. I casi vengono dall’Italia,

dal Sud America, dall’Europa, da tutti i territori degli Stati Uniti. Cerco di mantenermi in contatto con i ricercatori delle varie nazioni, come te, perché se ne occupino. Il numero dei casi però è enorme, stupefacente.

M.B.: : Come è iniziato il tuo coinvolgimento?

B.H.: Con Allen Hynek. Eravamo molto amici. Allen era stato sempre a disagio con le abductions, non gli piaceva riconoscere che avvenivano realmente. Era un uomo meraviglioso, gli volevo bene. E mi diceva “Dannazione, Budd, i risultati della tua inchiesta sono giusti, ma questo proprio non mi va giù! Non riesco neppure a immaginare una cosa del genere!”. Tutto sommato in cuor suo ci credeva, ma ha lottato contro l’idea dei rapimenti sino all’ultimo giorno della sua vita. Non poteva accettarlo, anche se ammetteva che i casi erano consistenti.

M.B.: Qual è la tua visione complessiva del fenomeno?

B.H.: Personalmente non vedo gli alieni come esseri benevoli o malevoli. Vedo i diversi tipi di occupanti degli UFO, come le alte creature di tipo insettoide, oppure i Grigi, o anche figure più umane, cooperare fra loro nella stessa astronave e alle stesse procedure di abduction. Credo che essi agiscano qui per loro scopi e in base a un loro programma. Hanno bisogno di cose che noi abbiamo, il nostro DNA, la nostra mappa genetica… sembrano affascinati, ad esempio, dal nostro amore per i bambini, mentre penso che i loro figli vengano prodotti artificialmente, in vitro, non esiste per loro la gestazione. Per anni non credo stabiliscano un contatto emozionale con i loro bambini, come fra madre e figlio terrestri. Credo che sia questo che li interessa: da una parte ci vedono ancora primitivi, dall’altra avvertono la nostra vitalità e la desiderano. Sono convinto che sono qui per loro stessi, non per noi, non fanno nulla per danneggiarci, e nulla per aiutarci.

M.B.: Quali sono gli elementi più inesplicabili riferiti alle situazioni nelle quali si vengono a trovare gli addotti?

B.H.: Mi pongo degli interrogativi. Il primo: se loro possono prendere un feto da una donna e quel feto è un ibrido, il frutto di un incrocio fra noi e loro, che cosa impedisce loro di asportare un feto completamente umano da una donna? Cioè un feto prodotto normalmente? Prendono quel feto, che crescerà e si ritroverà in un ambiente UFO, si svilupperà all’interno della loro cultura, comunque la vogliamo chiamare. Così, una persona portata all’interno di un UFO potrà vedere attorno a sé individui al cento per cento umani, che hanno vissuto tutta la loro vita con gli occupanti. Di questo ci sono le prove. Se gli alieni possono far crescere nel loro ambiente bambini ibridi, possono far crescere bambini totalmente umani, e quell’essere umano potrà avere un punto di vista completamente alieno.

M.B.: Secondo te tutto questo a cosa può portare?

B.H.: Le cose si complicano un po’. Nel mio ultimo libro, “Witness” ho esposto un certo numero di casi che ho definito di “Elezione Aliena”. Gli alieni rapiscono o prelevano una persona. Per un paio di ore, la persona si comporterà come se fosse aliena. Poi viene riportata e tornerà ad essere un perfetto essere umano. Faccio un esempio: una donna ricorda di essere stata portata una prima volta a bordo di un’astronave, sa di essere stata addotta. La seconda volta, viene rapita ed ha indosso un’uniforme azzurra, come quella degli alieni. Non sa come mai indossi quell’uniforme, priva di bottoni o di chiusure lampo. Le viene detto di uscire fuori dalla nave, che poggia sul terreno, dove c’è un’automobile ferma. Lei si avvia verso la vettura, al cui interno c’è un uomo afroamericano, spaventato a morte. La donna è scortata da due piccoli esseri alieni, due Grigi. La donna apre la porta dell’auto, afferra per un braccio l’uomo e lo tira fuori dall’abitacolo e insieme rientrano nell’astronave. Questo è tutto. Ha fatto quello che doveva. Viene riportata dove l’avevano presa. Per ora la sua esperienza è terminata. Ovviamente però quell’uomo era stato rassicurato dalla presenza di quella donna, un altro essere umano.

Questo è accaduto spesso. E può coinvolgere un poliziotto, un militare… ovviamente un civile gli obbedirebbe subito, vedendo la divisa. In un caso, in particolare, un uomo vede all’interno della nave un umano, del tutto normale, vestito con un’uniforme dell’esercito e sul braccio ha una fascia della Polizia Militare. L’addotto, che ha fatto il militare, si chiede “Cosa ci fa qui un poliziotto militare? Forse il governo sta cooperando con gli alieni? Perché quelle uniformi?” Sembra quasi uno spot dell’esercito che dice “Guardate che bello, noi lavoriamo con gli alieni!”. Ovviamente, l’uomo non se ne fa una ragione, e poi entra in scena un altro individuo, stavolta vestito da nazista, e il testimone è ancora più incredulo: “Cosa ci fa qui un nazista? Il punto è che le immagini vengono imposte nella sua mente, lui non capisce esattamente cosa sta vedendo… Insomma abbiamo molti problemi. Devo dire che non nutro l’idea, in mancanza di prove, che un governo, che sia italiano o americano, mandi suo personale militare negli UFO per rapire la gente. Non lo credo proprio. Le persone sono state scelte, vedono immagini mentali, ma in realtà sono cose che non esistono…

M.B.: Tutto questo viene ricostruito attraverso l’ipnosi. Si fanno continui passi avanti in questo campo, eppure sembra che il muro di gomma sulle abductions sia impermeabile a qualsiasi evidenza. Perché?

B.H.: Per quello che è stato deciso ai vertici del potere. Ciò che io contesto ai governi, soprattutto quello americano, è il cover-up, l’insabbiamento delle prove nei nostri confronti. Una cosa tremenda, orribile. Perché il governo dice ufficialmente, ad esempio a un bambino di sette anni addotto, spaventato e che forse è stato sottoposto a operazioni chirurgiche: “Non ti è successo niente! Stai dicendo una bugia, oppure sei mentalmente ritardato!”. È incredibilmente pericoloso. Come se la polizia dicesse a una donna che è stata violentata, che non è successo, che ha incontrato uno con cui ha voluto fare sesso. Ecco perché condanno i governi. Il cover up è estremamente pericoloso per la gente. Ma, in ogni caso, escludo che ci sia nostro personale militare a bordo di UFO. Non penso che questo avvenga. Ci sono molte altre possibilità.

M.B.: Sta di fatto che esseri sconosciuti hanno le capacità di interferire nella nostra vita. Secondo te le modalità di comunicazione telepatica durante i contatti rappresentano una costante?

B.H.: L’idea che possano leggere nella nostra mente è possibile. Prendiamo il caso di una donna di credo religioso profondamente cristiano. Gli alieni potrebbero farle credere di essere messaggeri di Dio, angeli, per così dire, e usano il suo credo religioso per entrare nella sua mente e controllarla più facilmente.

Uno dei casi più importanti vide protagonista Carl Hegden, che nel 1974 fu addotto in uno Stato occidentale degli USA, non ricordo esattamente il luogo. Hegden se ne andava tranquillo a caccia di alci, quando vide uno splendido esemplare, fece fuoco e il proiettile deviò la sua traiettoria e ricadde al suolo. Raccolse il proiettile, ridotto a un pezzo informe di acciaio e, senza capire cosa stesse accadendo, improvvisamente fu paralizzato, preso da un alieno e portato a bordo di un’astronave. A un certo punto si fece coraggio e chiese a quegli esseri la ragione della loro presenza lì e gli fu risposto “siamo qui per cacciare e pescare”. Si riprese dalla sorpresa e pensò che lo stessero ingannando, perché il cacciatore era lui e quindi cercavano di sottomettere la sua mente facilmente per renderlo più malleabile. I bambini, quando vengono addotti, credono di incontrare Mickey Mouse o personaggi simili del loro immaginario, l’idea è dunque quella di entrare in un’area non solo di vulnerabilità, ma di semplice e immediata accettazione mentale.

Credo che le persone possano essere addotte in qualunque momento si trovino. Ad esempio, una persona può essere presa subito dopo un incidente automobilistico, in quanto se è ferita, la sua carica vitale è inferiore al normale, ma puoi essere anche un campione di boxe ed essere addotto subito dopo aver vinto un incontro. Possono prenderti come e quando vogliono, ma lo scenario che essi creano deriva dall’immaginario mentale della persona stessa. Ecco, questo è tipico del loro modus operandi.

M.B.: Hai mai riscontrato casi nei quali il soggetto fosse un esperto di arti marziali, o praticasse meditazione e/o tecniche avanzate di accesso agli stati più profondi della nostra coscienza?

B.H.: In molti casi davvero interessanti, ci sono persone che hanno vissuto esperienze di abduction durante fasi di meditazione, come se, nel calarsi nella propria interiorità, estraniandosi dall’esterno, siano maggiormente vulnerabili al controllo alieno. Ho constatato spesso un processi simili, in cui una persona dichiara “ero a casa, stavo meditando, nella massima calma ed è apparso davanti a me il viso di un essere ed improvvisamente non mi è stato più possibile muovermi”. Anche di notte, nello stato onirico, le persone sono sufficientemente vulnerabili. In un’occasione, una donna sta dormendo e, nel sogno, vede un viso di alieno e una voce le annuncia “scusa, stiamo interrompendo il tuo sogno per dare inizio ad un’esperienza di abduction”.

È mia ferma intenzione fornire supporto a chiunque voglia resistere, per opporsi a una simile situazione. È essenziale che gli esseri che perpetrano i rapimenti spieghino al soggetto perché lo fanno e che prima gli chiedano il consenso di farlo. Questo, sulla base di due semplici e fondamentali diritti umani: innanzitutto, il diritto di capire cosa essi vogliano da noi, perché quasi ogni addotto con cui ho lavorato mi ha detto, “se solo mi avessero spiegato le loro ragioni, che hanno bisogno di cellule ovariche, di liquido seminale, di questo o quest’altro perché hanno dei problemi…”, l’addotto risponderebbe “va bene, fate pure, coopero con voi”, ma a condizione che si spieghino. In realtà, al di là dell’assenza di qualsiasi spiegazione e di accordo, l’esperienza è intrusiva, avviene in qualunque momento della tua vita, nel mezzo della notte sparisci per tre ore e la mattina magari hai un esame o un importante appuntamento di lavoro e ti ritrovi confuso, stordito, e chiedi “non mi prendete proprio ora, non sono pronto” e invece non hai via di uscita. Voglio aiutare chiunque cerchi di opporsi e dica “No, non mi potete prendere, senza spiegarvi e chiedere il mio assenso”.

M.B.: Peraltro, la cosiddetta “alien agenda” è ancora indecifrabile e diversi ricercatori e protagonisti di tali esperienze vedono i contatti in termini positivi, come John Mack.

B.H.: Per quanto riguarda il mio rapporto con John Mack e il suo approccio più positivo  alla questione, mi voglio riferire a tre casi da lui studiati. Si trattava di tre persone normalissime, fra cui un commerciante e un libero professionista, impegnate in varie attività, tutte sui trent’anni. E tutte molto spaventate e confuse, come accade a quanti si diano la pena di cercare di capire la natura delle loro esperienze… lo stesso accade alle persone che si rivolgono a me, hanno la loro vita, il loro lavoro e sono confuse e impaurite. Bene, John Mack mi ha detto che quelle tre persone, nel giro di pochi mesi, avevano lasciato il lavoro e, nel cercare di capire cosa stesse accadendo e le ragioni degli alieni – fra virgolette “aiutare il nostro ambiente” – erano state spinte a occuparsi di ecologia e del miglioramento dell’ambiente. Mack ne era molto contento. Io gli dissi, “John, in realtà mi sembra semplice: se gli alieni hanno preso quelle persone per 35 anni, rendendole confuse e spaventate, mentre tu hai lavorato con loro per tre mesi e dopo, nel sentirsi meglio hanno deciso di lasciare il lavoro e cambiare vita, a chi deve andare il merito? A te o agli alieni?” Senza il suo intervento i cambiamenti non si sarebbero verificati. È un intervento umano, non di qualcosa che viene da lassù… se non avessero incontrato John Mack avrebbero continuato a essere confusi e spaventati e a fare lo stesso lavoro. Penso che il coinvolgimento e l’interpretazione dell’inquirente abbiano un’enorme importanza rispetto al come la persona possa affrontare l’esperienza. La divergenza con John Mack è che io non vedo queste cose positive fluire dagli alieni verso di noi.

M.B.: Quindi, non ravvisi alcuna possibilità che queste esperienze rappresentino un’evoluzione per le persone che le vivono?

B.H.: Ritengo che ogni persona dotata delle proprie risorse spirituali, nel ricordare dettagliatamente l’accaduto, capisca di essere forte e di poter superare queste esperienze, possa iniziare a fugare le paure, la paura di addormentarsi la notte, che le costringe a tenere le luci accese, e improvvisamente intuiscono di non dover biasimare se stessi, che quella paura non è dovuta a qualche loro manchevolezza caratteriale, e il loro io si rafforza. Partecipando ai gruppi di terapia, l’addotto incontra altri addotti, si confronta con loro e quando si accorge che si tratta di persone brillanti ed emotivamente stabili, ci si riconosce, loro ce l’hanno fatta, anche io posso farcela e inizia una trasformazione interiore, che si attua con l’aiuto dell’inquirente e degli altri addotti.

Il fatto che il soggetto abbia avuto queste strane esperienze lì fuori, l’aver visto l’Universo in modi che nessuno di noi ha potuto vedere, accresce le risorse della persona, avvantaggiandola, perché si è passati attraverso una complessa esperienza di arricchimento. Nel capire il perché, nel capire le proprie paure e reazioni, in qualche maniera ne scaturisce una persona più forte e credo che sia il tuo io a determinare questo processo di trasformazione, non che gli alieni abbiano contribuito a instillarlo nel soggetto.

M.B.:  Possiamo parlare degli impianti e delle cicatrici?

B.H.: Certamente, l’argomento impianti è di vitale importanza. Il problema è che, quando si estrae un oggetto, la necessità primaria è stabilire scientificamente quale tipo di proprietà tale oggetto possieda. E che sia un qualcosa che non è stato prodotto sulla Terra. Personalmente non ho visto analisi tecniche sugli oggetti espiantati, ad esempio dal dottor Roger Lear. Il punto è proprio questo: senza risultati analitici non si può procedere. Tuttavia l’argomento resta di massima rilevanza. Un impianto potrebbe davvero essere di origine aliena, ma anche apparire come comune materiale terrestre, pertanto come prova scientifica verrebbe considerato irrilevante.

Nel caso di una ragazza italiana, ho riscontrato dal rapporto radiologico emesso da un ospedale che eravamo in presenza di un oggetto metallico inserito profondamente nel suo cervello e i raggi X lo evidenziavano chiaramente. Il punto è che i neurochirurghi, in presenza di un impianto cerebrale evidenziato dai raggi X, hanno escluso che lo avessero inserito loro, perciò non potevano neppure rimuoverlo. Il problema è che Roger Leir ha rimosso oggetti che si trovavano nelle dita di una mano o in un piede e gli scienziati possono dire, beh sei inciampato e un pezzo di metallo ti si è conficcato nel piede… ecco perché è necessario stabilire di cosa è costituito quel frammento. Però, almeno nel caso di un oggetto rilevato ai raggi X nel cranio di un soggetto, siamo certi che non ci sono fessure craniali che consentano un tale inserimento, né cicatrici esterne e mi sembra che questo costituisca una prova molto forte. È importante disporre di diverse radiografie, riprese da varie angolature, che mostrano lo stesso oggetto.

Maurizio Baiata, 15 Novembre 2011


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