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Lunedì, Agosto 19, 2019
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Le "piramidi" fotografate sul pianeta nano Ceres dalla sonda Alba e sulla cometa 67p dalla sonda Rosetta

NASA:  immagini registrate dalla sonda Alba, mostrano una possibile “Piramide” sul pianeta nano Cerere

L’immagine che vi mostriamo oggi, sta facendo il giro del web e riguarda una anomalia molto curiosa registrata sul pianeta nano Cerere (o Ceres). Di cosa si tratta?


Pyramid  Ceres686


Le ultime immagini della sonda ALBA, catturate a soli 44oo chilometri di distanza dal pianeta nano, rivelano la recente comparsa di altra anomalia che va ad aggiungersi alle due sorgenti luminose apparse lo scorso mese sulla superficie di Ceres, esattamente all’interno di un cratere.


Pyramid  Ceres685

Pyramid  Ceres683


In una foto recente, scattata sempre dalla sonda della NASA il 6 Giugno 2015, è visibile una possibile piramide sulla superficie del pianeta nano Cerere. Si stima che la piramide potrebbe avere una larghezza di 18 chilometri (11 miglia) e un’altezza di circa 6,2 km (3,9 miglia).

Pyramid  Ceres684

Pyramid  Ceres687


Questa immagine che vi mostriamo, è stata ripresa dalla sonda della NASA ALBA, da un’altitudine di 2700 miglia (4400 km). L’immagine, con una risoluzione di 1.400 piedi (410 metri) per pixel, è stata presa il 6 giug

LA PIRAMIDE SULLA COMETA 67P


È larga quarantacinque metri e si erge proprio come una piramide proiettando la sua lunga ombra sul suolo liscio e piatto in una zona che somiglia in modo impressionante al deserto egiziano, situata nel lobo più grande della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko .

Per questo motivo gli astronomi l’hanno ribattezzata Cheope, come la maggiore tra le piramidi di Giza. Si tratta di una maestosa roccia dalla natura ancora misteriosa che spicca per dimensioni e forma su tutti gli altri massi che ricoprono quella porzione della superficie della cometa.

La foto che la ritrae è stata ripresa dallo strumento Osiris (Optical, Spectrocopic and Infrared Remote Imaging System) a bordo della sonda spaziale Rosetta che è entrata in orbita con la 67/P il 6 agosto scorso e che la seguirà fino al 2015.

Man mano che il velivolo si avvicina al corpo celeste emergono dettagli sempre più nitidi: il macigno era stato già individuato nei mesi scorsi ma a grande distanza non sembrava particolarmente interessante. Ripreso invece a soli ventotto chilometri e con una risoluzione di cinquanta centimetri per pixel, Cheope ha rivelato “una superficie molto rugosa e irregolare” ha detto Holger Sierks del Max Planck Institute for Solar System Research in Germania.

“Inoltre sono particolarmente intriganti alcune piccole zone che hanno la stessa luminosità e aspetto del terreno sottostante” prosegue lo scienziato. “Sembra quasi che la polvere della superficie della cometa sia andata ad infilarsi tra le crepe della roccia, conferendole una strana morfologia; ma questa è solo un’ipotesi ancora tutta da verificare”.

Infatti non è ancora possibile stabilire le proprietà fisiche della roccia piramidale, come densità e durezza, e nemmeno di che materiale è composta. Per ora non si sa nemmeno come si sia originata. Forse dall’attività della cometa oppure dalla sua forza gravitazionale.

“Solo con ulteriori osservazioni di Osiris potremo capire come si formano e si dispongono le rocce sulla superficie della cometa e soprattutto cosa accade quando sono sottoposte all’emissioni di gas e polveri che cominciano ad evaporare quando il corpo celeste si avvicina al Sole”.

Una cosa è sicura: tutti i futuri oggetti individuati saranno chiamati con nomi ispirati all’antico Egitto, in sintonia con lo scopo della missione Rosetta. Come l’omonima stele, che ha consentito di decifrare i geroglifici, gli scienziati sperano infatti che lo studio della cometa (sulla quale a novembre atterrerà anche il modulo Philae) aiuti a risolvere i misteri sull’origine del sistema solare e sulla comparsa della vita

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